I femminicidi di Sara e Ilaria e la misoginia che avanza in rete: così sui gruppi si rimpiange il maschio bianco
- Postato il 2 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Non avevamo nemmeno finito di prendere atto del femminicidio di Sara Campanella, per cui ha confessato Stefano Argentino, un suo collega di Università, che è arrivata la notizia sulla morte di Ilaria Sula, trovata cadavere in una valigia, gettata in una sorta di discarica nel Comune di Poli. Come fosse immondizia. In queste ore è stato fermato il suo ex ragazzo. Gli inquirenti parlano di dramma e di movente sentimentale, scindendo questo ennesimo crimine contro una donna, che ci parla di un odio verso tutte le donne, dal contesto socioculturale che lo produce.
Alcune testate come il Corriere della Sera legano la violenza ad un post scritto da Sara Campanella: “Mi amo troppo per stare con chiunque. Un’affermazione di indipendenza che potrebbe essere stata fatale a Sara Campanella, studentessa universitaria non ancora 22enne che amava la scienza”. Una donna muore e si setaccia la sua vita, cosa scriveva, cosa faceva, che tipo di vita sessuale conduceva, il carosello di stereotipi riparte, tutte le volte, con l’estetizzazione della violenza, alla ricerca di qualche errore commesso dalla vittima, come la sottovalutazione del pericolo o la scellerata dichiarazione di indipendenza. Sara Campanella “non aveva denunciato”, hanno detto in conferenza stampa gli inquirenti senza chiedersi come mai le donne nutrono scarsa fiducia nelle istituzioni e dimenticando quante volte le denunce vengono archiviate.
In questo vortice di commenti e di narrazioni, la violenza maschile è l’elefante nella stanza che non si vuole vedere. L’uccisione delle donne per mano di un uomo fa parte di un epifenomeno, punta dell’icerberg di un problema più ampio e complesso di discriminazioni e di altre forme di violenze alimentate da una visione distorta dei rapporti tra uomini e donne.
Il 7 marzo scorso, è stata pubblicata la Mappa dell’Intolleranza a cura dell’Osservatorio Vox, la misoginia avanza, sul totale delle persone colpite da hate speech, le donne sono la metà. I social stanno anche diventando luoghi virtuali di aggregazione di migliaia di uomini carichi di risentimento che arrivano a teorizzare visioni distorte sulle conquiste femministe e sulle relazioni con le donne. In Inghilterra, l’attuale governo si sta ponendo il problema. Il 13 agosto del 2021, Jake Davison, uccise sei persone prima di suicidarsi, animato da una ideologia misogina, aveva fatto precedere la strage da un delirante video i cui annunciava le sue intenzioni, definendosi Terminator. Alessia Alfonsi in un articolo su Libreriamo.it, cita la miniserie Adolescence (si può vedere su Netflix) che mette in luce, attraverso la narrazione sul femminicidio commesso da un tredicenne, il disagio giovanile strettamente intrecciato con ideologie che covano risentimento per le donne o altri bersagli.
Esiste sui social una rete di comunità misogine – la manosfera o androsfera – che individua nelle donne l’origine del disagio, della solitudine e del senso di inadeguatezza di giovani uomini. Per citarne solo alcuni: ci sono i gruppi Incel – Involuntary celibate – che aderiscono ad una ideologia che vorrebbe la riaffermazione del maschio bianco, paventando una oppressione delle donne dalla quale difendersi attraverso la violenza. Molti di costoro vagheggiano di una ginecocrazia che priverebbe gli uomini del potere di disporre dei corpi delle donne, privilegiate che detengono il potere sessuale, ovvero il diritto di rifiutare uomini che non desiderano. In questi gruppi, lo stupro e il femminicidio sono considerate reazioni comprensibili in una società che ha depotenziato ed emarginato gli uomini.
Ci sono i Redpillati che ispirandosi al film Matrix, si considerano dei risvegliati, capaci di vedere la realtà, sono soliti bollare come mistificazioni le discriminazioni contro le donne o la denuncia del femminicidio. Yvette Cooper, ministra degli Interni, nel 2024 annunciò di rivedere la strategia antiterrorismo per affrontare la violenza contro le donne, individuando nella misoginia online, una forma di radicalizzazione che può alimentare atti violenti contro le donne, così come accade con gruppi di estremisti politici o di integralisti islamici. Sta avvenendo un salto di qualità nella riproduzione dei peggiori pregiudizi sulle donne e nella teorizzazione della violenza e con quali effetti?
Abbiamo bisogno di incrementare progetti sociali che intercettino il disagio giovanile e le ideologie che alimentano la violenza maschile contro le donne. E’ diventata una priorità destrutturare modelli di mascolinità tossica che esaltano la violenza come l’unica strada per l’affermazione di sé o la rivalsa per la frustrazione o il dolore che è normale affrontare durante la propria esistenza. Fino a quando la libertà e il desiderio delle donne saranno percepite come una minaccia, non solo dagli autori di violenza, i femminicidi non diminuiranno.
@nadiesdaa
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