La situazione che stiamo vivendo è paradossale e pericolosa: dobbiamo riallinearci all’antifascismo
- Postato il 3 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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L’8 maggio celebreremo l’80esimo anniversario della vittoria sovietica sul nazismo. Senza l’enorme apporto di vite umane dato dall’Urss ci troveremmo oggi con ogni probabilità sotto il tallone hitleriano. Si tratta di un’elementare verità storica che pure oggi molti si affannano a rimuovere e negare. E si tratta a volte di persone istituzionalmente autorevoli, come il presidente della Repubblica italiana nata dalla Resistenza, Sergio Mattarella, che poco tempo fa ebbe a paragonare maldestramente Russia e Terzo Reich, suscitando legittime rimostranze da parte di Mosca.
In effetti la situazione che stiamo vivendo è per molti versi paradossale, oltre che pericolosa. Il capitalismo sta distruggendo il pianeta col cambiamento climatico e ripone oggi le sue speranze di ripresa economica nello sviluppo dell’industria bellica. Nulla di nuovo. Si sta riproponendo, dazi compresi, la stessa dinamica che ha già causato due guerre mondiali. Andiamo verso la terza, consapevoli, con Einstein, che la quarta, se mai avverrà, sarà combattuta con la clava.
Eppure un ceto politico e sindacale formato da persone intellettualmente stolide e culturalmente ignoranti ci trascina verso l’abisso. Il governo italiano e la finta opposizione del Pd appaiono totalmente a rimorchio dei peggiori guerrafondai europei, che ogni giorno compiono nuovi passi verso la catastrofe, tentando in ogni modo, dalle tragicomiche illustrazioni dei kit di sopravvivenza all’infiltrazione nei programmi scolastici, di prepararci psicologicamente all’ineluttabilità del sacrificio supremo. A tal fine ammantano di falsi ideali europeisti e occidentali gli interessi del complesso militare-industriale, avvalendosi di menestrelli improvvisati e grotteschi quasi quanto la Commissaria Lahbib, quella del kit di sopravvivenza.
Non pervenuti il barricadero Landini della rivolta sociale e il combattivo Bombardieri, suscitando il sospetto che confidino nell’apporto occupazionale offerto dalla produzione di armamenti. Il che costituirebbe un nuovo intollerabile tradimento sulla strada della catastrofe. Un sindacato che si rispetti dovrebbe invece mettere al primo posto gli interessi dei lavoratori e della cittadinanza nel suo complesso a non essere maciullati dagli ingranaggi bellici che determinano oggi uno spreco di risorse e domani la distruzione totale.
Strateghi improbabili, come “Micron” Calenda, Crosetto e Meloni, ripropongono inascoltabili banalità sull’irrinunciabilità dello strumento militare. In tal modo essi in realtà rinunciano alla razionalità politica. L’imperativo diventa quello dì armarsi ma non esiste alcun discorso politico degno di questo nome che possa costituire un quadro di riferimento per le scelte da compiere. In tal modo essi non liquidano solo i loro già malridotti organi cerebrali, trasformati in passivi terminali delle pulsioni belliciste dei polacchi e dei lituani, oltre che delle aspettative di profitto sempre più spropositate dell’industria bellica, ma, cosa ben più grave, la Costituzione italiana, il cui art. 11, imponendo il ripudio della guerra, non si limita a formulare un generico proposito pacifista, ma indica imperativamente la strada del negoziato per la soluzione dei conflitti.
Negoziato possibile e necessario rispetto all’Ucraina, dove in varie occasioni il boicottaggio della Nato – espresso da chi reputo autentici criminali di guerra come Boris Johnson – impedì il raggiungimento di un accettabile accordo, coltivando la folle illusione che la guerra avrebbe offerto un’occasione d’oro per rovesciare Putin, che aveva legittimamente inalberato la bandiera della sovranità nazionale della Russia, ponendo fine agli appetiti occidentali alimentati dalla fine dell’Unione Sovietica.
Italia totalmente nulla e negativa rispetto ai conflitti in corso che continua ad alimentare con l’invio di armi, anche se ciò, nel caso della Palestina, si traduce pure in complicità nel genocidio sempre più chiaramente e sfacciatamente perseguito da Netanyahu e dai suoi accoliti. Rinuncia aprioristica a formulare proposte costruttive per fermare i massacri in atto che pure sarebbero non solo possibili, ma necessarie ed urgenti. Tradimento quindi della Costituzione repubblicana e antifascista nel suo fondamentale art. 11, contro il quale va riaffermata l’opposizione del popolo italiano alla guerra, scendendo in piazza il 5 aprile alla manifestazione nazionale promossa dal Movimento Cinquestelle.
E fondamentale è pure l’antifascismo che riaffermeremo il 25 aprile e l’8 maggio, a 80 anni dalla vittoria sovietica sul nazismo. L’ideale antifascista è transitato dalle stanche mani degli Europei invecchiati e votati all’autodistruzione ad altre più degne e capaci. L’Internazionale antifascista nata a Caracas in settembre pone al primo posto la lotta al fascismo in ogni sua forma, compreso il sionismo, e ha recentemente svolto un’importante giornata di mobilitazione a sostegno dei diritti dei migranti, a partire da quelli dei venezolani deportati indegnamente da Trump.
Solo riallineandoci all’antifascismo, abbandonando quindi al loro destino i pazzi criminali che dettano legge a Bruxelles come a Washington, ritroveremo le nostre radici più autentiche e quelle stesse dell’Europa, così come contenute fra l’altro in un documento storico importante come il Manifesto di Ventotene, oggi citato insopportabilmente a sproposito da una parte e dall’altra.
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