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San Calogero, bambino autistico senza “continuità educativa”

  • Postato il 25 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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San Calogero, bambino autistico senza “continuità educativa”

Il Quotidiano del Sud
San Calogero, bambino autistico senza “continuità educativa”

Il bambino autistico di San Calogero perde il docente con cui aveva instaurato un legame unico; senza continuità educativa: la denuncia dei genitori


SAN CALOGERO – Il problema, per Giuseppe, non è soltanto cambiare insegnante. È dover ricominciare. Perché quando un bambino autistico trova una persona capace di entrare nel suo mondo, costruire una relazione e accompagnarlo nei suoi progressi, quella relazione diventa parte del percorso educativo.
Giuseppe frequenta la quinta classe della scuola primaria di San Calogero, dell’Istituto Comprensivo di Rombiolo. Lo scorso anno, dopo diversi tentativi, aveva trovato il docente di sostegno con il quale era riuscito a instaurare un rapporto positivo.

LA FAMIGLIA HA SOTTOSCRITTO LA RICHIESTA DI CONTINUITA’ DIDATTICA

Un insegnante che, secondo i genitori Domenico e Katia Zinnà, aveva saputo comprenderne le esigenze e stimolarne i progressi. Per questo la famiglia aveva sottoscritto la richiesta di continuità didattica, nella speranza che il docente potesse accompagnare Giuseppe anche nell’anno scolastico appena iniziato. Ma alla ripresa delle lezioni quella continuità si è interrotta. L’insegnante trasferito e assegnato a un altro istituto. Una decisione che, per i genitori, rischia di vanificare parte del lavoro costruito durante l’anno precedente. Da qui la protesta della famiglia, che ha deciso di investire formalmente della vicenda il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Rombiolo, il responsabile dell’Ufficio Scolastico Provinciale e l’Ufficio Scolastico Regionale.

I GENITORI DEL BAMBINO AUTISTICO CHIEDONO CHE LA SCELTA VENGA RIESAMINATA

Al centro della vicenda c’è dunque una richiesta precisa: garantire a Giuseppe la continuità di una relazione educativa che, raccontano i genitori, aveva prodotto risultati concreti. Quello che per l’organizzazione scolastica può apparire come un avvicendamento, per la famiglia rappresenta invece una brusca interruzione di un percorso costruito con tempo e fatica. Ora, i genitori chiedono che quella scelta venga riesaminata e che venga considerata anche la necessità del bambino di avere punti di riferimento stabili. Perché a scuola non si trasferisce soltanto un insegnante da un istituto all’altro. A volte, insieme a quell’insegnante, si sposta anche un pezzo del percorso di un bambino.

Il Quotidiano del Sud.
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