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Pure Repubblica liquida la stagione del woke

  • Postato il 21 agosto 2026
  • Cultura
  • Di Libero Quotidiano
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  • 7 min di lettura
In sintesi

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Pure Repubblica liquida la stagione del woke
Pure Repubblica liquida la stagione del woke

La sinistra si conferma quella del giorno dopo. Ed è paradossale che una parte politica che ha sempre creduto di avere la storia dalla sua parte, di procedere col vento in poppa verso il futuro, debba, con notevole ritardo, fare mea culpa e annunciare il “contrordine compagni”.

Come al solito, è Repubblica a dettare la linea: dopo anni ed anni di accuse alla destra e a chiunque opponeva il buon senso alle esagerazioni illiberali della cultura woke, questa estate il quotidiano ha deciso di impegnare le sue penne più prestigiose in quello che si presenta come un vero e proprio harakiri. Soprassedendo sul fatto che le critiche al woke sono le stesse che solo fino a qualche mese costavano alla destra le definizioni di retrograda, passatista, reazionaria, fascista. Pur di rimuovere questa circostanza si mette in campo ogni tipo di artificio retorico. Giancarlo Bosetti, già vicedirettore de l’Unità ai tempi di Veltroni e fondatore della storica rivista Reset, scriveva ieri, ad esempio, di un woke 2.0 che dovrebbe farsi più accorto di quello 1.0, salvo poi ammettere che i suoi «piani non sono ben chiari, anche perché non è un partito con una leadership e una segreteria, cui si possa telefonare». Il che, in verità, dovrebbe solo aiutare chi lo rappresenta a definire con chiarezza e distinzione le proprie idee, al di là dei compromessi della politica politicante. «Sembra comunque l’inizio di un riflusso della marea», i cui argini per Bosetti, da sempre attento traghettatore delle istanze dei dem americani in Italia, sarebbero stati rotti dalle parole pronunciate in tv da Alexandria Ocasio-Cortez sulla fine della stagione del woke che «era una follia».

La distinzione fra le due stagioni wokiste serve a Bosetti per giustificare le “buone intenzioni” dei rappresentanti del primo woke nel loro impegno contro il razzismo, la libertà sessuale, l’emancipazione delle donne. «Alzi la mano - si chiede - chi vuole cancellare» tutto questo. Una retorica che si potrebbe facilmente ribaltare, chiedendo di alzare la mano a chiunque possa portare un esempio di chi a destra ha combattuto il woke in modo così rozzo.
Tanto che non è dato sapere a chi egli si rivolga quando osserva che «nessuno può permettersi decentemente di disprezzare» tali problemi gettandoli «in un calderone che è diventato non un catalogo ma un insulto spazza-tutto».
Bosetti, sempre su Repubblica, era stato preceduto l’altro ieri da un’altra firma di peso, Carlo Galli, uno dei maggiori politologi italiani, già deputato del Pd. La strategia argomentativa seguita da Galli si fonda sull’assunto che «il woke non pone problemi perché è critico ma perché è troppo poco critico». Insomma, egli sembra avvalorare la tesi che riduce il politicamente corretto e i suoi succedanei ad una sorta di sub-cultura, che è tesi anch’essa già ampiamente sviluppata nel mondo intellettuale conservatore, da Frank Furedi a Douglas Murray per intenderci. Galli, dopo aver osservato che il woke non appartiene storicamente alla sinistra, conclude con un appello al realismo politico, che è poi null’altro che il buon senso dei conservatori. Nelle sue parole è possibile leggere in filigrana una critica ai ceti dirigenti della sinistra attuale, a cui in sostanza si imputa un deficit di pensiero democratico.
Insomma, che dire? Certo, le voci di Bosetti e Galli, pur rilevanti, sono ancora minoritarie a sinistra, ma che il processo di retromarcia sia avviato sembra evidente. Rimane in sottofondo, non esplicitata, la questione cruciale: perché la sinistra ha abbracciato il woke, con tutti i suoi cortocircuiti mentali e morali, in maniera così acritica? L’impressione è che la crisi della sinistra sia più profonda di quel che potrebbe desumersi da una scelta politica fallimentare.
Si tratta nientemeno che dell’impossibilità di leggere il presente con categorie come quelle di Progresso, Rivoluzione, Redenzione Umana, che ne hanno segnato sin dagli albori la storia e che il Novecento ha non solo metaforicamente ridotto in cenere.
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Autore
Libero Quotidiano

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