Anche la Società Dante Alighieri sconsiglia lo schwa. Ma siamo sicuri che i membri siano d’accordo?
- Postato il 31 marzo 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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di Massimo Arcangeli*
Dopo le mie critiche alla circolare del 21 marzo in cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha raccomandato di “attenersi alle regole della lingua italiana” nelle comunicazioni scolastiche ufficiali, con l’intento di bandire schwa, asterischi e altri segni grafici non ortodossi, sono fioccati i messaggi: non è che hai cambiato opinione rispetto a quando, nel 2022, lanciasti una petizione proprio contro lo schwa?
Il problema è un altro, e lo ha ben sintetizzato Salvatore Settis in un articolo uscito sulla Stampa del 29 marzo (La grammatica non è politica. Alla scuola servono riforme e meno diktat): “Se a proporre un ragionamento storico e linguistico è un qualsiasi cittadino o anche, con ben altro peso, l’Accademia della Crusca, è l’argomentazione usata che fa la forza o la debolezza del discorso. I guai cominciano quando un ministro vuole imporre le proprie opinioni rivestendole dell’autorità del governo. Ed ecco che la materia del contendere (lo schwa) si dilegua nella nebbia, e il vero tema diventa l’esercizio dell’autorità repressiva, e in sotterraneo accordo con gli apostoli dello schwa il genere grammaticale si fa indicatore di un’opzione pro o contro le nostre identità di genere. Anziché morire di morte naturale come lentamente accadrebbe, lo schwa ne esce fortificato, diventa una bandiera, evoca scontri e barricate su temi non grammaticali ma socio-culturali”.
Poco importa che io abbia o no mutato parere rispetto a tre anni fa sul ricorso inclusivo allo schwa in un atto pubblico, o in un qualunque altro documento “ufficiale”, poiché la circolare ministeriale non ha nulla a che fare col richiamo all’uso corretto dell’italiano in contesto pubblico. Quella circolare è invece un atto politico, l’ennesima “prova di regime” seguita dal plauso delle scomposte reazioni dell’associazione Pro Vita & Famiglia e dell’estrema destra leghista, e il fatto che io possa ancora ritenere tecnicamente peregrina l’idea che l’italiano venga forzato, in un contesto istituzionale, da corpi grafici estranei destrutturanti tanto quanto il femminile sovraesteso, passa in secondo (o terzo) piano rispetto al fatto che io avverta da militante, nella mia costante azione di contrasto alla discriminazione di genere, che quel che davvero preme al ministro Valditara è combattere l’“ideologia gender”.
E se perfino una ministra moderata come Anna Maria Bernini, sollecitata dal deputato leghista Rossano Sasso, è arrivata ad avviare un’istruttoria (27 novembre 2024) su un laboratorio di Roma Tre e su un corso attivato presso l’Università di Sassari e tenuto da Federico Zappino, in quanto a loro volta presunti diffusori dell’“epidemia” gender, si dovrà allora rispondere d’ora in poi colpo su colpo, se non si vuol finire come la rana bollita di una nota storiella di Noam Chomsky, a ogni attacco all’identità di genere da qualunque parte governativa o area fiancheggiatrice provenga.
Il 28 marzo Andrea Riccardi, intervenendo all’assemblea ordinaria dei soci della Dante Alighieri, convocata una volta all’anno proprio da lui, nel suo ruolo di presidente, ai sensi dello Statuto (art. 8), ha invitato i Comitati della società sparsi per il mondo a non utilizzare schwa e asterischi, riprendendo un’affermazione del compianto linguista Luca Serianni, e senza ulteriori precisazioni, perché privi di un “corrispettivo nel parlato”.
A parte il fatto che, per quanto ostico da pronunciare, lo schwa questo corrispettivo ce l’ha, è imbarazzante che nel comunicato stampa in cui sono riportate le sue affermazioni, subito prima del perentorio invito a seguire l’opinione di Serianni, il presidente della Dante Alighieri (di cui io stesso ho fatto parte, nda) abbia voluto richiamare l’”opportunità di evitare ogni forma di discriminazione e sessismo linguistico” – opportunità: bontà sua – come se fingesse di non sapere che stiamo parlando proprio di questo. Dal momento che l’organigramma della società comprende un Comitato scientifico di tutto rispetto, composto da figure pertinenti allo scopo, mi verrebbe inoltre da chiedere a Riccardi se una presa di posizione così tranchant è condivisa dai suoi membri (sempre che li abbia interpellati in materia, e che abbiano qualche voce in capitolo).
Il comunicato stampa riferisce anche dell’esito delle elezioni di rinnovo delle cariche in scadenza del Consiglio centrale della società. Dei sette eletti due sono ultranovantenni, e, pur con tutta la stima possibile per una grande testimone della Shoah, né Edith Bruck né Giuseppe De Rita sono in questo caso addetti ai lavori in materia di lingua e cultura italiana. Lo stesso dicasi per gli altri tre riconfermati, Pier Luigi Vercesi (giornalista del “Corriere della Sera” a capo della cronaca milanese e lombarda), Maria Maddalena Buoninconti (notaia) e il vicepresidente Marco Tarquinio (europarlamentare eletto nelle file del Pd, ed ex direttore di “Avvenire”), e per i due nuovi, Viviana Ruggero e Bruno Feltracco. La prima è un’avvocata paraguaiana. Il secondo, che si è fermato al diploma (conseguito nel 1980 all’istituto tecnico commerciale “Einaudi” di Bassano del Grappa), opera nel campo della moda ed è fondatore e amministratore delegato di una srl aperta a Hong Kong.
Va da sé che se il Consiglio centrale fosse un mero organo di rappresentanza – difficile da credere, se “provvede al conseguimento dell’oggetto sociale” (art. 10 dello Statuto) – dovrebbero essere chiamate a parteciparvi solo personalità del massimo livello.
Urge un ricambio totale ai vertici della Società Dante Alighieri a partire dal suo presidente. Eletto il 24 marzo 2023 per il suo terzo mandato, è in sella da dieci anni e continua a tenere un piede in due staffe (l’altra è la Comunità di Sant’Egidio) con la stessa disinvoltura con cui è ora uscito allo scoperto, anche lui politicamente (dati i suoi trascorsi, compresi quelli ministeriali), cavalcando l’onda della guerra alle minoranze di genere dal fronte del partito dei vescovi.
Comitati di tutto il mondo, unitevi!
* Docente di Linguistica italiana ed ex preside della facoltà di Lingue e letterature straniere presso l’Università degli Studi di Cagliari
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