Ritorno alle origini, giustizia e solitudine in tre capolavori americani
- Postato il 1 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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“Mick guardò il corvo che scacciava tre tordi da un pezzetto di tortilla. Il corvo finì di mangiarla e poi si mise a girare in tondo come se pattugliasse l’area. Un tordo aspettava nei paraggi. Mick comprendeva le motivazioni di entrambi. Potevano volare ovunque ma, come Mick, tornavano sempre nei luoghi che conoscevano.”
La legge delle colline, di Chris Offutt (traduzione di Roberto Serrai; Minimum Fax), è il terzo romanzo che vede protagonista Mick Hardin e Rocksalt, la cittadina sulle colline degli Appalachi, nel Kentucky. Mick ha abbandonato l’esercito dopo vent’anni di onorata carriera e ha deciso di tornare a casa per un breve periodo prima di andarsi a godere la pensione in Corsica, ospite di un vecchio commilitone. Solo che a Rocksalt, sua sorella Linda, lo sceriffo, che sta indagando sull’omicidio di Pete Lowe, meccanico e allevatore di galli, viene ferita in uno scontro a fuoco, mentre i morti ammazzati si susseguono e Mick è costretto a rimandare la sua avventura sull’isola mediterranea. Oltre a memorabili personaggi in carne e ossa, anche ne La legge delle colline, come per i suoi precedenti lavori, Offutt mette tra gli attori protagonisti gli Appalachi. Le colline prendono vita. La flora e la fauna emergono in modo cruciale nella narrazione, creano tensione narrativa, divenendo inseparabili dagli uomini plasmati per sempre da questo ambiente.
Un noir atipico, inquieto, che lascia intravvedere la redenzione e la compassione dell’animo umano, ma che lascia spazio anche a quel comandamento che dà il titolo al libro. Un dettame non scritto fatto di faide famigliari, vendette insanabili, giustizia accolta lasciando che i rivoli di sangue scorrano nel terriccio scuro dei versanti montuosi.
“Adesso la ciotola era piena, così piena che la convessa superficie del liquido superava leggermente l’orlo. Una bava di vento increspò la superficie. Il bambino avrebbe sempre associato tutto quel sangue e il rito che seguì al senso della vita. Le grida delle aquile risuonavano dolci e melodiose nel cielo, mentre la vecchia coppia planava sopra un animale precipitato sulla cornice più alta. Nessuno dubitava che gli uccelli ricordassero l’ultima caccia, e che li avrebbero aiutati nella prossima.”
Ho sempre amato questo posto. Storie del Wyoming. Vol. 3, di Annie Proulx (traduzione di Silvia Pareschi; Minimum Fax), è il suo terzo volume dedicato al Wyoming ed esce dieci anni dopo il primo. Tra case di riposo per vecchi cowboy, mandriani con parecchi scheletri nell’armadio, assistenti personali del Diavolo, sposini in fiore la cui unione tracolla presto nella solitudine, la lontananza e il lutto, una coppia senza figli che trasferisce il proprio affetto prima a un maialino, poi a una gallina e infine a un’artemisia che immaginano abbia l’aspetto di un bambino, Ho sempre amato questo posto avanza splendidamente, pagina dopo pagina, grazie a un linguaggio sobrio e straziante. Capace di dare importanza ai dettagli del paesaggio e alle particolarità delle interiorità umane, Annie Proulx racconta, con umorismo nero e profonda compassione, la lotta quotidiana di chi vive e sopravvive al West, rendendo mito la semplice esistenza di pionieri dell’isolamento e del proprio destino.
“C’era voluto qualche altro anno per arrivare alla convinzione che la giustizia non avesse senso, solo conseguenze. E non si limitava solo a realizzarsi. Non accadeva mai. Bisognava fare in modo che si realizzasse, forzandola. La ‘giustizia’ era innaturale, una parola che aveva un significato all’interno di un tribunale, una cosa che si poteva ottenere solo fuori da lì.”
Holy City, di Henry Wise (traduzione di Olimpia Ellero; Carbonio Editore), è un significativo, e ottimamente scritto, romanzo sul ritorno, la giustizia e la vendetta che vede protagonista Will Seems, il quale dopo dieci anni di esilio autoimposto a seguito della morte della madre, torna nella contea di Euphoria, in Virginia, per assumere l’incarico di vicesceriffo. In una terra ricca di contraddizioni, di macilente piantagioni di tabacco, foreste rase al suolo e case abbandonate, Will cerca di riannodare i fili con il proprio passato, fino a quando il brutale omicidio di un vecchio amico lo costringe a cercare dentro di sé il coraggio di una giustezza che ha tanto il sapore di un antico debito di prevaricazione da saldare.
In compagnia di Bennico Watts, un’imprevedibile detective privata, Will insegue la verità, tenta di salvare un innocente condannato per un crimine che non ha commesso e si muove nell’America rurale degli ultimi, degli emarginati, degli smarriti, descritti e narrati in pagine memorabili, vivide e realistiche che mettono in luce un assioma doloroso: nessuno è innocente e non c’è niente di sacro e di eticamente limpido dietro il Sogno Americano.
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