A Bologna nasce la Fondazione Arte e Cooperazione: ecco la prima mostra e i primi progetti
- Postato il 4 febbraio 2026
- Arte Contemporanea
- Di Artribune
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È durante i giorni di Art City e Arte Fiera (dal 5 all’8 febbraio 2026), che inaugura un nuovo progetto culturale promosso dalla cooperativa sociale Società Dolce – nata a Bologna nel 1988 dall’idea di un gruppo di giovani universitari che immaginavano un welfare capace di mettere al centro la qualità della vita e la dignità delle persone –, che sceglie di raccontare i propri valori fondanti attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea. Si tratta della nascita della Fondazione Arte e Cooperazione che coincide con l’apertura straordinaria al pubblico della sede di Società Dolce, in Via Cristina da Pizzano 5, trasformata per due giorni in un luogo di incontro tra artisti, operatori sociali, cittadini e visitatori di Art City.
Nasce a Bologna la Fondazione Arte e Cooperazione
Infatti, venerdì 6 febbraio, dalle 10 alle 20, e sabato dalle 10 alle 22, l’ingresso sarà libero e gratuito, con momenti conviviali e performativi che accompagneranno il percorso espositivo. Al centro una mostra collettiva che riunisce Stefano Arienti, Giuseppe Stampone, Eugenio Tibaldi, Gabriele Picco, Davide Rivalta, Marco Réa e Daniele Tozzi, tutti artisti che negli ultimi dieci anni hanno lavorato fianco a fianco con soci e socie della cooperativa.
Gli artisti in mostra per la Fondazione Arte e Cooperazione
È per questo che alcuni lavori sono ormai parte integrante degli spazi di Società Dolce e costituiscono un patrimonio permanente. È il caso, per esempio, delle 26 tavole de L’Abecedario della Cooperazione di Giuseppe Stampone, un’opera che utilizza le lettere dell’alfabeto come strumento critico per leggere il presente del mondo cooperativo, mettendone in luce tensioni, fragilità e potenzialità, immaginando nuove forme di fiducia e cambiamento. Accanto a Stampone, Stefano Arienti presenta una selezione del progetto T-essere, costruito a partire da fotografie scattate e scelte dai soci della cooperativa. Arienti interviene su queste immagini sovrapponendo tessere di puzzle – lo stesso segno che compone il logo di Società Dolce – creando una seconda lettura, fatta di stratificazioni e nuove prospettive. Il risultato è un’opera che ribalta il rapporto tra autore e partecipanti, restituendo centralità al processo collettivo.
Fondazione Arte e Cooperazione tra inclusività e funzione sociale dello spazio pubblico
Il tema dell’inclusione attraversa anche il lavoro di Eugenio Tibaldi, presente con Inclusio: una serie di autoritratti e un grande tavolo da riunione assemblato con elementi provenienti da contesti diversi (case, scuole, enti) che diventa un dispositivo simbolico. Sedersi a quel tavolo significa ricordare che ogni decisione ha ricadute reali sulle vite degli altri. La riflessione prosegue al secondo piano della sede, dove una colonna realizzata con materiali di scarto dai ragazzi del quartiere Pilastro testimonia come l’arte possa farsi strumento di riscatto e di partecipazione attiva. Completano il percorso le installazioni temporanee di Gabriele Picco e Davide Rivalta, insieme agli interventi di street art di Marco Réa e Daniele Tozzi, che dialogano con l’architettura e la funzione sociale dello spazio, ampliando ulteriormente il campo di relazione tra arte e vita quotidiana.
Il programma di laboratori e talk alla Fondazione Arte e Cooperazione
Ma il programma include anche laboratori con studenti – una scuola media di Zola Predosa e una classe quinta del liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno – condotti da Stampone, Réa e Picco, e un talk su invito, CO-ART, l’arte come processo collettivo, che vedrà confrontarsi artisti, curatori e operatori culturali sul ruolo dei processi condivisi nella costruzione di comunità e nuovi immaginari.
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