Peste suina, Pai e Osa: “I fucili non servono, è tempo di cambiare strategia”
- Postato il 29 luglio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Savona. “Mentre oggi a Savona, nell’ex ospedale San Paolo, si riunivano sindaci, amministratori e rappresentanti delle principali istituzioni coinvolte nella gestione dell’emergenza, tra cui il Commissario straordinario nazionale per la Peste Suina Africana, veniva resa nota la comparsa di nuovi focolai in provincia: 12 casi a Cengio e 4 a Varazze. Un dato che conferma come l’epidemia continui a circolare e che le politiche adottate finora non abbiano prodotto i risultati annunciati”. Così in una nota il Partito Animalista Italiano (Pai) e l’Osservatorio Savonese Animalista (Osa) denunciano “l’insufficienza di una strategia che continua a fare affidamento principalmente sugli abbattimenti. Numerosi studi scientifici e autorevoli esperti del settore hanno evidenziato come la pressione venatoria possa alterare i comportamenti della fauna selvatica, aumentando gli spostamenti degli animali e rendendo, in determinate circostanze, più complesso il contenimento del virus”.
“In diversi Paesi europei, il contrasto alla PSA è stato affrontato puntando con maggiore decisione su misure di biosicurezza, recinzioni delle aree interessate, monitoraggio sanitario, gestione delle carcasse e controllo della mobilità degli animali. È su queste soluzioni che occorre investire risorse, competenze e volontà politica, anziché continuare a riproporre strumenti che, alla prova dei fatti, non hanno consentito di arrestare la diffusione della malattia. La Peste Suina Africana è una patologia altamente letale per gli animali colpiti. Ogni ritardo nell’adozione di misure realmente efficaci significa nuovi contagi, nuove sofferenze e costi economici sempre più elevati per cittadini, allevatori e amministrazioni pubbliche”.
Pai e Osa chiedono alle istituzioni “un cambio di passo immediato: meno annunci e più risultati, meno approcci ideologici e più scienza. La gestione della fauna selvatica e delle emergenze sanitarie deve essere guidata da dati verificabili, evidenze scientifiche e valutazioni indipendenti, non da logiche che negli anni non hanno dimostrato di raggiungere gli obiettivi prefissati. La PSA non rappresenta soltanto un’emergenza veterinaria, ma anche un banco di prova per la credibilità delle politiche pubbliche. Quando i risultati non arrivano, la buona amministrazione impone di valutare con onestà ciò che non ha funzionato e di correggere la rotta. Continuare a percorrere la stessa strada aspettandosi esiti diversi non è prudenza: è immobilismo”.
“I numeri parlano chiaro: il virus continua a circolare. Se dopo anni di abbattimenti, deroghe e interventi straordinari l’emergenza resta aperta, la domanda che cittadini e istituzioni dovrebbero porsi è semplice: per quanto tempo ancora si intende insistere su una strategia che non ha ancora raggiunto gli obiettivi dichiarati?”.
“La politica ha il dovere di misurarsi con i risultati, non con le dichiarazioni. Di fronte a un’emergenza che continua a produrre nuovi casi, servono trasparenza, verifica delle strategie adottate e il coraggio di cambiare ciò che non funziona. Difendere una linea d’azione solo perché è quella già intrapresa non protegge il territorio né risolve il problema. La vera responsabilità istituzionale consiste nel mettere al centro l’efficacia delle misure adottate, anche quando questo significa rivedere scelte compiute in passato”.