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Ceuta, lo sfogo del tecnico: "Mi vergogno a parlare di calcio, fate qualcosa subito, pronti a non giocare"

  • Postato il 13 agosto 2026
  • Di Virgilio.it
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Ceuta, lo sfogo del tecnico: "Mi vergogno a parlare di calcio, fate qualcosa subito, pronti a non giocare"

Sono tempi particolarmente difficili a Ceuta , con la crisi migratoria e le sue conseguenze che condizionano la vita quotidiana di una città che segue con ansia gli sviluppi di una situazione drammatica che dura da giorni. In questo contesto, il calcio passa in secondo piano. Il Ceuta, squadra di Liga2, dovrebbe partire per Andorra nelle prossime ore per la sua prima partita di campionato, anche se prepararsi per una partita normale si sta rivelando difficile. Il direttore sportivo Edu Villegas ha già riconosciuto le difficoltà che sta incontrando sul mercato, dove alcuni giocatori e agenti chiedono maggiori chiarimenti vista la situazione attuale. E il tecnico José Juan Romero è intervenuto per affrontare la questione.

Lo sfogo del tecnico del Ceuta

Lo ha fatto in modo chiaro e diretto, spostando l’attenzione dallo sport ad un forte appello all’azione, arrivando persino a mettere apertamente in dubbio l’opportunità di disputare la partita: “Mi sento un po’ in imbarazzo e mi vergogno a parlare di calcio, visti gli eventi che stiamo vivendo in città. E penso che il calcio, in quanto piattaforma, debba prendere posizione su quanto sta accadendo qui. È una situazione molto seria”.

I ricordi della crisi precedente

Romero non ha esitato a usare la sua piattaforma mediatica per evidenziare l’emergenza locale e criticare duramente la percepita mancanza di interesse proveniente dall’esterno, affermando che, se fosse dipeso da lui, la squadra di Ceuta “non scenderebbe in campo questo fine settimana”, e che bisogna “prendere una posizione ferma” per denunciare una situazione in cui, a suo avviso, il resto della Spagna non sta mostrando la necessaria solidarietà.

“Ho vissuto gli eventi del XXI secolo, e non hanno nulla a che vedere con quello che sta succedendo ora. Credo che le persone fuori città non si rendano conto della vera portata del problema; non tengono conto della solidarietà del resto del mondo. Sembra che al di fuori dei nostri confini la questione riceva poca attenzione . Se fosse accaduta in un’altra città, le proteste sarebbero state molto più numerose. Se non hanno ascoltato la manifestazione di domenica, dovremo fare altro per farci ascoltare”.

L’appello dell’allenatore

“Avendo vissuto in prima persona la situazione come allenatore del Ceuta durante i tumultuosi eventi del maggio 2021, che includevano un’altra invasione civile oltre confine, il tecnico ha voluto prendere nettamente le distanze dal passato, avvertendo che l’attuale escalation è completamente diversa da quanto accaduto allora e dimostra una gravità ben maggiore che altrove non viene pienamente compresa. “Ho vissuto gli eventi del ’21 e non hanno nulla a che vedere con quello che sta succedendo ora. Penso che le persone al di fuori di Ceuta non si rendano conto della vera portata di questa situazione; penso che ci sia una mancanza di solidarietà da parte del resto del Paese.”

“Quando tutto ciò è accaduto, eravamo a Montecastillo e c’era una riunione con i capitani; infatti, abbiamo dovuto dare il permesso ad alcuni giocatori di tornare dalle loro fidanzate o famiglie”. La sua stessa famiglia ha rimandato la consueta visita in questo periodo dell’anno per “paura” della situazione: “Alcuni acquisti sono saltati e queste recenti circostanze hanno complicato alcune acquisizioni. Quando è successo tutto questo, eravamo a Montecastillo e c’è stata una riunione con i capitani. Infatti, abbiamo dovuto dare il permesso ad alcuni giocatori di tornare dalle loro fidanzate o famiglie.”

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Virgilio.it

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