La lettera di raccomandazione
- Postato il 16 agosto 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Da un racconto apocrifo di Umberto Fracchia. “Scriviti da solo la lettera di raccomandazione e io la firmerò” mi disse Giorgio al telefono. Ne fui commosso. Caro, vecchio Giorgio! Finalmente l’attesa promozione.
Mi misi alla macchina da scrivere e iniziai: “Con la presente raccomando Umberto Fracchia, un uomo intelligente, con un grande senso dell’umorismo e un’enorme capacità di lavoro. Lo conosco da anni e posso testimoniare la sua integrità, la sua lealtà, il suo talento e la sua capacità di portare a termine anche i compiti più difficili. I colleghi lo stimano e lo rispettano. Il mio consiglio è di promuoverlo al volo: non c’è un altro dipendente, in azienda, che combini così tante qualità adatte alla nuova mansione”.
Mi appoggiai allo schienale e sorrisi. Mostrai la lettera a mia moglie. “Starai scherzando”, disse. “Perché?” “Davvero sei così presuntuoso da scrivere una cosa del genere e pretendere che Giorgio te la firmi? Non ti vergogni?” “Ho esagerato?” “Giorgio lo dirà alla moglie e lei lo dirà ai nostri amici: farai la figura del borioso“. Riprovai: “Con la presente raccomando Umberto Fracchia. È un lavoratore instancabile e sarebbe una risorsa per qualsiasi organizzazione. Non c’è compito che gli risulti troppo spaventoso da affrontare e troppo difficile da portare a termine. Assumetelo subito”.
“Così sembri uno sgobbone” disse mia moglie. “Una volta promosso, ti scaricheranno addosso ogni problema e si aspetteranno che tu viva in ufficio”. “Hai ragione”, dissi versandomi un whisky. Scrissi: “Con la presente raccomando Umberto Fracchia, un gentiluomo brillante e pieno di talento che non ha paura del lavoro. Sempre gioviale, anche nelle situazioni più dure porta a termine il lavoro con un sorriso. Nel mezzo di una crisi saprà tirar fuori la battuta che sdrammatizza, rinfrancando gli animi e mettendo le cose nella giusta prospettiva. Se volete farvi delle belle risate, assumetelo. Vale qualsiasi salario chieda”.
“Non affiderei a un clown del genere nemmeno la spesa” disse mia moglie. “Ti candidi a un ruolo dirigenziale, non a fare il buffone. Usa un approccio più equilibrato”. Provai ancora: “Con la presente raccomando Umberto Fracchia, un uomo equilibrato. Lavora sodo, si diverte sodo: avercene, nell’organizzazione, di tipi così! Che si tratti di risolvere un problema o di uscire da un impasse, Fracchia è l’uomo giusto. Non potete sbagliare, con l’equilibrato Umberto Fracchia. Il suo contributo sarà impagabile”.
“Sottolinei che è equilibrato come se la sua sanità mentale fosse in discussione” disse mia moglie. “E poi sembra un personaggio inventato da un pessimo scrittore. Non ha solidità, non ha carattere”. Cominciavo a sudare. Scrissi: “Umberto Fracchia è una persona splendida. Lavora sodo, è serio e sa quello che fa. Promuovetelo senz’altro!” “Ridicolo” disse mia moglie. “Sembri insopportabile. Uno di quelli che non si adattano a nessuna organizzazione, figuriamoci a dirigerne un ufficio”.
Scrissi: “Fracchia è un gran lavoratore che si adatta a ogni organizzazione. Ditegli cosa fare e fatevi da parte: eseguirà il lavoro rapidamente e nel modo che volete. Promuovetelo: vale ogni centesimo”. Guardai mia moglie. Mi rivolse uno sguardo pieno di compassione: “Così sembra che tu sappia solo eseguire ordini. Dov’è il futuro dirigente? E i riferimenti al denaro sono goffi e pretenziosi. Sii più modesto”.
Mi stavo innervosendo. Scrissi: “Fracchia? È adeguato”. “Tutto qui?” domandò mia moglie. “Bè, potrei aggiungere che mi si può avere per quattro soldi”. “Si aspettano una pagina e hai scritto solo due frasi!” “Qualsiasi altra cosa mi metterebbe nei guai. Quel farabutto di Giorgio! Che trucco meschino! Nessuno può raccomandare se stesso: è per questo che lo si fa fare sempre a qualcun altro”. Passarono tre settimane. Un giorno mi chiamò un funzionario: “Promosso”. “Avevo quasi perso le speranze”.
“L’avremmo assunta settimane fa se non fosse stato per una perfida lettera di raccomandazione. Non posso dirle chi l’ha scritta, ma posso dirle che non è certo un suo amico. In effetti, il suo amico l’ha pugnalata alle spalle con appena tre parole. Fossi in lei, non mi fiderei più di lui. È un suo nemico”.
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