San Francisco nell’era dell’IA: barare è la nuova competenza?
- Postato il 29 maggio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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In Rete sta facendo discutere un articolo pubblicato da Harper’s, mensile Usa di cultura e politica fra i più antichi e prestigiosi. Scritto da Sam Kriss, il pezzo è intitolato Un gioco da ragazzi e descrive la trasformazione culturale di San Francisco nell’era dell’intelligenza artificiale. La città, racconta l’autore, appare dominata da un linguaggio tecnologico straniante: a differenza di New York, dove la pubblicità si rivolge a consumatori comuni, qui i cartelloni parlano quasi esclusivamente a fondatori di startup e professionisti tech.
In una realtà urbana fatta di disagio sociale e automobili Waymo a guida autonoma che circolano senza conducente, la miscela di marketing tecnologico e follia metropolitana crea la sensazione surreale di una distopia. Tra i cartelloni più controversi c’è quello della startup Cluely, fondata da Roy Lee. Il software Cluely ascolta le conversazioni delle riunioni Zoom o delle telefonate di lavoro e suggerisce in tempo reale cosa dire, permettendo agli utenti di sembrare più competenti.
Lee ammette che si tratta di un modo per barare, sostenendo che nella vita professionale le persone già fingono competenza, quindi la sua app non fa che rendere il processo più efficiente. Le polemiche online (contro lo slogan “Oggi è barare, domani normale”; o contro un demo che pubblicizzava Cluely come un aiuto per sembrare più interessanti durante un appuntamento romantico) fanno parte della sua strategia: nell’economia dell’attenzione, essere odiati è meglio che essere ignorati. La tattica della provocazione deliberata (“vice signaling”) ha il vantaggio ulteriore di rendere irrilevanti gli scandali eventuali che la concorrenza potrebbe utilizzare per affossarti.
Un altro esempio della nuova generazione di imprenditori è Eric Zhu, molto attivo su X, che lancia idee progettate per diventare virali. Tra queste “Sperm Racing”, una gara tra spermatozoi osservati al microscopio e trasmessa in streaming.
Figure come Lee e Zhu rappresentano un cambiamento: i fondatori non sono più ingegneri, ma creatori di contenuti che trattano le startup come strumenti narrativi e mediatici. Questo cambiamento è legato all’avanzata dell’IA. In passato le imprese tecnologiche si consideravano un ambiente meritocratico basato su intelligenza e competenza; oggi però una parte significativa del codice in aziende come Google è già scritta dall’IA, e in futuro la differenza tra programmatori eccezionali e persone comuni potrebbe diventare irrilevante.
Nel nuovo contesto conta soprattutto l’agency, cioè la capacità di agire rapidamente, sfruttare opportunità e manipolare sistemi come piattaforme, mercati e algoritmi senza preoccuparsi troppo delle regole morali. Nei colloqui di lavoro si chiede sempre più spesso se una persona sia “mimetica” (conformista) o “agentica” (spregiudicata). Così San Francisco, un tempo rifugio di artisti e controculture, è diventata una calamita per giovani agentici, determinati a dominare l’economia dell’IA.
Per comprendere il contesto bisogna considerare anche la comunità dei cosiddetti razionalisti, nata online attorno al blog di Scott Alexander. Molti di loro lavorano nell’IA e temono il rischio della superintelligenza: secondo il teorico razionalista Eliezer Yudkowsky, se non si risolve il problema dell’allineamento tra valori umani e obiettivi delle macchine un’IA superiore potrebbe portare alla distruzione dell’umanità. Alcuni razionalisti operano in istituzioni come il Machine Intelligence Research Institute e discutono di scenari futuri: colonizzazione spaziale, immortalità biologica, simulazioni della mente.
Il paradosso è che i membri di questa stessa comunità creano il contesto tecnologico che accelera lo sviluppo dell’IA da essi paventato. Con strumenti che suggeriscono cosa dire, e modelli che scrivono codice e testi, si profila il rischio di una cultura in cui pensare diventa meno necessario perché gli algoritmi forniscono direttamente le risposte. San Francisco è oggi un laboratorio sociale: nel nuovo mondo dell’IA è più intelligente che riesce a manipolare i sistemi più rapidamente, e più morale chi è più efficiente. “Persona agentica”. O, per dirla con Er Monnezza, “gran fijo de ‘na mignotta”.
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