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L'Italia non ha fatto nulla per meritarsi Renzo e Lucia

  • Postato il 4 maggio 2026
  • Cultura
  • Di Libero Quotidiano
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  • 7 min di lettura
L'Italia non ha fatto nulla per meritarsi Renzo e Lucia
L'Italia non ha fatto nulla per meritarsi Renzo e Lucia

Dopo un’onorata carriera spesa a parlare bene o male di libri, anche su queste pagine, mi trovo in enorme difficoltà a discutere I Promessi sposi, considerato il padre del romanzo italiano, il momento fondativo della nostra lingua letteraria. Eppure non è scritto in lingua italiana, perché la lingua italiana non esisteva, esiste oggi che ogni romanzo italiano attinge a uno stile comune, fatto in parte di traduzioni dall’inglese e in parte di dialoghi cinematografici. Non ho studiato come Manzoni sia arrivato alla prosa del suo capolavoro (intendo la versione definitiva) ma quella scrittura è irripetibile, inimitabile. Del resto ogni grande scrittore scrive nella sua lingua, non in quella della nazione in cui si trova a operare. Nel romanzo di Manzoni si trova il toscanismo “scandolo” anziché scandalo, e mille altre parole esotiche alle nostre orecchie, eppure si capisce benissimo. Perché? Perché il punto non è la lingua, ma l’emozione e la musica di un testo, che aiutano il significato.

Si trova spesso un errore per cui oggi gli editor ti scorticano vivo, cioè la virgola dopo il soggetto. C’è Dio, ma non è un romanzo cattolico e non entra in polemica con i valori moderni e non predica la religione dell’umanesimo. Sono più cattoliche le opere di Pasolini. È un romanzo eretico, e perciò controverso, enigmatico e di impossibile interpretazione. A scuola non sanno che farsene, anche perché è lecito il dubbio che, per un adolescente, sia un romanzo troppo raffinato. A quell’età bisogna appigliarsi a qualcosa di più spettacolare, oppure a qualche estremismo politico, mentre I Promessi Sposi è un libro all’altezza di un lettore al di sopra del tempo e dello spazio come Goethe, che lo ammirava molto, soprattutto per quella galleria formidabile di personaggi, il cast meglio assortito del mondo.

 

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C’è la falsa ingenua, quella Lucia Mondella che, rapita dal cattivo (l’Innominato, ancora nella fase di villain ma già a disagio) chiede di essere liberata e da lui accompagnata in una chiesa, uscendosene con un argomento teologico sensazionale per una filatrice: «que’ passi Dio glieli conterà». Al paragone con tanta sottigliezza dialettica, l’esagitato Renzo fa la parte del Sigfrido di Wagner, una specie di figlio della natura rozzo e infantile, che scorrazza, si nasconde e riappare, utile però a farci vedere con i suoi occhi da primo uomo sulla Terra il magnifico paesaggio dell’attraversamento dell’Adda.

E davvero qui si sente la musica della natura, il canto non del paesaggio, della Terra. C’è il villain vero e proprio, Don Rodrigo, che finisce come in un film di George Romero, zombificato tra i disprezzati zombi, appestato tra gli appestati. Perché I Promessi sposi, nel suo essere il parto di un folle controllato come Manzoni, raccoglie volentieri anche l’horror – vedi gli infernali monatti -, e poco importa se gli venisse da Walter Scott o fosse una sensibilità nativa. Il tanto citato Don Abbondio, è, in fondo, un personaggio minore, sopravvalutato dagli interpreti perché subito identificato con il presunto carattere vile e opportunista, ma non genuinamente malvagio, dell’italiano medio. Il vero giustiziere, il personaggio eroico del romanzo è naturalmente padre Cristoforo, già noto, nella sua prima vita, come Lodovico, giovane bullo che stende un altro bullo, ma aristocratico, e si deve convertire sì per rivolta morale ma anche perché non ha altre strade, se non vuole subire la vendetta dei congiunti dell’ucciso.

Completa il cast la monaca di Monza, poi utile a sfruttamenti grossolani nel filone cinematografico “lussuria in convento”, qualche altro popolano folcloristico, l’arroganza e l’ottusità del potere con i governatori spagnoli e le loro gride. Le descrizioni, quelle cose scomparse dai romanzi contemporanei (non solo italiani) sono al livello delle vette di Edgar Allan Poe. L’unica cosa che si può concludere è che, dalla sua pubblicazione a oggi, cioè quasi due secoli, l’Italia della politica, della cultura, dello spettacolo non ha fatto nulla per meritarsi I promessi sposi. E stiamo ancora a discutere se includerlo o no nei programmi scolastici.

 

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Autore
Libero Quotidiano

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