Il bilancio del governo Meloni è fallimentare, eppure ancora resiste. Ecco perché
- Postato il 9 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Un risultato concreto ottenuto dal governo Meloni nei suoi primi tre anni e passa di vita è senza dubbio consistito nell’incremento notevole di cariche ben retribuite per il rampollo del presidente del Senato, Geronimo La Russa, e altri fortunati. Un po’ poco, specialmente alla luce del fatto che il bilancio è a dir poco fallimentare per il residuo 99% e passa del popolo italiano, buona e crescente parte del quale non arriva a fine mese, mentre migliaia e migliaia di giovani promettenti e qualificati cercano fortuna all’estero, specialmente in settori allo sbando totale come quello dell’Università e della ricerca.
Stupisce in effetti la tenuta, nonostante tutto, di un governo disastroso, incompetente e totalmente allineato ai poteri forti, come nessun altro mai dalla Liberazione ad oggi. Come fa quindi a durare? Tutta colpa del popolo pecorone e masochista?
In realtà, come ho già avuto modo di affermare più volte, il vero problema dell’Italia è costituito dalla pessima qualità dell’opposizione e in particolare di quella sua parte, ancora maggioritaria, che si raggruppa sotto le stinte e confusionarie bandiere del Partito democratico. Formazione quantomai ricca di posizioni non condivisibili e su alcuni temi ancora peggiori, se possibile, di quelle delle destre al governo. Ciò accade in primo luogo per quanto riguarda il tema davvero decisivo della pace. Proprio nel momento in cui dovremmo disallineare il nostro Paese dall’Occidente guerrafondaio, vari vecchi attrezzi, afferenti al Pd e alla palude centrista, si fanno promotori di atlantismo, sionismo e odio nei confronti del resto del mondo, in primo luogo ovviamente la Russia.
Non si tratta certo di essere putiniani, filoislamici o filocinesi, quanto di prendere atto del fatto che le vere minacce alla pace provengono oggi dal seno stesso dell’Occidente e dalle sue schegge impazzite. Israele, che procede imperturbabile nel genocidio del popolo palestinese e si prepara a lanciare nuove guerre dall’esito imprevedibile contro Iran e altri. Ucraina, che non accetta il fallimento chiaro ed evidente del tentativo della Nato di usarla come ariete di sfondamento contro la Russia e cerca oggi spasmodicamente la Terza Guerra Mondiale pur di evitare il redde rationem di Zelensky e della sua cricca di corrotti e profittatori.
Ma anche Unione Europea che, alla ricerca di una demenziale grandeur che impedisca ai popoli di fare i conti coi governi sempre meno popolari, ha imboccato la via suicida del riarmo e della guerra, rinunciando alla prospettiva dello sviluppo ecologicamente compatibile e della giustizia sociale. Ma anche Stati Uniti, sornioni ed ambigui sull’Ucraina ma strategicamente contrapposti alla Cina e più che mai aggressivi in America Latina, all’insegna dell’inaccettabile rilancio della Dottrina Monroe contro il Venezuela bolivariano e chavista di Nicolas Maduro, ma anche contro Cuba, Nicaragua, Colombia, Messico e Brasile.
Anche l’Italia di Giorgia Meloni costituisce oggi dunque una scheggia impazzita dell’Occidente guerrafondaio che minaccia di porre fine nel giro di poco tempo all’umanità e al pianeta.
Il popolo, che nella sua stragrande maggioranza ama la pace e ripudia la guerra, non si esprime con la dovuta energia proprio perché la principale forza della sedicente opposizione è infettata a fondo dai virus dell’atlantismo, del sionismo, del riarmo e della guerra che l’Occidente e le sue schegge impazzite stanno preparando. Il contagio si propaga in varie forme dai vari Fassino, Guerini, Gentiloni con annessi i satelliti centristi Calenda e Renzi, fino a quanto resta delle organizzazioni di massa di quella che un tempo fu la sinistra, e cioè – per linitarsi a citare le principali – Arci, Anpi, Cgil; non del tutto prive di settori coerenti e combattivi, ma complessivamente paralizzate e subalterne ai guerrafondai, come dimostrato fra l’altro dalla scelta irresponsabile della Cgil di non confluire nello sciopero generale unitario di fine novembre promosso da Unione sindacale di base, Cobas ed altri.
Un’occasione imperdonabilmente mancata di scendere in mobilitazione e in piazza sugli obiettivi inseparabili della pace e dei diritti di lavoratrici, lavoratori e popolo nel suo complesso. Una situazione di grave immobilismo che finirà per scavare sempre più a fondo il baratro già oggi esistente tra popolo e istituzioni democratiche, ben evidenziato tra l’altro dal crescente astensionismo elettorale e dall’orientamento sempre più autoritario e repressivo del governo Meloni.
Occorre riattivare i canali di comunicazione tra le larghe masse e le forze organizzate, a partire dal referendum costituzionale che si terrà all’inizio della prossima primavera, affinché si tratti di una primavera esemplare di lotta per la pace e i diritti, contro il governo delle destre e i guerrafondai annidati dentro il Pd e l’area centrista.
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