“Piano per eliminare i parrocchetti”: la Regione Puglia arruola i cacciatori per arginare i pappagalli ghiotti di mandorle
- Postato il 15 maggio 2026
- Ambiente
- Di Il Fatto Quotidiano
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Troppi parrocchetti monaci nel Nord Barese. E qual è la soluzione? Il contenimento. È questo l’obiettivo delle “Prime linee di indirizzo per la gestione, il controllo e la rimozione dei nidi” approvate dalla Regione Puglia in collaborazione con il Dipartimento di bioscienze, biotecnologie e ambiente dell’Università di Bari. Il provvedimento concepisce l’arginamento dei pappagallini verdi attraverso un’unica direzione: caccia, distruzione delle uova e sradicamento dei nidi.
La data è già fissata: dal 20 maggio la Puglia darà il via a una formazione specifica destinata ai cacciatori abilitati e ai proprietari di fondi privati. Secondo le organizzazioni agricole come Coldiretti Puglia e CIA Puglia, questi protocolli di intervento sono necessari per preservare le coltivazioni – in particolare mandorleti e frutteti – costantemente messe a repentaglio da una specie fuori controllo che ha iniziato la sua “invasione” circa 20 anni fa e che si stima abbia fatto danni per 35 milioni di euro.
Il primo avvistamento del parrocchetto monaco si ebbe a Molfetta – precisamente su un eucalipto nella contrada Madonna delle Rose – nei primi anni del Duemila. In seguito, con la sempre crescente tropicalizzazione del clima, i volatili verdi della specie Myiopsitta monachus Boddaert – di origine sudamericana – hanno iniziato a spostarsi nelle zone di Bisceglie, Giovinazzo, Palese, Bitonto, Palo del Colle e altre località fino ad arrivare sull’Alta Murgia.
Ciò che li fa considerare una specie aliena e altamente invasiva è un loro “peccato di gola”: i pappagalli sono infatti ghiotti di mandorle, ciliegie, fichi, pesche e albicocche. Nutrendosi dei frutti in maturazione e dei germogli, i volatili sono stati segnalati dagli agricoltori come il danno principale per oltre 19mila ettari di coltivazioni di mandorlo nella provincia di Bari. Per di più sono i diretti responsabili dei danneggiamenti alle attrezzature agricole, come gli impianti di irrigazione usati dai pappagalli per abbeverarsi.
Che fare dunque? Seguendo gli interventi speciali approvati dalla Regione Puglia, l’essere umano è autorizzato a smantellare fisicamente i nidi con interventi mirati nelle zone ad alta densità, a distruggere le uova e a sottoporre i nidiacei a soppressione eutanasica. “Questo provvedimento affronta un problema enorme – ha detto il presidente della CIA Puglia Gennaro Sicolo – la proliferazione senza controllo di una specie che, negli ultimi anni, sta causando danni enormi alle colture agricole, distrutte dalla loro voracità e da un numero di esemplari cresciuto in maniera esponenziale”.
“Non ci affidiamo all’improvvisazione ma a personale qualificato – ha detto a Repubblica l’assessore all’agricoltura pugliese Francesco Paolicelli – il corso, della durata di 14 ore, formerà sulle migliori tecniche di monitoraggio e rimozione, integrando le competenze scientifiche dei docenti dell’ateneo barese e le procedure di gestione sanitaria”.
“Sono voraci, divorano interi campi di legumi, rovinano i campi di grano, prendono d’assalto i frutteti – ha aggiunto Sicolo – il problema è enorme. Le specie selvatiche che hanno alterato la situazione di equilibrio preesistente sono molte. Risolvere il problema non è semplice, ma provvedimenti come quello adottato dalla Regione Puglia indicano finalmente una strada concreta da percorrere”.
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