“Stavo giocando a tennis e ho sentito un peso enorme sulla cassa toracica. Ricordo la dottoressa che urlava ‘lo stiamo perdendo'”: il racconto di Righetti
- Postato il 22 maggio 2026
- Calcio
- Di Il Fatto Quotidiano
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Una carriera legata alla Roma, uno scudetto vinto e qualche frizione con Eriksson che lo portò poi all’addio: “Sapeva che io stavo male, avevo la pubalgia e non potevo giocare. Ma diceva: ‘Ubaldo mi servi, devi restare in campo‘. Mi promise che mi avrebbe protetto dalla stampa. Invece, dopo un paio di prestazioni negative, disse ‘non capisco cosa abbia questo ragazzo’. E lo sapeva benissimo…”. Più di 100 presenze con i giallorossi negli anni ’80, Ubaldo Righetti – ex calciatore oggi 63enne – ha passato 10 anni tra giovanili e primi squadra della Roma e ha raccontato a La Gazzetta dello Sport anche di quando nel 2021 ha rischiato di morire.
“Sono stato colpito da un doppio infarto. Stavo giocando a tennis e ho sentito un peso enorme sulla cassa toracica. Mi mancava il respiro. Sono stato operato d’urgenza. Ricordo la dottoressa che urlava ‘lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo’. Sembrava di stare in un film”, ha dichiarato Righetti raccontando quei giorni. “Non ho fatto in tempo a rendermi conto che stavo per morire”, ha raccontato l’ex calciatore giallorosso. A salvarlo fu anche il defibrillatore: “Ricordo perfettamente la botta del defibrillatore, però. Una scossa enorme, mi sono sentito aprire letteralmente. Poi mi hanno intubato ed è calato il buio”.
Una notte di paura, in cui più volte ha rischiato di non farcela: “Io e la morte ci siamo incontrati, ma non ci siamo piaciuti. Ho avuto diciotto arresti cardiaci quella notte. Avevano detto alla mia compagna che avrei potuto non superare la notte. C’è stato anche il rischio che la mancanza di ossigeno potesse provocarmi danni al cervello. Poi, per fortuna, è andato tutto bene”, ha concluso l’ex difensore centrale della Roma.
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