Gli italiani sono pacifisti ma l’Ue vuole sostegno popolare sul riarmo: così si minaccia lo spirito di Ventotene
- Postato il 1 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Non solo in Italia, ma soprattutto in Italia, tutte le inchieste e i sondaggi mostrano la netta prevalenza del pacifismo tra la gente comune. Come ha scritto Le Monde il 27 marzo 2025 nell’edizione in lingua inglese, “Italy’s pacifist ideals go against Europe’s desire to rearm”. Perché? A causa dei legami storici dell’Italia con il cattolicesimo e il comunismo, la stragrande maggioranza degli italiani si oppone al riarmo nel loro paese e in Europa, spiega l’opinionista francese. E suggerirei ai dirigenti e ai rappresentanti del Partito Democratico, amanti delle atmosfere parigine, una breve riflessione su questa frase.
Quanti cittadini europei sarebbero disposti a combattere per la patria? Nel 2017, un sondaggio Gallup segnalava percentuali imbarazzanti, attorno al 20% in Italia, Spagna e Germania; meno del 30 in Francia e Regno Unito. La pandemia e la guerra europea hanno modificato la volonterosità popolare? Secondo il sondaggio Gallup di un anno fa molto poco, se meno del trenta per cento dei cittadini dell’Europa Occidentale sarebbe disposta a servire la patria in guerra (Fig.1). Almeno in materia bellica, i governanti europei sono più volonterosi dei propri governati.
La gente va convinta. Bisogna conseguire il sostegno popolare al riarmo e alle sue indispensabili conseguenze, quelle che la Ue ha traguardato sull’orizzonte 2030. L’ultima che ci ha provato, tale Hadja Lahbib, è la Commissaria Ue per la Gestione delle Crisi. Il suo video-tutorial istituzionale in puro stile TikTok sorprende per il tono distopico e l’umorismo macabro. A che cosa possa servire il coltellino svizzero in caso di crisi climatica è un mistero. Qualcuno già brontola perché non è un prodotto Ue. Ma contro le baionette russe ha un suo perché, probabilmente più efficace di un autarchico Opinel.
La Ue sta indirizzando un fiume di denaro al sostegno mediatico, diretto e indirettamente subdolo, sul tema del riarmo. Basta interrogare il web per imbattersi in una miriade di iniziative, tutte ben fabbricate. La Commissione Europea forse si ispira alla lezione di un politico assai popolare nella prima metà del secolo scorso, che riporto integralmente: Naturalmente, la gente comune non vuole la guerra. Né in Russia, né in Inghilterra, né in America, né in Germania. Questo è ovvio. Ma, dopo tutto, sono i leader del paese che determinano la politica, ed è sempre un semplice compito trascinare il popolo, sia in una democrazia, in una dittatura fascista, in un parlamento o in una dittatura comunista. Con o senza voce, il popolo può sempre essere portato agli ordini dei leader. È facile. Tutto quello che devi fare è dire loro che sono sotto attacco e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo ed esposizione al pericolo. Funziona allo stesso modo in qualsiasi paese (cit.)
Il terrorismo mediatico sul pericolo russo schiera in prima linea una élite liberale arroccata su posizioni sempre più arroganti e presuntuose, incapaci di ascolto e discussione. Questa élite — ispirata fondamentalmente al credo ordo-liberale e suprematista — si è impadronita della cultura e della democrazia trasformandola in proprietà privata ed esclusivamente europea, dopo la resurrezione di Trump. E occupa una piazza anacronistica attorno alla grida di una Unione Europea senza se e senza ma; e senza capo né coda.
La retorica che impone di stringersi a coorte attorno alla bandiera europea contro i presunti nemici interni ed esterni è frutto di un europeismo cieco e sordo. Minaccia lo spirito di Ventotene ben più degli ululati alla luna dei più inguaribili euroscettici. E rischia di ridurre ulteriormente la popolarità del progetto europeo.
Anziché imporre questa retorica malata, chi volesse rianimare il sogno europeo dovrebbe lavorare alla costruzione di una società più equa, solidale, sussidiaria. Il sogno che ha guidato la rinascita del continente nel dopoguerra aveva come faro la pace, non la deterrenza. Gli strumenti per fermare il declino dell’Europa sono la pace, il disarmo, il benessere e le solide protezioni sociali.
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