L’ex Albergo Miravalle è stato donato al Comune di Ceres che punta a dare una nuova vita a una luogo iconico della Valli di Lanzo
- Postato il 4 maggio 2026
- Cultura
- Di Quotidiano Piemontese
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L’albergo venne costruito nel 1870 e fu uno dei primi edifici liberty fabbricati in nella valli di Lanzo. Durante il boom economico, e fino al 1977, ospitò migliaia di turisti a Ceres per le vacanze. Nel 1992, dopo quasi venti anni dalla chiusura, ci fu un tentativo di trasformare il complesso in una comunità per persone con problemi psichici, i lavori vennero iniziati, ma il comune non rinnovò la concessione edilizia e il complesso venne abbandonato. Ora si cerca di darli nuova vita.
Il complesso immobiliare oggetto della donazione– non costituisce infatti un semplice bene patrimoniale, bensì un luogo carico di memoria, che ha rappresentato per lungo tempo uno dei punti di riferimento della vita sociale e turistica di questo territorio. Con questo spirito, e con il rispetto dovuto alla storia che questo edificio rappresenta, si affida al futuro il compito di dare nuovo significato a ciò che, per molti anni, ha contribuito a definire l’identità di Ceres≫.
Spiega il sindaco Davide Eboli:
un sincero e profondo ringraziamento al dottor Aurelio Sanfilippo per il gesto compiuto oggi. La donazione dell’ex Grand Hotel Miravalle non è soltanto un atto formale: rappresenta qualcosa di molto più grande. È la restituzione di un simbolo. Un simbolo di Ceres, certo, ma anche dell’intero territorio, della sua storia, della sua identità e della sua memoria collettiva. Riportare questo edificio nelle mani della comunità significa ridarlo ai ceresini, ai valligiani, ma anche a tutti coloro che amano e vivono questo territorio, residenti e villeggianti. Siamo pienamente consapevoli che ciò che oggi accogliamo è anche una grande responsabilità
. La struttura, segnata dal tempo, richiederà interventi importanti: si tratta di un immobile imponente, con criticità evidenti, che comporterà un impegno significativo sotto ogni punto di vista. Questa non è stata una scelta semplice, né scontata. È una scelta che nasce dal senso di responsabilità, ma anche dal cuore. Perché siamo convinti che un territorio che non custodisce e non valorizza la propria storia rischia di perdere la propria identità. E senza identità diventa difficile spiegare ai più giovani da dove veniamo, chi siamo e quale sia il valore di ciò che le generazioni prima di noi hanno costruito. Un luogo di cultura e di lavoro, capace di accogliere iniziative, un possibile museo delle genti, spazi condivisi e nuove opportunità. Immaginiamo uno spazio vivo, vissuto, aperto a tutti. Un progetto che non riguarda solo un edificio, ma che può contribuire a ridisegnare e rilanciare il futuro del nostro paese.
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