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Uranio alla bergamasca: in val Seriana c’è una miniera da mille tonnellate

  • Postato il 13 agosto 2026
  • Di Panorama
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In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Uranio alla bergamasca: in val Seriana c’è una miniera da mille tonnellate

Si tratta di una miniera che nasconde circa mille tonnellate di uranio metallico. Ma questo giacimento – tra i più grandi d’Italia – fu chiuso nel 1987, cioè successivamente al referendum popolare sul nucleare. Una ricchezza enorme abbandonata che, se sfruttata, consentirebbe al nostro Paese di riannodare il discorso del nucleare senza dipendere dall’estero per l’approvvigionamento della materia prima.

Stiamo parlando della miniera di Novazza di Valgoglio, in alta Valle Seriana, che potrebbe riaprire se andrà in porto il progetto di Zenith Energy. La società energetica internazionale, con sede in Canada, ha infatti presentato ad aprile scorso, al ministero dell’Ambiente, la richiesta di una Valutazione di impatto ambientale (Via), uno studio obbligatorio per stimare gli effetti di un’eventuale fase di esplorazione della miniera. La Via è stata depositata dalla società italiana del gruppo Zenith, Futuro energetico italiano (Fei), costituita ad hoc per sviluppare i progetti nel nostro Paese.

Il piano di Zenith Energy per il giacimento delle Orobie

La strada che il gruppo energetico ha davanti a sé è tutta in salita. Per ottenere la licenza di esplorazione, dovrà superare le forche caudine di una commissione tecnica incaricata di valutare il rispetto delle normative ambientali nazionali ed europee. Ma non è l’unico ostacolo. La popolazione, che allora si oppose duramente al progetto di sfruttamento della miniera, è ancora perplessa.

Nel 2006 si mise di traverso quando una società australiana – la Metex Resources – tentò di ottenere un permesso per dare il via al Novazza Uranium Project, l’estrazione di circa 870 mila tonnellate di materiale. Non se ne fece nulla. I residenti hanno sempre sollevato il problema del trattamento degli scarti.

Che fine faranno? Portare via le rocce, per lavorarle altrove, è impossibile per i costi proibitivi. Basti pensare che da una tonnellata si estrae in media un chilo di uranio. La zona è oltretutto inserita nel Parco delle Orobie, e quindi bisognerà fare i conti anche con i vincoli ambientali.

La risposta alla Zenith del ministero di Gilberto Pichetto Fratin dovrebbe arrivare prima della fine dell’anno. Oltre alle mille tonnellate del prezioso minerale a Novazza, ce ne sono più di 6 mila sull’altro versante, a Piateda, in Valtellina. L’esplorazione della miniera sarebbe facilitata dall’esistenza delle infrastrutture sotterranee, oltre 9 chilometri di gallerie su cinque livelli, scavate quando fu scoperto il giacimento.

Dalla febbrile corsa del 1959 al blocco di Chernobyl

La storia dell’uranio inizia il 27 maggio 1959, quando il contatore di un geologo dell’Agip lo rileva nella pietra dei muri delle case in paese: gli strumenti impazziscono a ridosso della montagna. È qui che, dopo l’acquisto dei terreni da parte della società, i tecnici inziano a scavare. La montagna viene perforata a fasi alterne, dal 1959 al 1986, ma il referendum abrogativo del 1987, dopo il disastro di Chernobyl, affonda qualsiasi prospettiva.

«Nel secondo dopoguerra l’Italia fu travolta da una febbrile corsa all’uranio» commenta l’ingegnere minerario Giovanni Brussato. «Tale attivismo rappresentava il baricentro delle ambizioni nucleari nazionali, percepite come il vettore primario per la sicurezza energetica e la modernizzazione industriale del Paese. In un’epoca in cui la risorsa radioattiva era sinonimo di potere geopolitico, la mappatura dei giacimenti domestici divenne un imperativo strategico per svincolare l’Italia dalla dipendenza dalle forniture estere. Questa dialettica tra aspirazioni di sovranità e tutele atlantiche accelerò la scoperta delle mineralizzazioni più promettenti della Penisola, concentrate nel distretto orobico, che si sarebbe rivelato il polo uranifero più significativo d’Italia: le Alpi e Prealpi Bergamasche», conclude Brussato.

Il mercato dell’IA e i dubbi della comunità locale

Oggi il mercato globale dell’uranio sta attraversando una fase di forte espansione, spinto da una carenza di offerta e da una domanda crescente alimentata dai data center per l’Intelligenza artificiale. La guerra in Ucraina e i conflitti in Medio Oriente hanno innescato in Europa una crisi energetica senza precedenti. Poi c’è il governo Meloni che punta a riaprire il discorso del nucleare con reattori di ultima generazione più veloci da costruire.

Il sindaco di Valgoglio, Angelo Bosatelli, sa di dover affrontare mesi complicati. L’uranio spaventa, però potrebbe anche rivelarsi una grande risorsa in grado di cambiare il destino del suo Comune. «Ma prima di pronunciarci consulteremo i cittadini, saranno loro a scegliere il da farsi» afferma. «L’importante è che se ne parli evitando dannosi allarmismi. Non vorrei che Novazza venisse invasa dagli ambientalisti. Il territorio ha già tanti problemi da risolvere».

Autore
Panorama

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