Dopo quasi due anni, l’albenganese Paolo Sarullo lascia il Don Gnocchi per una nuova sfida riabilitativa: “Ora l’obiettivo è tornare a camminare”
- Postato il 1 luglio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Albenga. Una grande sfida vinta, con merito, alle spalle. E un nuovo, decisivo capitolo capitolo da scrivere, con la stessa forza e tenacia di sempre.
Oggi pomeriggio (1 luglio), dopo quasi due anni di degenza (era entrato in struttura a ottobre 2024), l’albenganese Paolo Sarullo lascerà ufficialmente il Polo Riabilitativo Don Gnocchi di La Spezia per trasferirsi momentaneamente in un altro centro di riabilitazione avanzata, una struttura specializzata dove inizierà un percorso mirato a un obiettivo ancora più grande e fortemente voluto: permettergli di tornare a camminare e riprendersi definitivamente la propria vita in mano.
In questo lungo periodo, il centro spezzino è diventato di fatto una seconda casa per Paolo e per mamma Miranda, che ha voluto dedicare un momento carico di profonda commozione, con parole piene di gratitudine: “Quando siamo arrivati qui eravamo disperati, invece ora mi state restituendo Paolo che si muove, parla e mi chiama mamma. Voglio ringraziare tutti voi per la professionalità, la disponibilità e l’affetto. Siete la mia famiglia e mi mancherete. Vi prometto che ci rivedremo per fare tante altre cose belle insieme”.
Una promessa e un legame indissolubile a cui il Polo Riabilitativo ha risposto pubblicamente attraverso i propri canali social, ricambiando l’affetto ricevuto in questi mesi: “Ci mancherai anche tu Miranda, come ci mancherà Paolo con i suoi sorrisi e la sua grande forza. Oggi vi lasciamo andare con qualche lacrima, con la gioia nel cuore per i progressi di Paolo e con la promessa di rivederci presto”.
Questo trasferimento rappresenta una nuova tappa nel percorso di Paolo, che si intreccia a doppio filo anche con il lancio di un nuovo, grande progetto di solidarietà e sensibilizzazione: una Maratona Solidale nata per sostenere la battaglia del giovane ingauno e diffondere un messaggio potente contro la violenza.
Riavvolgendo il nastro e tornando a quella dolorosa notte del 2024, il dramma di Paolo è iniziato il 19 maggio di quell’anno, quando stava rientrando a casa a piedi insieme a un amico, dopo una serata trascorsa in discoteca. Una volta giunti a Vadino, nei pressi del Conad, venne improvvisamente circondato da un gruppo di coetanei intenzionati a rubargli il monopattino.
Un pugno al volto sferrato al volto lo fece cadere all’indietro, facendogli battere la testa con estrema violenza sull’asfalto e provocandogli una gravissima emorragia cerebrale. Ricoverato d’urgenza all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, Paolo fu sottoposto a lunghi e complessi interventi chirurgici che gli salvarono la vita, ma le conseguenze cliniche iniziali si rivelarono devastanti, costringendolo a tre mesi di coma, alla rimozione di una parte del cranio e a una condizione di tetraplegia accompagnata da gravi compromissioni cognitive.
Trasferito successivamente al polo riabilitativo di La Spezia, grazie alle cure e a una determinazione incrollabile, ha saputo compiere miglioramenti impensabili e inimmaginabili, arrivando oggi a comunicare attraverso lievi movimenti e dimostrando una resilienza fuori dal comune.
La forza d’animo di Paolo e l’eco della sua storia hanno stimolato la solidarietà di molti, tra privati, associazioni e Comuni, fino a superare i confini della Liguria, trovando una ribalta nazionale durante il Festival di Sanremo 2026, dove la sua partecipazione è rimasta impressa come uno dei momenti più veri, autentici e toccanti dell’intera manifestazione.
La sua testimonianza ha saputo trasformare il dolore personale in un messaggio universale di speranza, ricordando a milioni di spettatori che “la violenza giovanile lascia ferite profonde e indelebili, ma che l’amore, la vicinanza della famiglia e la forza di volontà possono tenere accesa la voglia di lottare”.
Nell’occasione, inoltre, Paolo ha lanciato un ulteriore, potentissimo messaggio perdonando i suoi aggressori: una scelta che non cancella la gravità di quanto accaduto, ma che ha dimostrato che dignità e umanità possono ancora battere rancore e risentimento. Celebre, dal palco dell’Ariston, soprattutto una frase, semplice ma fortissima, diventata un vero e proprio manifesto di vita: “Non si molla un c***o”.
Un esempio di riconciliazione e determinazione, che ha toccato anche il cuore del Papa Leone XIV, che ha incontrato la famiglia lo scorso marzo, ribandendo che “le porte della Santa Sede resteranno sempre spalancate per accogliere Paolo non appena le sue condizioni gli permetteranno di muoversi”.
La forza di Paolo è anche alimentata da coloro che gli stanno al fianco: mamma Miranda e Rossella Lamarra, che hanno dato vita alla Fondazione Uniti per Paolo, nata con l’obiettivo di “sensibilizzare i giovani, le scuole e le intere comunità sulle conseguenze devastanti della violenza, sostenere attivamente le vittime e le loro famiglie e promuovere progetti educativi strutturati e fondati sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla responsabilità individuale”.
E proprio per diffondere valori sani e contribuire a creare un mondo migliore, ora è entrato in gioco anche Andrea Pieri, un 30enne che vive all’Isola d’Elba, nel comune di Marciana. Avendo subito lui stesso in gioventù episodi di bullismo fisico e psicologico, si è immedesimato nella storia di Paolo.
Sarà Andrea, infatti, il protagonista della grande Maratona Solidale: percorrerà a piedi circa 550 chilometri, partendo da Piombino per arrivare fino a Milano, portando con sé il messaggio della Fondazione “per fare in modo che simili tragedie non accadano mai più a nessuno e per far sentire a Paolo che non è solo in questa sua titanica battaglia quotidiana”.
Un evento che si svolgerà dal 25 ottobre al 9 novembre 2026 e che, come anticipato, farà tappa anche ad Albenga, rappresentando con ogni probabilità la prima, vera occasione per Paolo di far ritorno nella sua città e incontrare amici e conoscenti e tutti coloro che hanno deciso di contribuire in questi mesi.
“Molto probabilmente il primo incontro ufficiale ad Albenga con Paolo sarà il 2 novembre con l’arrivo di tappa della maratona. Lui sarà ovviamente anche all’inaugurazione a Piombino e al traguardo a Milano, dove sarà insieme ad altre vittime di violenza, che però non si arrendono e scelgono di provare a risolvere un disagio sempre più dilagante con il buon esempio di forza rispetto e resilienza”.
“Ovviamente l’invito a collaborare all’evento è aperto a tutti ed è rivolto in primis ad Albenga, a tutta la cittadinanza, associazioni, volontari, ma anche ad altri comuni perché sempre di più, specialmente dalle nostre parti, si sentono episodi orribili che lasciano tanta paura, non è giusto e si ha l’obbligo di dare un segnale positivo”, ha concluso.
Ora è “caccia” agli sponsor anche attraverso la piattaforma GoFoundMe (QUI il link per donare): “La donazione, – si legge nella descrizione, – contribuirà a sostenere i progetti della Fondazione, tra cui: incontri e percorsi educativi nelle scuole; il progetto “Un’Idea Contro la Violenza”, che rende i giovani protagonisti del cambiamento; attività di ricerca sul fenomeno della violenza giovanile in collaborazione con il mondo universitario; campagne di sensibilizzazione rivolte alle famiglie e alle comunità; borse di studio e iniziative dedicate alla diffusione della cultura del rispetto”.
“Ogni euro raccolto rappresenta un investimento concreto nella prevenzione. Se contribuisci, non stai semplicemente sostenendo una maratona. Stai aiutando a costruire un futuro in cui il rispetto prevalga sulla violenza, il dialogo sull’odio e la speranza sulla paura. Cammina con noi. Anche da lontano. Per Paolo. Per tutti i ragazzi. Per tutte le famiglie. Perché quello che è accaduto a Paolo non deve accadere mai più a nessuno”.