Squadra Fiore e altri dossieraggi: l’Italia è un Paese di “spioni” che però odia i Testimoni
- Postato il 23 aprile 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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L’Italia è un Paese di “spioni” che però odia i Testimoni: le informazioni scottanti vanno bene se fanno il gioco del potere, sono da maledire se scoperchiano il malaffare.
E’ (di nuovo!) questa la “morale-immorale” che si ricava incrociando la vicenda Squadra Fiore con le parole della “gola profonda” che ha svelato il traffico di sesso e denaro nella Milano che conta e che ora dice: “ho paura”.
La stessa paura che deve avere avuto nei suoi ultimi giorni di vita Bernardo Pace, condannato per mafia nell’abbreviato del processo Hydra a Milano, che aveva deciso di collaborare con la magistratura e che è stato ritrovato impiccato nel carcere di Torino il 16 marzo scorso.
La stessa paura che prova un importante testimone di giustizia contro la ‘ndrangheta, l’imprenditore calabrese Pino Masciari, il quale, nonostante che ripetute inchieste giudiziarie anche recentissime abbiano confermato la presenza capillare proprio delle cosche oggetto delle sue denunce ad un passo dalla sua attuale residenza, viene regolarmente chiamato dalle autorità di pubblica sicurezza a dare prova della attualità della minaccia nei suoi confronti, in un ribaltamento dei ruoli che lascia sgomenti.
La stessa paura di un altro testimone centrale in alcuni processi contro pericolosi clan mafiosi della Sicilia orientale, attualmente in programma di protezione con l’intero nucleo famigliare, costretto a difendersi a carte bollate da una burocrazia della sicurezza, che pare sorda ai più elementari, umani, riguardi nei confronti di una persona che invece li meriterebbe a qualunque costo.
La stessa paura di un giornalista con la schiena diritta come Mimmo Rubio, testimone scomodo di traffici immondi in quel di Arzano, al quale il Viminale ha inopinatamente tolto la scorta nel bel mezzo di processi in cui il giornalista è parte offesa ed intimidazioni.
Testimoni che devono essersi guardati allo specchio stamane con grande disagio avendo nella testa le vergognose parole del ministro della Giustizia Nordio che alla Camera ha difeso il concetto di “modica mazzetta”, suggerendo la non punibilità di una fantomatica corruzione sotto soglia: a saperlo prima di avere denunciato pur di non accettare compromessi!
A fronte di questi testimoni atterriti, l’esplosione dell’ennesima inchiesta su una presunta centrale di intercettazioni illegale, la Squadra Fiore, ripropone l’irrisolta questione del mercato illegale e potenzialmente eversivo dell’ordine democratico di informazioni riservate, abusivamente raccolte e peggio utilizzate. Una vicenda particolarmente grave quella della Squadra Fiore perché, nell’aggiungere un tassello al cupo mosaico nel quale “brillano” la vicenda Striano/Laudati e la vicenda Equalize (funestata dalla prematura ed improvvisa morte dell’ex super poliziotto Carmine Gallo che aveva da poco deciso, pure lui, di collaborare con la magistratura), lascia aperte domande inquietanti.
Tipo: la presidente Colosimo, che ha il gran grattacapo di fissare in Commissione antimafia l’audizione dell’ex sotto segretario alla Giustizia il collega Andrea Delmastro Delle Vedove per la vicenda “Le 5 forchette, darà seguito a quanto si era impegnata a fare dopo la vicenda Striano/Laudati ed approfondirà con la stessa sagacia la vicenda Squadra Fiore? Vista la composizione della Squadra Fiore, esiste un collegamento con la vicenda Paragon/Graphite, il software spia usato legittimamente dai nostri Servizi segreti contro target ammessi dalla legge e contemporaneamente da qualcun altro (ignoto ad ora) contro target proibiti dalla legge, cioè i giornalisti professionisti come Francesco Cancellato di FanPage?
Il governo Meloni era al corrente dell’esistenza della Squadra Fiore e del coinvolgimento di Giuseppe Del Deo, numero due di AISI e poi del DIS, quando ha deciso di “pensionarlo” a soli 51 anni con una lauta buona uscita nel marzo del 2025? Le presunte condotte di Del Deo hanno a che fare con le improvvise dimissioni di Elisabetta Belloni dal vertice del DIS il 15 Gennaio del 2025 (pochi giorni prima che esplodesse il caso Almasri)? Ma soprattutto: si dice che la parabola di Giuseppe Del Deo abbia virato verso il basso dopo due vicende che avrebbero incrinato il rapporto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, cioè il caso “Giambruno” ed il caso “Caputo” ebbene, se cosi fosse, resterebbe da capire se Del Deo abbia pagato la sua infedeltà, nel fare ciò che non avrebbe dovuto o la sua imperizia nell’averlo fatto malamente.
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