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Savona perde il 118: entro fine anno l’accorpamento con Genova

  • Postato il 14 maggio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Savona perde il 118: entro fine anno l’accorpamento con Genova

Savona. Entro fine anno anche Savona non avrà più la sua centrale del 118. E la città della Torretta fu proprio precursora in questo senso. Era il lontano 1984 quando a Savona nacque il primo centralino unico, modello che poi si espanse in tutta Italia.

Ora dopo 42 anni il servizio della centrale operativa della provincia di Savona verrà accorpato a quello di Genova. Questa operazione è già avvenuta a Lavagna e a Imperia, presto succederà anche alla Spezia.

Dunque Regione Liguria da cinque centrali del 118 sparse sul territorio passerà ad una sola: quella di Genova, presso l’ospedale San Martino di Genova. È quanto prevede la revisione del piano sociosanitario della Regione approvata il 25 luglio 2025 in commissione Salute. Nel piano sociosanitario approvato a novembre 2023 si prefigurava già la riduzione da cinque a tre centrali 118, accorpando le due del Ponente e le due del Levante, per esigenze di razionalizzazione. Ma con le ultime modifiche si è andati oltre arrivando ad un’unica struttura integrata con back-up a garanzia della comunità.

L’obiettivo resta chiaro: diminuire i costi ma garantendo i servizi. “L’esperienza organizzativa e gestionale maturata, unitamente agli investimenti tecnologici e informatici già previsti, consentono infatti di garantire una risposta tempestiva e coordinata alle emergenze, riducendo duplicazioni e frammentazioni, con benefici tangibili in termini di efficienza e qualità del servizio. La nuova organizzazione allineerebbe inoltre la Liguria (una centrale per 1,5 milioni di abitanti) agli standard previsti dal Dm 70/2015 e adottati dalle altre regioni“, si leggeva nel testo della modifica della deliberazione del consiglio Regionale Assemblea Legislativa della Liguria 21-22/11/2023 n.19 Piano Socio Sanitario regionale 2023-2025, discussa in consiglio regionale il 26 luglio 2025.

A sgravare dalle molteplici chiamate l’unica centrale 118 è il nuovo numero 116 117 dedicato agli interventi non urgenti, previsto anche questo nel piano del 2023 e attivato a dicembre 2025.

La protesta

A incalzare la protesta è stata la Cgil che tuona: “la preoccupazione per lo smantellamento della rete di emergenza-urgenza raggiunge livelli d’allarme. Al centro del dibattito, la strategia regionale che mira alla chiusura delle Centrali Operative 118 locali: un’ipotesi che le Segreterie Funzione Pubblica di Savona, La Spezia e Imperia respingono con fermezza“.

“Ora tocca a Savona finire nel mirino. Non si può cancellare con un tratto di penna la storia della medicina d’emergenza italiana: il 118 è nato qui. Smantellare questa realtà significa disperdere una competenza radicata e un’efficienza gestionale che ha fatto scuola a livello nazionale. La Centrale di Savona rappresenta, inoltre, l’unico reale “back-up” strategico per la Centrale di Genova: la sua chiusura priverebbe l’intera regione di una garanzia fondamentale di continuità in caso di emergenze straordinarie o guasti nel capoluogo”, proseguono i segretari FpCgil Ennio Peluffo, Marzia Ilari e Alessandro Petrini.

Ma anche la politica ha espresso la sua contrarietà a questa centralizzazione. Una levata di scudi da parte, soprattutto, del Pd savonese.

“L’ipotesi di chiudere o depotenziare la centrale operativa 118 di Savona rappresenterebbe un errore gravissimo e un doppio schiaffo per il territorio savonese”, hanno tuonato il consigliere regionale PD Roberto Arboscello, i segretari del PD Savona Emanuele Parrinello e Simone Anselmo, per sostenere a gran forza la posizione che la Cgil ha espresso.

Secondo i tre esponenti Dem “la chiusura della centrale di Imperia ha già mostrato tutte le criticità di questa impostazione: problemi organizzativi, carenze di personale e un progressivo impoverimento dei servizi territoriali. Pensare di replicare lo stesso schema anche a Savona significa non comprendere la complessità della Liguria e il valore strategico di una rete di emergenza diffusa e radicata sul territorio“.

Ma già a inizio maggio tutta la minoranza in Regione aveva espresso contrarietà a questa nuova organizzazione, avevano sottolineato come questo nuovo assetto non aveva considerato i medici. i consiglieri regionali Ioculano, Pastorino e Giordano avevano sottolineato l’assenza dei medici del sistema di emergenza territoriale 118 (individuati secondo criteri di competenza ed esperienza9 nei tavoli di lavoro tecnico regionali.

L’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò: “Unificare significa essere al passo coi tempi”

L’obiettivo è migliorare il sistema: non possiamo continuare a fare le cose allo stesso modo solo perché si è sempre fatto così. Siamo 1,5 milioni di persone e disporre di una centrale unica, capace di gestire le emergenze in modo uniforme, significa garantire un livello ancora più alto di qualità ed efficacia del soccorso. Vogliamo essere al passo con i tempi“, afferma l’assessore Nicolò.

 

Autore
Il Vostro Giornale

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