Omicidio Chindamo, quella lettera anonima rimasta segreta per 10 anni
- Postato il 24 settembre 2026
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Il Quotidiano del Sud
Omicidio Chindamo, quella lettera anonima rimasta segreta per 10 anni
Un mese dopo la scomparsa dell’imprenditrice Maria Chindamo, una lettera anonima ricevuto da don Pino Demasi e consegnato ai carabinieri, faceva già il nome di Francesco Arceri, oggi tra gli otto nuovi indagati per l’omicidio della donna. Il testo è emerso solo ora, a “Chi l’ha visto?”
VIBO VALENTIA – Per dieci anni quella lettera anonima è rimasta fuori dal dibattito pubblico e fino a ieri nessuno ne conosceva il contenuto: un nome, un ruolo, un luogo dove cercare il corpo di Maria Chindamo, l’imprenditrice 44enne di Laureana di Borrello vittima di omicidio.
A rivelarlo è stata la trasmissione Rai “Chi l’ha visto?”, tornata a occuparsi della scomparsa della donna, sparita il 6 maggio 2016 davanti ai terreni della sua azienda agricola, a Limbadi. In collegamento c’era il fratello Vincenzo Chindamo mentre in studio l’avvocato Nicodemo Gentile.
LA LETTERA ANONIMA RECAPITATA AL PARROCO: ECCO IL TESTO
La lettera, poche righe, senza firma, fu recapitata a don Pino Demasi, sacerdote e storico referente di Libera, circa un mese dopo la sparizione, che la consegnò subito ai carabinieri, mettendo il contenuto a disposizione degli investigatori. Il testo è diretto. L’anonimo indica in Francesco Arceri il presunto esecutore e suggerisce dove cercare. Il passaggio mostrato in trasmissione recita: “Per il caso Maria Chindamo tutti dicono che come esecutore è stato il nipote Arceri Francesco. Il corpo si trova sotterrato nelle sue proprietà del Comune di Laureana di Borrello dove ha i kiwi o il vicino dove ha il frutteto”.
GLI INDAGATI NELLA NUOVA INCHIESTA
A rendere il documento oggi rilevante è l’ultima svolta dell’inchiesta. Francesco Arceri figura infatti tra gli otto nuovi indagati, insieme a Vincenzo Arceri, Giovanni Capone, Tommaso Biondo, Antonino Biondo, Sasho Emilov Dimitrov, Davide Errigo e Nicolae Lurenthiu Gheorghe. Per tutti vale la presunzione di innocenza, e l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a un’affermazione di responsabilità, resta però la coincidenza: un nome scritto nel 2016 in una lettera senza autore compare, 10 anni dopo, nel perimetro dell’indagine.
LE DOMANDE ANCORA APERTE SUL DESTINO DELLA DONNA
Da qui nascono interrogativi inevitabili. Che peso ebbe quella segnalazione nelle indagini avviate subito dopo la scomparsa? Quali verifiche furono compiute allora su indicazioni tanto precise, che parlavano di proprietà, colture e comuni? Domande che pesano di più oggi, con l’accelerazione investigativa in corso.
IL FRATELLO DI MARIA CHINDAMO: “MI VENGONO I BRIVIDI”
Durante la trasmissione ha parlato anche Vincenzo Chindamo, che ha unito alla sorpresa il peso dei rapporti personali. “Il nome di Arceri e quello degli altri li penso con imbarazzo. Li conosco quasi tutti – ha detto – Con tanti di loro ho passato momenti di convivialità familiare. Mi vengono i brividi al solo pensiero che possano essere interessati in qualche maniera alla vicenda della scomparsa di Maria”.
Le sue parole mostrano quanto l’inchiesta tocchi un ambiente noto alla famiglia.
DIECI ANNI SENZA UN CORPO
Quando la lettera arrivò a don Demasi, Maria Chindamo era scomparsa, come detto, da appena un mese. La sua auto era stata trovata davanti all’azienda agricola di Limbadi, con tracce di sangue e nessun segno dell’imprenditrice. Da allora sono passati oltre dieci anni di indagini, piste, testimonianze e sviluppi giudiziari, e il corpo non è mai stato ritrovato.
La lettera non è una prova e da sola non consente di attribuire responsabilità a nessuno, tuttavia, incrociata con ciò che la Procura sta ricostruendo oggi, aggiunge un nuovo capitolo a una vicenda ancora aperta.
Il Quotidiano del Sud.
Omicidio Chindamo, quella lettera anonima rimasta segreta per 10 anni