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Primarie sì o no? Il centrosinistra dovrebbe prima affrontare almeno tre questioni

  • Postato il 14 maggio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Primarie sì o no? Il centrosinistra dovrebbe prima affrontare almeno tre questioni

di Eugenio Lanza

Primarie sì, primarie no. Aperte a tutti o solo agli iscritti? Leader interno ai partiti, o un Papa straniero? Magari una decisione collegiale tra i dirigenti… Oppure il metodo del centrodestra: decidere in base alla classifica elettorale dei partiti dopo la chiusura delle urne.

Sono tanti gli interrogativi nel nascente centrosinistra, peccato che molti partano da una serie di assunti in buona parte errati, e altri siano banalmente prematuri. Ci sono a mio giudizio almeno tre questioni da affrontare.

In primis, occorrere riprendersi dalla sbronza della vittoria referendaria, che ha convinto la squadra del “No” di un’inevitabile vittoria alle prossime politiche. Ma chi lo ha stabilito? La maggioranza degli elettori si è opposta all’idea che Meloni toccasse la Costituzione, come già avvenne con Renzi nel 2016, e questo è un dato di fatto. All’epoca quella sconfitta segnò l’inizio del declino del “rottamatore”, è vero, ma non per questo la sedicente “underdog” della Garbatella è destinata a pagare lo stesso prezzo politico. La grande affluenza alle urne parla chiaro: bisogna coinvolgere nuovamente il popolo degli astenuti, intercettando quelle istanze finora ignorate.

Occorre poi correggere un grave errore: l’anteposizione della ricerca di un capo alla stesura di un’agenda programmatica. Cioè un piano su cui convergere concretamente da proporre al Paese, tanto dettagliato quanto chiaro e inequivocabile.

Infine una vexata quaestio non affrontata: la decisione sull’ampiezza del “campo progressista”. Il quale sicuramente conterrà il Pd, il Movimento e Avs; ma che qualcuno suggerisce di ampliare con piccole formazioni centriste. Parliamo di Italia Viva, che viaggia sul 2,5% delle preferenze; o addirittura di +Europa, ferma probabilmente all’1,5%. Fuori da ogni considerazione è invece Azione di Carlo Calenda, ormai influencer su X prima che senatore, e invasato da un maccartismo oltranzista che gli ha causato varie figuracce.

E il dubbio che dovrebbe sorgere è chiaro: siamo sicuri che inglobare queste probabili vittime della soglia di sbarramento sia la scelta giusta? E che non tolga più voti di quanti ne porti?

Siamo diretti: i famosi “grillini”, che ormai con Grillo non c’entrano più nulla, non sono tutti disposti a regalare poltrone a chi per anni li ha disprezzati e dileggiati pubblicamente, descrivendoli come ingenui sostenitori del partito dei sogni e della nullafacenza. Perché ora la loro identità è ben delineata, e hanno compreso i meccanismi del nostro parlamentarismo. Hanno imparato che sì, è inevitabile: per non restare eternamente in una comoda opposizione bisogna formare anche alleanze innaturali. Ma ora sanno pure che di certi figuri proprio non ci si può fidare, e non hanno intenzione di “turarsi il naso”. E quindi tali apparentamenti probabilmente sarebbero dannosi. Poiché in democrazia anche la matematica è un’opinione.

In virtù di ciò, sarebbe più sensato e aderente alla realtà capire cosa si vuole fare e dove si vuole andare insieme, invece che catapultarsi già nelle dispute sull’identikit del possibile futuro premier. Nei mesi, saranno gli elettori ad esprimere implicitamente il nome del loro leader. A quel punto si scoverà la maniera più adeguata per soddisfare questo desiderio. E anche, aggiungo io, per accompagnare alla porta chi invece con quel sentimento condiviso non c’entra nulla. E se fare i nomi è futile, ci dev’essere un perché.

Ma se si avesse ancora qualche dubbio sul frontman, e si volesse usare un trucco infallibile, consiglio allora di citofonare alla destra, e chiedere silenziosamente a lei tutte le settimane. Come? Osservando le ossessioni dei loro esponenti, leggendo le veline diffamatorie sui rispettivi giornali di riferimento, ascoltando le bugie ripetute a profusione nei talk show, e dando una rapida occhiata ai loro profili social ufficiali. È in questo modo che si scoprirà la loro paura più grande, e così si scioglierà ogni dubbio riguardo al volto da mettere sui manifesti.

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Il Fatto Quotidiano

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