“Mia sorella segregata in casa perché Roma ha eliminato il trasporto disabili”- La lettera di mia figlia Diana

  • Postato il 8 gennaio 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 3 Visualizzazioni

Il 31 dicembre 2025 la proroga per il trasporto individuale dei disabili a Roma è scaduta. Da tempo se ne parlava ma nessuno credeva che davvero si potessero svuotare così tanti diritti tutti insieme. In particolare un servizio di trasporto programmato su disabilità gravissime e piani settimanali non può essere neanche paragonato al servizio che offre una semplice compagnia di taxi. Il semplice chiamare il taxi è già di per sé un problema. Sono giorni che combatto e le mie figlie con me. E la rete famiglia costruita nel “Durante noi” si allarma.

Di seguito la lettera che mia figlia Diana ha scritto al Garante delle persone con disabilità. Che io pubblico qui con la premessa che voi ci avete tolto la libertà ma la giustizia esiste e sarà fatta per tutti i giovani che meritano un mondo migliore di quello che il sindaco Gualtieri e tutto il seguito stanno calpestando, senza salvare nessuno. Neanche se stessi.

***

Buonasera,
Scrivo la seguente a seguito della grave e disumana condizione nella quale versa mia sorella a causa del comune di Roma.

Mi chiamo Diana Gini, ho 21 anni e sono sorella di Diletta Gini, ragazza di 26 anni affetta da una celebrolesione a causa di un errore di un medico al momento del parto. Mia sorella è da sempre in carrozzina, ha una grave rotoscoliosi, ed è spastica, distonica ed epilettica.

Il comune di Roma ha deciso che dal 1 Gennaio 2026 il servizio della mobilità per le persone invalide sia delegato e gestito direttamente dai Taxi e non più della società consortile Medicoop che gestiva il sistema con dei pulmini appositi. Ora, come è facile immaginare per chi ha anche solo mai conosciuto una persona che versa in una condizione di disabilità, questo è pressoché catastrofico. La conseguenza è che i taxi non vanno a prendere gli utenti a casa, che quindi rimangono segregati nelle loro abitazioni (come se dovessero scontare la pena di essere nati con una condizione di disabilità).

Vorrei sottolineare che mediante questo sistema i tassisti vengono retribuiti dal Comune soltanto nel momento in cui caricano l’utente sul veicolo fino alla destinazione, e non nel momento in cui iniziano la corsa fino a casa dell’individuo. Ne consegue che chiaramente i tassisti hanno ancor meno interesse a svolgere tale servizio, oltre al fatto che i taxi accessibili sono veramente pochi in proporzione alle persone in carrozzina su tutto il territorio romano. Questo nuovo “servizio” non è funzionale neppure per gli utenti che vivono al centro di Roma, figuriamoci per coloro i quali che vivono in zone più periferiche.

Nel caso di specie, mia sorella vive a Tragliatella, per cui in una zona decentrata. Il Comune di Roma le ha fornito un budget di 250 euro mensili, con i quali riduce le sue uscite al minimo. Ma si potrebbe parlare di riduzione nel caso ipotetico in cui i taxi effettivamente venissero. La situazione attuale è che sono giorni che mia madre, come amministratrice di sostegno di mia sorella, prenota questi taxi, i quali non sono mai arrivati.

Oggi, dopo 5 taxi prenotati e che non si sono presentati, ne è venuto uno che ha chiesto alla mia famiglia dei soldi aggiuntivi (dato che il servizio del comune non copre il tragitto verso casa).

Prendendo atto di quanto sopra scritto, a me appare evidente che ci sia una violazione, oltre che del diritto alla mobilità, delle libertà costituzionali fondamentali e primarie di mia sorella e di tutti gli utenti che in questo momento versano nella medesima situazione. A causa di questa inefficienza, mia sorella (e tutte le altre persone che usufruiscono del servizio) avrà gravi ripercussioni sulla salute, dato che le si sta togliendo una delle poche cose che garantiscono loro una vita ‘normale’.

È evidente anche una disparità nell’accesso a tale servizio, creando una disparità di trattamento tra chi vive in zone centrali e chi no. Per una persona in condizione di disabilità è essenziale uscire ed intrattenere delle relazioni all’esterno.
Non è giusto che a causa di tale disservizio, cosi tante persone siano segregate in casa scontando una pena che non meritano.

Sono giorni che ricevo messaggi di caregiver che sono costretti ad uscire prima dal lavoro per accompagnare i rispettivi familiari, a terapia, al bar o in qualunque altro posto dato che questo servizio non funziona. Si sta privando non soltanto l’utente della sua autonomia, dignità e autodeterminazione, ma anche il caregiver del suo diritto fondamentale al lavoro.

In particolare mi preme anche sottolineare che questo “privilegio” (ed è folle doverlo definire tale in uno Stato di Diritto) di poter uscire prima dal lavoro per accompagnare autonomamente i propri familiari non è comunque per tutti. Come sopra detto, mia sorella ha una grave rotoscoliosi e la sua carrozzina è postulata proprio in relazione alla grave condizione fisica di mia sorella e di conseguenza è piuttosto ingombrante. Non è una carrozzina che si può chiudere, e ne tantomeno che entra nel bagagliaio di una macchina.
Presupponendo anche di riuscire a far salire mia sorella in una macchina (e per tale operazione servirebbero almeno 3 operatori, considerando il peso della persona, la spasticità, la distonia, gli spazi ristetti di un automobile) senza farle venire un attacco epilettico per il contesto che le verrebbe imposto, la carrozzina dove dovrei metterla?

Questo servizio sta togliendo definitivamente la dignità a delle persone che già quotidianamente lottano per il diritto ad una vita dignitosa. Sono una studentessa di giurisprudenza, e ad oggi prendo atto di quanto la giustizia sia qualcosa di pleonastico.
Non è affatto vero che ‘la legge è uguale per tutti’. La legge è valevole soltanto per chi sta bene, per chi ha la possibilità economica e per chi non è vulnerabile.

Ciò che chiedo, e che mi sembra folle di dover chiedere, è che venga ripristinato immediatamente un servizio consono, capace di essere definito tale. In alternativa, che vengano fornite delle macchine adattate alle famiglie dal comune di Roma. Chiedo di prendere i provvedimenti opportuni sulla vicenda, con i poteri che vi sono conferiti dalla ‘legge’.

Indubbiamente questa situazione verrà portata in tribunale, perché ancora una volta lo Stato italiano non è in grado di garantire il diritto ad una vita dignitosa alle persone con disabilità.

Cordialmente,
Diana Gini

L'articolo “Mia sorella segregata in casa perché Roma ha eliminato il trasporto disabili”- La lettera di mia figlia Diana proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti