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Antenna di Boissano, Mattiauda: “Il Consiglio di Stato si è espresso, ora il Comune non ha più scuse: deve rimuoverla”

  • Postato il 29 luglio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Antenna di Boissano, Mattiauda: “Il Consiglio di Stato si è espresso, ora il Comune non ha più scuse: deve rimuoverla”

Boissano. “Siamo profondamente stufi di questa storia che si trascina ormai da quattro anni sulla pelle dei cittadini. Adesso c’è una sentenza definitiva del Consiglio di Stato e l’amministrazione non ha più scuse: deve ascoltare la volontà di 1.200 residenti e liberare via Zurmagli dal ripetitore 5G”. Così Davide Mattiauda, consigliere comunale del Gruppo Misto di Boissano, che in questi gironi ha depositato “una formale e dettagliata interrogazione consiliare, con contestuale richiesta di accesso agli atti, per fare piena luce sulla gestione amministrativa ed economica del contenzioso legato alla stazione radio base”.

Nel documento, il consigliere ricorda che “la recente sentenza del Consiglio di Stato (numero 4793 depositata in data 23 giugno 2026) ha definitivamente ed espressamente accolto il ricorso giurisdizionale promosso dai cittadini residenti avverso l’installazione della stazione radio base/ripetitore 5G sita in via Zurmagli. Tale autorevole pronuncia della massima magistratura amministrativa ha sancito la piena validità, l’efficacia e l’inderogabile applicabilità del regolamento comunale e del correlato Piano delle Antenne dell’Ente, respingendo in toto i provvedimenti autorizzativi precedentemente concessi o consolidatisi in deroga o tramite meccanismi di silenzio-assenso”.

Ricorda Mattiauda: “Per quattro lunghi anni la giunta Devincenzi ha scelto la strada dell’ostinazione, arroccandosi nella difesa giudiziale di atti nati storti e palesemente contrari ai nostri stessi regolamenti interni. Una strategia fallimentare che ha costretto le famiglie del quartiere a spendere soldi di tasca propria per difendere la salute e il territorio e che oggi rischia di presentare un conto salatissimo anche alle casse comunali, sottraendo risorse pubbliche ai servizi essenziali dei boissanesi”.

Infatti, secondo Mattiauda “questa amministrazione ha ritenuto di dover strenuamente difendere in sede giudiziale i propri provvedimenti autorizzativi ed i titoli edilizi rilasciati, nonostante la vigenza e la cogenza del Piano Antenne costituissero un quadro normativo interno ben noto, vincolante e consolidato per gli uffici e per l’organo politico. La scelta strategica di resistere in giudizio nei due gradi del contenzioso amministrativo ha inevitabilmente comportato un ingente, gravoso e continuativo impiego di denaro pubblico in spese legali, onorari di patrocinio, contributi unificati e oneri accessori, sottraendo preziose e limitate risorse di bilancio all’erogazione dei servizi essenziali per la comunità boissanese”.

“Con l’atto ispettivo che ho depositato chiedo trasparenza assoluta su quattro punti fondamentali. Primo: una rendicontazione analitica, fino all’ultimo centesimo, di tutte le spese legali sostenute dal Comune, degli onorari, dei contributi unificati e degli eventuali risarcimenti già liquidati o ancora da pagare. Secondo: l’immediata individuazione dei soggetti che dovranno sostenere i costi dello smantellamento dell’impianto e della rimessa in pristino dei luoghi, senza gravare sul Comune e quindi sui cittadini”.

E ancora: “Terzo: un cronoprogramma certo che garantisca la conclusione delle procedure di rimozione e delocalizzazione dell’impianto prima della scadenza del mandato amministrativo nel 2027. Quarto: evitare qualsiasi lungaggine burocratica o inerzia che finisca per scaricare questa pesante eredità sulla prossima amministrazione”.

Parallelamente all’interrogazione Mattiauda ha richiesto, tramite accesso agli atti, la trasmissione di tutte le delibere di incarico, delle fatture dei legali e dei mandati di pagamento emessi dal settore finanziario: “I cittadini hanno espresso una volontà chiara, sostenuta da una petizione firmata da 1.200 persone e oggi confermata dal Consiglio di Stato. La democrazia e il rispetto della legge non possono essere calpestati per quattro anni in nome dell’orgoglio politico. L’amministrazione esegua la sentenza senza perdere un solo giorno di tempo: il ripetitore deve essere rimosso da via Zurmagli prima della fine dell’attuale mandato amministrativo”, conclude Mattiauda.

Autore
Il Vostro Giornale

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