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L’ultima intervista al grande artista Georg Baselitz in occasione della sua mostra a Firenze

L’ultima intervista al grande artista Georg Baselitz in occasione della sua mostra a Firenze

170 opere, tra dipinti, opere su carta e sculture, un focus importante sulla grafica, tre piani di mostra e uno sforzo importante da parte dello staff: La mostra Avanti! , punto più alto della programmazione del Museo Novecento Firenze, è anche la testimonianza della vitalità che Georg Baselitz (Deutschbaselitz, Sassonia, 1938 – 2026) ha conservato fino alla fine.

La mostra al Museo Novecento Firenze

La antologica, che ha rappresentato un grande ritorno in Italia per il maestro, è stata infatti seguita con grande attenzione e presenza dall’artista stesso insieme a tutto il suo studio. Baselitz ha amato e frequentato la Toscana a più riprese dal 1965, anno della borsa di studio a Villa Romana e dal 1976 al 1981 con uno studio a Firenze e poi ad Arezzo, mantenendo con questo territorio di elezione un rapporto importante. Proprio per questo il ritorno a Firenze ha rappresentato la conclusione di un ciclo importante per la sua vita e la sua opera.

Curata da Sergio Risaliti, anche direttore del museo, con Daniel Blau, figlio di Baselitz e anch’egli artista, la mostra offre l’occasione per ripercorrere in maniera poderosa i temi e l’evoluzione della sua pratica nello svolgimento delle sale, snodandosi nel tempo fino ad incontrarsi all’ultimo piano con la personale dedicata all’italiano Ottone Rosai, artista che Baselitz conobbe nei suoi giorni fiorentini e con il quale condivideva il senso dell’espressione. Nell’opera del maestro tedesco, nato durante il Secondo conflitto mondiale e vissuto nelle macerie della Germania del dopoguerra e della DDR, con il preciso sentimento di innovare – ne sono testimonianza la carica eversiva delle sue prime opere, il capovolgimento delle figure, caposaldo della sua opera dal 1969, la trattazione destabilizzante della pittura – la grafica ha avuto un ruolo fondamentale.

La mostra su Villa Romana

Una mostra che l’istituzione fiorentina aveva attentamente preparato anche offrendo un “prequel” con l’omaggio ai 120 anni della residenza di Villa Romana – che non a caso esponeva tre Baselitz, due dipinti e un acquerello – con l’idea di museo come racconto che si dispiega nel suo percorso e nella relazione con il pubblico. Il prossimo 6 maggio si inaugurerà a Venezia una sua mostra alla Fondazione Giorgio Cini che insieme a quella di Firenze costituirà il suo testamento. Artribune ha pubblicato sul nuovo bimestrale, che troverete in Laguna, la sua ultima intervista, che proponiamo qui.

Installation View BASELITZ. AVANTI! (2026), Courtesy Museo Novecento and the artist. Ph Elisa Norcini
Installation View BASELITZ. AVANTI! (2026), Courtesy Museo Novecento and the artist. Ph Elisa Norcini

Intervista a Georg Baselitz

La mostra al Museo Novecento Firenze si intitola: Avanti! Come vede il futuro Georg Baselitz?
Non è necessario chiedere a un ottantottenne come vede il futuro. Il titolo Avanti! mi incoraggia, – ne ho un disperato bisogno-. Ripensando alla mia vita, Firenze ha avuto un ruolo significativo, di primo piano. Nel 1965 vi ho trascorso un anno con mia moglie grazie a una borsa di studio e quell’esperienza ci ha profondamente colpiti per la presenza visibile e tangibile del patrimonio culturale della città. Ma all’epoca, non sarei riuscito a immaginare di organizzare una mostra come artista contemporaneo a Firenze. Semplicemente non c’era alcuna possibilità.

Oggi che la storia del mondo si ripete, con guerre, tragedie, sente nuovamente il bisogno di rimettere tutto in discussione? Secondo lei quale deve essere il ruolo di un artista?
Penso che un artista dovrebbe tenersi completamente alla larga dai nuovi media, dalle macchine che dipingono immagini, dalla politica, dalla burocrazia e, idealmente, non dovrebbe guardare al futuro, ma al passato.

Ovvero?
Nel passato si trova tutto ciò che riguarda il futuro; persino le immagini che devono ancora essere dipinte possono essere ritrovate nel passato. La visione della vita di un artista è plasmata dall’indipendenza, dalla libertà, dalla soggettività e, soprattutto, dalla sua capacità di difendere le proprie posizioni.

Installation View BASELITZ. AVANTI! (2026), Courtesy Museo Novecento and the artist. Ph Elisa Norcini
Installation View BASELITZ. AVANTI! (2026), Courtesy Museo Novecento and the artist. Ph Elisa Norcini

Nella sua opera ha rifiutato ogni sorta di accademismo, a un certo punto ha sentito il bisogno di “uccidere il talento” riportare ciò che è primordiale, espressione, infantile, istintivo in pittura: questa libertà le è costata?
Non sono sicuro che oggi direi la stessa cosa. Mi sono presto reso conto che l’istruzione è un elemento fondamentale per preservare la libertà. Dipendenza, appartenenza, contemporaneità: questi sono criteri molto negativi, e il peggiore, oggi, è la pura e semplice mancanza di istruzione. Non basta essere entusiasti; in fin dei conti, contano solo i documenti che lasciamo dietro di noi.

Nel 1961 ha organizzato insieme a Eugen Schönebeck, una mostra in un edificio residenziale destinato alla demolizione a Berlino, accompagnata dal mitologico Pandämonisches Manifest (Manifesto della Pandemia). Quale idea di pittura rivendicavate?
Eravamo molto isolati e vivevamo in completa povertà, e la città non mostrava alcun interesse per quello che facevamo. La città è ancora, sotto questo aspetto un guscio vuoto. È bellissimo, ma dentro non c’è niente. E sentivamo anche il bisogno di fare gruppo per diventare più visibili. Anche quello è stato un errore, ma l’idea non era cattiva.

Oggi che lei è uno degli artisti più importanti del mondo, riconosciuto e amato dal pubblico e dalla critica, come pensa al Georg Baselitz ritenuto ribelle, controverso, in alcuni casi addirittura osceno di quegli anni?
Le accuse mosse contro di me riguardo alla fotografia e altre cose spiacevoli non sono più rilevanti. Sebbene anche oggi non mi dispiaccia dipingere cose un po’ irriverenti, sento l’urgente necessità di affermare la pittura – che è una spiegazione di ciò che ti definisce – stabilendola sia come immagine che come valore.

Il tema del tempo è altrettanto importante nella sua opera: con “Remix” negli anni 2000 ha ridipinto e rivisitato alcuni capolavori realizzati da lei in passato: da quale esigenza partiva questo ciclo?
Mi sentivo dimenticato. C’era troppo clamore dall’esterno verso novità più radicali, quindi ho pensato di dover riportare alla luce alcune mie vecchie opere. A volte ho riproposto questi lavori in modo quasi frivolo. Naturalmente, la reazione della critica è stata in larga parte negativa.

Installation View BASELITZ. AVANTI! (2026), Courtesy Museo Novecento and the artist. Ph Elisa Norcini
Installation View BASELITZ. AVANTI! (2026), Courtesy Museo Novecento and the artist. Ph Elisa Norcini

In passato le sue dichiarazioni sulle donne nell’arte hanno suscitato polemiche. Alla luce dell’attuale scena artistica contemporanea, ha cambiato visione o rimane convinto della sua posizione?

La mia prospettiva sull’arte contemporanea, sulle relazioni sociali, magari attraverso affermazioni come ‘se un presidente viene eletto in un altro paese, devi opporti’, è stata in realtà la ragione del conflitto che ho sempre avuto quando dicevo qualcosa — ma in ultima analisi, non c’è stata alcuna responsabilità da parte mia. Ho detto quello che ho detto.

Che rapporto ha con la tradizione e la storia dell’arte?
È difficile. La storia dell’arte si basa su fatti, la cui validità non si dimostra attraverso l’archeologia, ma dipende dal gusto dei contemporanei. Quindi, per fare un esempio, Bode come critico e Raffaello come artista, con diversi secoli di differenza tra loro. Bisognerebbe scavare più a fondo e riscoprire il passato, includendo, se vogliamo, anche gli artisti dimenticati.

Nella mostra al Museo Novecento si esplora in maniera profonda la sua relazione con le tecniche dell’incisione: in che modo le ha utilizzate all’interno della sua pratica e come cambia il suo approccio rispetto alla pittura?
Sono un grande ammiratore di Rembrandt, ad esempio, e trovo semplicemente che le sue incisioni siano più efficaci, visibili, vivaci e migliori dei suoi dipinti. Questo vale per molti artisti. Trattare male la grafica solo perché non costa nulla è un grave errore nella storia dell’arte. Persino Rembrandt lo aveva capito, agendo come manipolatore di prezzi nel mercato delle aste.

Cosa accade invece quando si confronta con la materia e la scultura? Cosa cambia?
Nell’edizione della Biennale di Venezia del 1980 emerse l’opportunità di ragionare su la “scultura del pittore“. Era davvero qualcosa di nuovo. Certo, non avevo dimenticato Matisse, Picasso e gli altri. La scultura, la mia scultura, era fondamentale per me perché mi cimentavo con un materiale a me sconosciuto, il che quasi invariabilmente comporta problemi. Eppure, realizzai opere che, all’interno del canone della scultura, o più specificamente della “scultura del pittore”, colpiscono per originalità e personalità.

Che consigli darebbe ai giovani artisti oggi?
Lavorate, non firmate manifesti, non accettate soldi dallo stato, non conformatevi, ma almeno realizzate i vostri sogni.

Santa Nastro

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L’articolo "L’ultima intervista al grande artista Georg Baselitz in occasione della sua mostra a Firenze" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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