Donald Trump tra Nigeria e Venezuela, ovvero la politica come blockbuster
- Postato il 7 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Ormai è accertato: le mosse imperiali della Casa Bianca sono ispirate dagli sceneggiatori di Hollywood in veste di strateghi. Difatti il colpo di mano in Venezuela del 3 gennaio scorso non è altro che il remake del blockbuster 1997 Air Force One, con il gigionesco Donald Trump nella parte di Harrison Ford.
Se ricordate, il film di Wolfgang Peterson inizia con un contingente dei corpi speciali che atterra da un elicottero sulla residenza del leader “canaglia” del Kazakistan generale Ivan Radek, lo cattura in un batter d’occhio, lo ammanetta e se lo porta via. Se cambiamo il nome del sequestrato e la location, lo script è sempre lo stesso. Soltanto che il lieto fine della vicenda – per “i buoni a stelle-e-strisce” – è assicurato solo nella versione cinematografica, mentre in quella reale è ancora tutto da appurare.
Basti ricordare la fine ignominiosa della vicenda vietnamita, oggetto del trionfalistico “Berretti Verdi” del John Wayne annata 1968; capostipite di queste operazioni speciali congiunte, propaganda e azione, schermo e campo di battaglia, cui hanno fatto seguito altre vicende finite a mal partito in Iraq (“Green Zone”) e Afghanistan (“Rambo 3”). Ma sarebbe troppo sperare che questi precedenti possano far rinsavire almeno i nostrani Nando Moriconi alias Santi Baylor – vulgo, “americani a Roma” all’Alberto Sordi – incarnati nel macchiettistico Tommaso Cerno che lo stesso giorno, ospite a Quarta Repubblica Mediaset del compare american dreaming Nicola Porro, confonde il presidente Nicolàs Maduro con un piatto di maccheroni da distruggere: “per me è una giornata bellissima, questa azione dell’America, questo ritorno dell’Occidente in un mondo in cui l’Occidente è calpestato da se stesso, c’è da fare strategicamente gli interessi dell’Occidente”.
E quali sarebbero questi interessi strategici, secondo il berretto verde tutto mossette ex senatore Pd? Mantenere in mano dell’America le risorse del Sud America. A questo conduce la cultura da blockbuster. E, visto che buona parte di questi prodotti per ragazzi sono trasposizioni dei comic Marvel o DC Entertainment, si capisce come la loro diffusione produca sui fruitori effetti infantilizzanti. La cultura a fumetti di un immobiliarista dai modi bulleschi che governa dal centro dell’Occidente come un videogioco spara-spara.
Quei modi che annichiliscono la tremula corte dei miracoli europea, che suppone di essere l’altra metà dell’Occidente; che nel suo vivere di ricordi e nostalgie finisce per accreditare macroscopiche regressioni al passato quali il ritorno alla politica delle cannoniere. Dalla Dottrina di Monroe (1820) alla Guerra dell’Oppio (“55 giorni a Pechino”). Con tanto di apprezzamento delle compiacenti Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni, che – a proposito del remake cileno trumpiano a Caracas – sussurrano all’unisono: “l’intervento difensivo Usa è legittimo”. Le spudorate.
Intanto ritornano in auge altre spudoratezze che non avremmo voluto rivedere; nel ripetersi dell’apoteosi dell’avidità. Ora come allora di petrolio messo in pericolo da nazionalizzazioni volte a espropriare i petrolieri occidentali. La motivazione mal giustificata dalla Casa Bianca con borborigmi sempre diversi: nell’immediato secondo dopoguerra, il colpo di Stato di Cia ed MI6 britannico in Iran, giustificato come esportazione della democrazia per defenestrare il premier iraniano democraticamente eletto Mohammad Mossadeq, reo di voler nazionalizzare i pozzi petroliferi controllati dalle Sette Sorelle occidentali (operazione che riportò al potere lo Scià Reza Pahlavi, gettando le basi per l’avvento degli ayatollah della rivoluzione islamica); oggi come lotta a ipotetici cartelli venezuelani della droga.
Vicende che mostrano la faccia peggiore dell’Occidente in questa fine dell’eccezionalismo Usa, in pieno crollo economico. Da qui la corsa American First ad accaparrare risorse; e si bombarda a Natale la Nigeria, ricca oltre che di petrolio anche di oro, litio e altre terre rare (macché difesa di cristianuzzi), a capodanno il Venezuela. Per cui – dice Lucio Caracciolo – “i posteri vedranno nel trumpismo alcune diagnosi pertinenti curate con terapie disastrose”. I soliti remake del peggio del nostro mondo, per cui Arnold Toynbee scriveva che “l’Occidente ha conquistato il mondo non per la superiorità di idee, valori, religione ma per la superiore applicazione della violenza organizzata”.
Storia di massacri della violenza avida. Dalla Meso-America, dove all’arrivo di Colombo gli indios erano 30-40 milioni e in un secolo erano ridotti a 10, alle Molucche, i cui abitanti furono cancellati dagli olandesi per impadronirsi del lucroso monopolio delle spezie, interfaccia sul Pacifico delle orride tratte atlantiche schiaviste; fino a sabato scorso. Ma – conclude Toynbee – “gli occidentali se ne scordano spesso, i non occidentali mai”. Il fardello dell’uomo bianco versione Trump. Calpestatore seriale di altrui dignità.
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