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“Spero possano morire”: il sindaco di Trieste Dipiazza (Fi) contro gli ambientalisti per il ricorso sul maxi-affare del Porto Vecchio

  • Postato il 24 settembre 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Spero possano morire”: il sindaco di Trieste Dipiazza (Fi) contro gli ambientalisti per il ricorso sul maxi-affare del Porto Vecchio

Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, un pedigree molto vario nella destra italiana, ha contribuito alla riflessione sui destini urbanistici del Porto Vecchio, con una dichiarazione pacata: “Politicanti di merda, spero possano morire…”. L’attacco, registrato da una televisione locale, riguarda l’iniziativa di ricorso al Tar contro la decisione della Regione Friuli Venezia Giulia di non sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale il partenariato pubblico-privato che dovrà ridisegnare una parte dello scalo giuliano da anni abbandonato. Si tratta di un affare colossale, che interessa un’area di oltre 60 ettari, con un progetto a cui è interessata una cordata di società private, ma che richiederà comunque una gara europea.

La reazione oltre ogni misura del sindaco nasce anche dal fatto che su Porto Vecchio si addensano nuvoloni politici e giuridici, alla luce dell’iniziativa promossa da WWF e Legambiente, che evidentemente rischia di scompaginare i piani di qualche soggetto economico interessato a mettere le mani su darsene e magazzini. Enrico Sossi, rappresentante dei Cinquestelle: “È grave e inaccettabile quello che dice Dipiazza. Un sindaco deve rappresentare tutte e tutti i cittadini, anche quando non ne condivide le posizioni”. Riccardo Laterza, capogruppo di Adesso Trieste in consiglio comunale aggiunge: “Si tratta molto probabilmente del punto più basso toccato da Dipiazza. Oltre alla gravità della reazione violenta nei confronti dei concittadini, spicca l’atteggiamento proprietario del sindaco nei confronti di quella che ritiene essere la ‘sua’ città, una proprietà privata nella quale nessuno si deve permettere di ‘ficcare il naso’, ovvero preoccuparsi che sia tutelato il reale interesse pubblico”. Barbara Chiarelli e Federico Monti, di Adesso Trieste, spiegano: “Il ricorso sull’iter ambientale del progetto, annunciato da WWF e Legambiente, insieme al Comitato Porto Chiaro, è uno strumento previsto dal nostro ordinamento per impugnare un atto della pubblica amministrazione. Non si può mettere in discussione il diritto di ricorrere alla giustizia”.

Un progetto pubblico-privato

“Siamo favorevoli alla rinascita del Porto Vecchio – è stato spiegato in una conferenza stampa pubblica convocata da Porto Chiaro – e siamo consapevoli che essa costituisca il principale fattore di sviluppo sostenibile della città nei prossimi vent’anni”. Una proposta di partenariato pubblico-privato è stata presentata dalla società Costim specializzata nello sviluppo immobiliare, con sede a Bergamo, e da due imprese collegate. Il Comune l’ha accettata, stabilendone la fattibilità e l’interesse pubblico, ma lo ha frazionato. “Un modo artificioso per separare la parte pubblica in concessione da quella privata, riguardante una serie di edifici messi in vendita nell’ambito della medesima gara” ha spiegato Porto Chiaro, individuando le premesse per ombre speculative. “La Direzione del Servizio valutazioni ambientali della Regione Friuli Venezia Giulia con un decreto ha negato la Via, accettando che per i 19 edifici storici in vendita e le loro pertinenze l’analisi ambientale venga rinviata a futuri e separati procedimenti parcellizzati. Subito dopo, su istanza del Comune, un ulteriore decreto ha ammesso l’avvio dei cantieri della parte ‘privata’ prima della conclusione di quelli della parte ‘pubblica’”. La preoccupazione è che venga emesso un bando di gara senza aver chiarito e risolto le criticità e le incognite che stanno emergendo, all’interno di un quadro di programmazione che non può essere dettato dai privati, ma richiede una regia pubblica.

“Serve la consultazione pubblica”

“Per ottenere l’effettuazione di una corretta Via, che includa una fase di consultazione pubblica finora accuratamente evitata, diventa dunque necessario far annullare i due decreti che hanno concluso negativamente la valutazione di assoggettabilità con un procedimento fortemente condizionato da omissioni, incongruenze e rinvii degli approfondimenti tecnici a momenti successivi”, scrive Porto Chiaro, che fornirà il sostegno organizzativo ed economico (con una raccolta fondi) a WWF e Legambiente. Il Comitato ha già steso un manifesto con una serie di richieste per rendere trasparente le procedure e l’elaborazione di un piano. Innanzitutto chiedono il coinvolgimento dei cittadini e dell’Università. Poi chiedono di conoscere le linee guida e gli obiettivi contenuti nel documento di indirizzo della progettazione. Infine si aspettano che “il confronto sia aperto alle organizzazioni portatrici di interesse e agli enti attori dello sviluppo di Trieste, per la formazione di una cabina di regia che accompagni la realizzazione e la gestione cinquantennale dell’intervento”. Non secondario l‘aspetto ambientale, visto che i censimenti ecologici sono stati posticipati alla fase esecutiva, a cantieri avviati, con aspetti critici per l’ecosistema marino e l’Area di Miramare.

Le invettive del sindaco

Il sindaco ha affidato ai post e ai giornali locali la sua ira, perché vorrebbe lasciare alla città il lascito di un progetto che rimodelli il Porto Vecchio prima di lasciare la poltrona. “Spero che il male che fate alla mia città vi ritorni addosso. – ha inveito riferendosi a comitati e cittadini – Sono sempre contro, contro a tutto, a prescindere, solo per bloccare la parte politica avversaria. Brutta gente di sinistra, brutta gente che pensa solo ai suoi interessi e mai al bene della città”. La replica è contenuta nel manifesto per un Porto Chiaro. “Non siamo il Comitato del No, ma del Sì. Vogliamo un Porto Vecchio popolato dai nostri giovani di giorno e di notte, luogo di idee e di innovazione, che armonizzi turismo e cultura, che sia aperto alla città e non chiuso in un’enclave residenziale di lusso”. Il progetto, infatti, include darsene e marine per maxi yacht, uffici, residence, alberghi a quattro o cinque stelle, uno studentato, edilizia residenziale. Per buona parte in mano ai privati.

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Il Fatto Quotidiano

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