L’asse Sala-Fontana svende Milano alla finanza internazionale: ora il cittadino è suddito di troppi regni
- Postato il 3 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Sembra incredibile ma a Milano, la metropoli italiana dell’iper-globalizzazione, Lega e Fratelli d’Italia ogni tanto fanno qualche piccolo moto di opposizione, ma poi in concreto, pur a non troppa distanza dalla scadenza del mandato del sindaco Beppe Sala, si siedono spesso e volentieri al tavolo della spartizione e della svendita del patrimonio pubblico. Altro che populisti e sovranisti: sono tutti ‘privatisti’ a oltranza.
Le ultime notizie, da titolo enfatico sul Corriere della Sera, recitano: Asse Sala-Fontana, dopo la riqualificazione del Corvetto e il nuovo stadio, ora il Museo della Resistenza. Non è un pesce d’aprile ma una sintesi approssimativa di un patto politico ‘cementato’ sulla speculazione edilizia e sul cosiddetto ‘salva-Milano’ che si è allargato simbolicamente alla cultura: dopo La Scala e il Piccolo, ora anche per la sede museale del movimento partigiano, e pure per la costruzione della titanica nuova biblioteca finita già al centro del caso giudiziario che ha visto coinvolto l’archistar del ‘bosco verticale’ della Milano da ri-bere, Stefano Boeri.
Nella città che vantava la superiorità morale ora stanno tutti zitti e felici pur di battere cassa e farsi dare altre montagne di soldi da Roma persino per finire i lavori delle folli Olimpiadi invernali, uno degli interessi primari del cosiddetto ‘asse Sala-Fontana’. Tutti felici, democratici europeisti da piazza del Popolo, sovranisti Fratelli e sorelle d’Italia, populisti da prato di Pontida e inevitabili moderati sempre buoni pur con cognomi inutilmente feroci, di distruggere un bene simbolo come San Siro per far rifare l’area ai padroni di Inter e Milan, che saranno ricoperti anche di denaro pubblico sotto forma di contributi alla bonifica ambientale, sconti in oneri comunali e amenità varie.
La sanità, poi, con il suo enorme peso economico, è l’ambito in cui questa micidiale combinazione di poteri privati e consenso politico ha trovato il suo apogeo, con il caso emblematico del gruppo pigliatutto, il colosso da quasi due miliardi di euro di giro d’affari, il Gruppo San Donato. Si presenta da sé come società “leader della sanità italiana con 5,4 milioni di pazienti trattati nell’ultimo anno, in 54 strutture sanitarie (di cui 18 ospedali), con più di 7.000 medici, con 5.566 posti letto e 18.240 collaboratori”. Si noti quel bel “collaboratori” di berlusconiana memoria, dato che al vertice del gruppo siede l’ex delfino democristiano ‘senza-quid’ Angelino Alfano, accanto al vicepresidente Kamel Ghribi, un uomo d’affari tunisino che sta garantendo l’espansione delle attività e l’afflusso di capitali internazionali di paesi arabi, e a un ultimo rappresentante della famiglia dei fondatori, Paolo Rotelli.
Nessuno si sogna di mettere in discussione l’eccellenza clinica di molte specialità in cui brilla questo ircocervo sanitario, di sempre maggiore chimerica assurdità (dal San Raffaelle ciellino di don Verzé al nuovo ospedale in Iraq a Najaf, città sacra dell’Islam sciita!), pur solidamente basata sulla massa di denaro pubblico delle convenzioni con la Regione Lombardia. Quello che fa impressione è lo strapotere e i disservizi per i cittadini che ne conseguono: cattedrali nel deserto come il nuovo Galeazzi a Mind, nell’area che fu Expo, dove per ora è impossibile trovare parcheggio, ci si perde negli interminabili corridoi, con una massa di persone in giro per gli ambulatori assolutamente anti-igienica, e si fanno mediamente code di un’ora in accettazione, come un po’ ovunque nelle strutture più richieste.
Ci sono persino oasi fuori dal controllo pubblico, vedi la ex Villa Turro a Milano, dove si trovano i reparti di psichiatria – oltre a un’eccellente infettivologia – e capita addirittura che i vigilantes privati, guidati da un ceffo in borghese che non si vuole nemmeno qualificare, spadroneggino aggredendo con insulti irripetibili persino l’anziano paziente che osa appoggiare la bici in un parcheggio apposito (ne parlo per testimonianza diretta).
Ma è in generale il ricorso costante, tutto al ribasso, agli appalti e al lavoro attraverso società esterne o contratti a tempo determinato e a chiamata, come certificato dalle critiche della Corte dei Conti alla sanità in Lombardia, che crea inevitabilmente problemi agli utenti.
Ecco, l’aspetto veramente disarmante del grande consenso politico e di poteri che l’espressione ‘asse Sala-Fontana’ riassume solo parzialmente è che questa svendita pezzo dopo pezzo di Milano alla cosiddetta finanza internazionale, alla fine, riduce il cittadino a suddito di troppi regni, che non sa a chi rivolgersi se ha qualcosa da dire o se ha un problema concreto.
Almeno una volta la distanza tra rappresentanti politici e cittadini era più corta, soprattutto quando finivano in ballo questioni di servizio pubblico, vedi il memorabile scontro tra i tranvieri in sciopero anti-immigrati dopo alcuni episodi d’aggressione intorno ai depositi e il sindaco Paolo Pillitteri. Adesso i leader sono sempre più irosi, chiusi nelle tristi parabole di fine mandato e di pre-senescenza, siano Sala, Fontana o Bertolaso: non fanno che provare a mettere a tacere tutto e tutti, sprezzando come ‘Signori del No’ i cittadini critici e mostrando poco rispetto persino per la magistratura.
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