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Siccità, in cabina di regia annunciati altri 1,7 miliardi. Ecco le mappe della crisi (e il confronto con gli anni precedenti)

  • Postato il 10 luglio 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Siccità, in cabina di regia annunciati altri 1,7 miliardi. Ecco le mappe della crisi (e il confronto con gli anni precedenti)

“Oltre ai 6 miliardi di euro già programmati” per la crisi idrica sono “in arrivo nuove misure per circa 1,7 miliardi di euro” per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. Il secondo stralcio del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico (Pniissi) dovrebbe essere approvato entro la fine dell’anno. E poi ci sono quei 500 milioni di euro che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, vorrebbe recuperare dal Pnrr, ma che non sono cosa fatta e, quindi, non sono stati conteggiati nel corso della la cabina di regia sulla crisi idrica, che si è svolta dopo quasi un anno dall’ultima convocazione. In apertura, il commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, Fabio Ciciliano, ha illustrato il quadro aggiornato della situazione idrica nazionale, evidenziando un miglioramento delle condizioni nel Centro-Sud rispetto allo scorso anno. Restano, invece, situazioni di severità idrica significativa nelle regioni del bacino del Po “che continuano a richiedere particolare attenzione e monitoraggio”.

Il confronto tra le mappe Ispra: dal 2024 al 2025

Come si evince anche dal confronto delle mappe pubblicate anche sul sito del Mit e che mostrano la crisi idrica dello scorso anno e quella relativa a fine giugno 2026. Sono le mappe dell’Ispra. ilfattoquotidiano.it ha analizzato anche quella del 2024, per avere la dinamica degli ultimi tre anni. A fine giugno 2024, in severità alta era solo la Sicilia, il distretto Appennino meridionale registrava una severità idrica bassa, ma tendente a media, in severità media erano la Sardegna e l’Appennino centrale, mentre Appennino settentrionale, distretto del Fiume Po e distretto delle Alpi Orientali rientrava in una situazione di normalità. A fine giugno 2025, nulla si è mosso se non per il fatto che, come già previsto l’anno prima, la severità idrica bassa del distretto meridionale si è trasformata in “media tendente ad alta, con situazioni differenziate per territori e comparti d’uso”. Nel 2026, invece, la situazione appare quasi rovesciata, con Sardegna e Sicilia in una situazione di normalità insieme al distretto dell’Appennino settentrionale e distretti meridionale e centrale passati da severità media a bassa, mentre i distretti Fiume Po e Alpi orientali (lo scorso anno in una situazione di normalità) sono rispettivamente in una situazione di severità media e severità bassa.

Crisi idrica e finanziamenti: a che punto siamo

Angelica Catalano, direttore della direzione generale Dighe e Infrastrutture Idriche del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha illustrato lo stato di attuazione del programma nazionale degli investimenti nel settore idrico. Per finanziare la programmazione del Pniissi (con i suoi 733 interventi), approvato dal Mit con l’obiettivo di contrastare la siccità e ammodernare la rete, sono necessari 12 miliardi di euro, cifra destinata ad aumentare. Lo Sfniissi è invece il fondo, gestito da Invitalia, creato per finanziare concretamente gli interventi indicati nel piano. Dal 2018 dei 12 miliardi necessari sono stati programmati oltre 6 miliardi di euro (4,3 miliardi di Pnrr, 957 milioni con il primo stralcio attuativo del Pniissi per 75 progetti approvati in 19 regioni, più altre linee di finanziamento). Come spiegano al Mit, poi, il dicastero è impegnato “nella predisposizione delle procedure per l’assegnazione di un miliardo di euro destinato agli investimenti nel settore idrico potabile”. Si tratta di avanzi di fondi del Pnrr assegnati dalla Commissione europea per la crisi idrica. Soggetto gestore: Invitalia. Queste risorse sono destinate “alle imprese del settore della gestione delle risorse idriche e ai soggetti del settore pubblico che svolgono attività analoghe, di qualsiasi dimensione e operanti sull’intero territorio nazionale”. Altri 700 milioni circa fanno invece riferimento al prossimo stralcio del Pniissi che il Mit conta di avere entro fine anno. Queste risorse, però, saranno destinate principalmente a interventi per l’uso irriguo della risorsa.

L’allarme dell’Anbi: “Il lago Maggiore sotto i livelli del 2022”

Nel frattempo, però, l’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) fa il punto della situazione e lancia l’allarme. Il Lago Maggiore è sceso 2 centimetri sotto il livello della grande siccità del 2022: “È questa l’emblematica immagine dell’emergenza, cui il Nord Italia si sta avvicinando”. I grandi laghi del Nord si stanno rapidamente svuotando: se il Verbano, con afflussi più scarsi dell’82% rispetto alla media, è passato in due settimane da un valore di riempimento superiore al 61% all’attuale 30,3%, il Lario è sceso dal 62,9% al 31,2% e l’Iseo è crollato dal 71,4% al 22,9%; meno marcato è il calo del Benaco, che dal 75% è ora al 66,4%. “Purtroppo diventerà consapevolezza diffusa e non confinato a problema agricolo, solo quando il veloce abbassamento delle falde e la risalita del cuneo salino intaccheranno l’utilizzo potabile” commenta Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi, mentre nuovi segnali di preoccupazione arrivano dal Friuli-Venezia Giulia ed in Veneto già si sta già pensando all’uso di dissalatori locali. Tra i laghi del Lazio, le situazioni più critiche si registrano ai Castelli Romani, dove le altezze idrometriche nei bacini di Albano e Nemi continuano a decrescere: in 2 settimane, il livello di Nemi si è ridotto di 5 centimetri, mentre Albano è calato di 4. Il Trasimeno registra settimanalmente le più cospicue perdite di volumi idrici tra i laghi del centro.

Lo stato dei fiumi e il gap tra Nord e Sud (che premia il Sud)

In Veneto, il fiume Adige è sempre più vicino al limite di di portata, sotto il quale le barriere antisale risultano inefficaci – prosegue Anbi – il deficit idrico del secondo fiume italiano si attesta attorno al 58%. Da segnalare anche le cattive condizioni, in cui versano Bacchiglione (-66% di flussi rispetto alla media), Brenta (-41%), Piave (-48%). In Emilia-Romagna sono Taro e Trebbia i fiumi maggiormente in crisi; le loro esigue portate sono inferiori pure ai valori minimi storici ed a risentirne sono anche gli invasi piacentini, che in un mese, complice il clima torrido, hanno visto ridursi la risorsa stoccata di circa il 40%. In Liguria, i livelli idrometrici sono in ribasso per tutti i fiumi. In Campania è critica la situazione del fiume Garigliano, il cui livello nelle ultime due settimane si è ridotto di quasi 20 centimetri. In generale, però, la lettura dei dati pluviometrici, quest’anno premia il Sud Italia e dimostra “l’importanza di realizzare bacini per trattenere sul territorio, riducendo anche il rischio idrogeologico, le acque di pioggia, quando arrivano” spiega Massimo Gargano, direttore generale di Anbi. E aggiunge: “I miliardi di metri cubi rilasciati a mare nei mesi scorsi nel Nord del Paese erano una ricchezza, che oggi rimpiangiamo”.

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Il Fatto Quotidiano

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