Quando Milano si fermò. A Novate Milanese 12 artisti rileggono la grande nevicata del 1985

È del gennaio 1985 il ricordo di una nevicata così intensa da bloccare tutta Milano. Un evento che molti raccontano tra il disagio e la visione surreale. Giovanni Testori, invece, seppe leggerlo come rivelazione. Nel suo editoriale Benedetta tu, sorella neve, pubblicato sul Corriere della Sera il 17 gennaio di quell’anno, la neve diventava infatti un’interruzione necessaria, una possibilità. La possibilità di rallentare, di guardarsi attorno, di riconoscere negli altri, improvvisamente tutti uguali sotto lo stesso bianco, una comunità. 

Installation view, lavori di Arianna Marcolin e Stefano De Paolis. NEVEr alone, Casa Testori, 2025. Crediti fotografici: Flavio Pescatori
Installation view, lavori di Arianna Marcolin e Stefano De Paolis. NEVEr alone, Casa Testori, 2025. Crediti fotografici: Flavio Pescatori

La programmazione di Casa Testori in occasione dei Giochi Invernali 2026 

Quarant’anni dopo, mentre Milano si prepara ai riflettori dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, Casa Testori riparte da quella rivelazione con un articolato progetto espositivo a cura di Davide Dall’Ombra. S’intitola NEVEr alone e, con un gioco di parole, racconta la neve come strumento di analisi critica: superficie che copre e insieme rivela, elemento naturale ma anche costruzione culturale, immagine poetica e allarme politico. Così, attorno a questa ambiguità, si costruisce un progetto multidisciplinare che comprende una mostra collettiva, due project room, un public program dedicato al cambiamento climatico e laboratori che accompagneranno il pubblico fino al 28 marzo 2026.  

La mostra “NEVEr alone” a Casa Testori 

La mostra collettiva, al piano terra, prende le mosse dalla neve che cade e poi, depositandosi, si scioglie. Curata da Giacomo Pigliapoco, riunisce dodici giovani artisti nelle cui opere la neve è materia mentale ed emotiva, una costante tensione tra intimità e spazio pubblico. I lavori dialogano con l’architettura di Casa Testori, insinuandosi negli angoli, nei vuoti, nei passaggi: la sofficità quasi tattile delle tele in velluto di Luca Campestri dialoga con le pitture di Silvia Capuzzo, in cui lo scioglimento della materia diventa metafora di una perdita lenta e irreversibile. Gli interventi scultorei di Sara Cortesi scandiscono il percorso come una partitura silenziosa, mentre Stefano De Paolis lavora in relazione diretta con la struttura della casa, rendendo lo spazio stesso parte dell’opera. Chiara Gambirasio, invece, presenta un dittico inedito affiancato dalla scultura Niveo, mentre Nicola Ghirardelli concentra l’attenzione sulla neve di scarto, quella che si accumula ai margini delle strade, sporca e compressa, restituendole una dignità inattesa. Gaia Ginevra Giorgi introduce una dimensione sonora diffusa che accompagna il visitatore come un sottofondo percettivo, mentre Arianna Marcolin indaga quell’atmosfera sospesa, quasi ovattata, che solo la neve sa generare. Martina Rota porta in mostra l’esito installativo di una performance realizzata durante l’inaugurazione, fissando nel tempo un gesto effimero. Le pitture astratte dedicate al ghiaccio di Bianca Sophia Schröder convivono con le tele di Sofie Tobiášová, popolate da giochi invernali e creature fantastiche, dove l’immaginario infantile si intreccia a una sottile inquietudine. Chiude il percorso il lavoro di Lei Lei Wu, che mette in dialogo il contesto urbano e quello paesaggistico di Novate Milanese, restituendo alla neve una funzione di cerniera tra ambiente costruito e natura. 

L’archivio dell’Associazione Giovanni Testori  

Salendo al primo piano, poi, il progetto cambia registro. Qui la nevicata del 1985 è ricostruita come esperienza collettiva. L’articolo di Testori e le diapositive inedite di Mario De Biasi, entrambi nati nel 1923, restituiscono un racconto in cui parola e immagine si rispondono con rara intensità: Milano appare sospesa, quasi fiabesca. Una città reale, abitata, colta nel momento in cui il tempo produttivo si inceppa. Attorno a questo dialogo si raccolgono materiali d’archivio, filmati RAI, cronache, temi scolastici, memorie private e pubbliche. La nevicata emerge così come evento fondativo dell’immaginario urbano recente, capace di attraversare generazioni e linguaggi, fino alla musica dei Bluvertigo. Nelle ultime sale, testi e poesie di Testori dedicati agli artisti da lui amati riportano la neve a una dimensione quasi filiale: natura come rivelazione. 

Le project room tra fiabe ed emergenza climatica  

Ma ci sono anche le due project room ad ampliare ulteriormente il campo di ricerca. melatonina, a cura di Greta Martina, è uno spazio di soglia tra veglia e sonno, ispirato alle fiabe nordiche. L’intervento di Elena Francalanci, tra installazione e performance, lavora sulla vulnerabilità del dormire, sull’inverno come tempo di attesa e trasformazione. La neve qui è silenzio, ma anche rischio: abbandono necessario per poter rinascere. La Via dei Laghi, invece, a cura di Rosita Ronzini, affronta il tema dello scioglimento dei ghiacciai coinvolgendo direttamente bambine e bambini. L’opera di Simone Scardino trasforma lo spazio in un laboratorio immaginativo, dove inventare nuovi laghi diventa un gesto politico: prendere atto della perdita, ma senza rinunciare alla possibilità di pensare il futuro come spazio condiviso.

Caterina Angelucci 

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Artribune

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