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Spari del 25 aprile, tutto come aveva previsto Libero

  • Postato il 3 maggio 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 8 min di lettura
Spari del 25 aprile, tutto come aveva previsto Libero
Spari del 25 aprile, tutto come aveva previsto Libero

Il giudice non ha fatto sconti a Eitan Bondì, il ragazzo di origine ebraica che il 25 aprile ha ferito con una pistola ad aria compressa due militanti dell’Associazione Nazionale Partigiani, che si erano allontanati dal corteo principale. L’incriminazione è stata derubricata da tentato omicidio a tentate lesioni aggravate, come aveva pronosticato Libero, analizzando la dinamica dei fatti, e il giovane, dopo quattro notti passate a Regina Coeli, è stato scarcerato e trasferito agli arresti domiciliari. Una delle due vittime, Rossana Gabrieli, alla quale è doveroso rivolgere ogni solidarietà e comprensione, dichiara di sentirsi vittima di tentato omicidio. Naturalmente ne ha pieno diritto.

La giustizia penale però si basa sui fatti e sulle leggi, non sulle percezioni. Gli avvocati di Bondì rivelano che il ragazzo è mortificato e pentito. Ha reso piena confessione, dichiarando di «vergognarsi molto» di quanto fatto e il giudice per le indagini preliminari gliene ha dato atto, riconoscendo che «ha manifestato un senso reale di resipiscenza». Ma perché lo ha fatto? «Si è trattato di un gesto del tutto irrazionale», estemporaneo, scrive il magistrato.

Nessuna premeditazione. Eithan stava lavorando, non indossava un casco integrale come è stato erroneamente detto, ha incontrato i due simpatizzanti dell’Anpi, con il fazzoletto tricolore al collo, per caso sul tragitto delle sue consegne di rider. Gli si è chiusa una vena del cervello e ha commesso quel gesto folle, poi ha continuato a lavorare, gettando in un cassonetto l’arma.

Non è tentato omicidio perché la pistola ad aria compressa non era atta a uccidere. Se avesse voluto ammazzare qualcuno, il giovane sarebbe uscito con una delle sue rivoltelle per il tiro a segno, per le quali ha regolare porto d’armi. Non è vero poi che la pistola usata è stata modificata, come paventato nella prima incriminazione, tant’è che le vittime sono state raggiunte da pallini di gomma. Purtroppo l’oggetto non si trova: Eitan, gettandolo, pensava di salvarsi, invece ha complicato la sua posizione, perché ha tenuto aperta l’ipotesi dell’elaborazione, poi non sposata dal gip.

Quanto alla scarcerazione, essa è dovuta al crollo dell’ipotesi di pericolo di fuga. Bondì è stato trovato a casa sua, due giorni dopo l’attentato. Il rischio poi era stato argomentato con la possibilità che il giovane volesse scappare per sfuggire a eventuali vendette di estremisti di sinistra, ma è una motivazione pretestuosa,che non poteva reggere.

L’altro elemento venuto meno è quello della modificazione della rivoltella in quanto elemento probatorio, ma essa non è più nella disponibilità del giovane. La domanda adesso è quanto rischia Eitan. Le lesioni aggravate prevedono una pena da tre a sette anni, ma esse in realtà non ci sono state, da qui la derubricazione a tentativo. Le vittime infatti non sono state ricoverate e non c’è alcun documento medico che certifichi che hanno riportato gravi danni fisici, al di là del grandissimo e sacrosanto spavento. Il tentativo comporta una riduzione della pena da un terzo alla metà. I legali poi proveranno a chiedere le attenuanti generiche, considerato che il giovane non ha precedenti penali gravi e il suo gesto non ha motivazioni politiche. Non è mai stato vicino all’estrema destra, come erroneamente si è supposto, né appartiene alla Brigata ebraica. Molto dipenderà anche dalle misure alternative che la difesa potrebbe decidere di percorrere, come per esempio il patteggiamento.

Ma a decidere della sorte di Eitan saranno anche le sue vittime. Il giovane è intenzionato a offrire ai due militanti partigiani e alla stessa organizzazione dell’Anpi un giusto risarcimento. La sua famiglia non è ricca, ma è disposta a ogni sforzo possibile. Chiaramente il risarcimento alleggerirebbe la situazione del ragazzo. Sta all’Anpi e alle due vittime la scelta.L’alternativa è accettare l’offerta, contribuendo a rasserenare il clima e facendo un gesto di apertura che naturalmente solo la parte offesa può decidere, oppure respingerla, mantenendo alta la polemica e profondo il fossato.

In ballo non c’è solo la sorte del giovane criminale, ma in parte c’è anche il clima nel quale vogliamo vivere nel Paese nei prossimi anni. Nei cortei del 25 aprile non c’è stata solo la cacciata della Brigata Ebraica dalla manifestazione. Si sono sentiti cori inneggianti a Hitler e all’Olocausto. Il risarcimento è una richiesta d’aiuto personale. Accettarlo sarebbe un messaggio a tutto il Paese.

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Autore
Libero Quotidiano

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