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Un anno senza papa Francesco: un rompighiaccio che ha fatto uscire Gesù dalla Chiesa

  • Postato il 21 aprile 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Un anno senza papa Francesco: un rompighiaccio che ha fatto uscire Gesù dalla Chiesa

Il più bel fiore sulla tomba di Francesco a un anno dalla sua morte lo ha portato papa Leone esclamando nella basilica vaticana che Gesù è il Re della Pace, un “Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta le preghiere di chi fa la guerra”. E qui Leone ha citato il profeta Isaia, attraverso cui il Signore parla ai popoli: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano di sangue”.

Non è un’esortazione generica e buonista alla pace, ma un appello a opporsi ad una guerra precisa: la guerra di Trump e Netanyahu, la guerra che i suprematisti americani vogliono benedetta dalla divinità. In questa concretezza, in sintonia con l’opinione pubblica mondiale e che (logicamente) farà infuriare il presidente statunitense, si vede l’orma della dimensione geopolitica del papato bergogliano.

L’ala ultraconservatrice che per dieci anni aveva scatenato una guerra civile all’interno del mondo cattolico, aggredendo in tutti i modi la figura di Francesco, sperava di imporre al conclave un nome che riportasse la Chiesa al passato, all’immobilità di una tradizione e di una dottrina ideologicamente vissute. Non è andata così. I porporati del Sud globale, venuti dalle periferie meno conosciute, hanno imposto che si andasse avanti sulla via tracciata da Francesco.

Ed è su questo che vale la pena riflettere nel primo anniversario della sua scomparsa senza abbandonarsi al languore degli elogi funebri.
Ha scritto il monaco e pensatore cattolico Enzo Bianchi che di Jorge Mario Bergoglio si può affermare ciò che fu detto di Celestino V: “Prima di lui nessuno come lui, dopo di lui nessuno come lui”.

L’impressionante cerimonia in piazza San Pietro deserta durante i giorni opprimenti del Covid resterà nella memoria popolare per la nettezza, con cui respinge la mitologia della “peste” come punizione divina. “Questo non è il tempo del tuo giudizio – dichiara il papa argentino rivolto a Dio – ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa… separare ciò che è necessario da ciò che non lo è”.

Nel momento decisivo c’è una sola via di salvezza: la fraternità e la solidarietà. La fede proposta da Francesco è un cristianesimo attivo, vissuto secondo la parabola del Samaritano, impegno per chi ha sete di giustizia e amore concreto per il prossimo. La Chiesa come ospedale da campo e non come fortezza in cui sono custoditi “principi non negoziabili”. O si è fratelli, sottolinea Francesco, “o tutto crolla!”.

Non c’è da meravigliarsi allora se cristiani e seguaci di altre religioni e atei abbiano prestato attenzione così numerosi alle parole di un pontefice che non aveva l’ansia del proselitismo, ma la voce del viandante.

A distanza di un anno dalla morte si può cogliere meglio il cambiamento portato da Francesco nella Chiesa cattolica. Consapevole di non avere dalla sua la maggioranza della struttura ecclesiastica, Francesco è stato un rompighiaccio, ha operato per strappi, ha aperto brecce. Toccherà al successore ri-formare organicamente strutture e norme della Chiesa, Bergoglio con le sue “spinte” ha aperto la strada verso una Chiesa quale comunità partecipata, non ancorata ad un passato aridamente dottrinale e autoritario.

Francesco ha spazzato via l’ossessione secolare della Chiesa cattolica per le questioni sessuali: non si parla più di pillola, divorzio, fecondazione artificiale. Il fallimento di un matrimonio non impedisce la comunione per i divorziati risposati. Gli omosessuali non sono più messi al bando ma membri a pieno titolo della comunità ecclesiale con il diritto a vedere benedetta la loro unione. I laici accedono alle cariche di governo della Curia. Soprattutto le donne, una cosa impensabile ancora quindici anni fa.

Nel lavoro di rompighiaccio contano anche le mete non raggiunte ma indicate. Francesco ha impostato ufficialmente la questione del diaconato femminile, rendendo possibile il dibattito sull’accesso delle donne ai poteri sacramentali. Se non si è andati avanti, dipende dai rapporti di forza all’interno di una Chiesa in cui si aggrovigliano riformatori, conservatori, moderati paurosi e disorientati: ma il tema non si può più togliere dal tavolo e nei prossimi decenni il nodo andrà sciolto.

Lo stesso vale per i preti sposati. Francesco ha voluto che il sinodo dei vescovi dell’Amazzonia affrontasse e votasse la possibilità di ordinare preti i diaconi sposati. E’ il primo documento ufficiale della Chiesa che lo afferma, indirizzando la richiesta al pontefice. Dinanzi alla rivolta conservatrice, simboleggiata dal duro “no” pronunciato dall’ex pontefice Ratzinger insieme al cardinale Sarah, il papa argentino si è fermato. Eppure il ghiaccio è infranto. Il documento è valido e resta sul tavolo. Un vescovo belga ha già annunciato che nei prossimi anni procederà ad ordinare preti uomini sposati, data la mancanza drammatica di clero.

Governando, il papa argentino non ha quasi mai cambiato le norme, si è concentrato nel mettere in moto processi di cambiamento che rendono irreversibile un ritorno al passato e aprono la strada ad un nuovo modo di essere della comunità cattolica e ad una nuova autocomprensione della Chiesa. Affermare in un documento firmato con il leader religioso islamico Al Tayyeb che il pluralismo delle religioni fa parte del “disegno di Dio” è un mutamento rivoluzionario rispetto al senso di supremazia assoluta nutrito dalle strutture ecclesiastiche per millenni.

Celebrare in Svezia un rito di preghiera accanto all’arcivescova luterana Jackelen per festeggiare i 500 anni della Riforma di Martin Lutero è stato un gesto altrettanto rivoluzionario di riconoscimento della pari dignità tra le confessioni cristiane.

“Ho l’impressione che Gesù è stato rinchiuso all’interno della Chiesa e bussa perché vuole uscire…”, disse Bergoglio nelle riunioni del pre-conclave nel 2013. Guardando indietro si può dire che sì, Francesco lo ha fatto uscire.

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Il Fatto Quotidiano

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