No al Ponte sullo Stretto, 5mila in corteo a Messina: “Si chiuda la società concessionaria, dilapida soldi pubblici”
- Postato il 9 agosto 2026
- Ambiente
- Di Il Fatto Quotidiano
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A Messina migliaia di manifestanti hanno protestato contro il progetto del Ponte sullo Stretto, chiedendo la chiusura della società concessionaria Stretto di Messina Spa. Gli attivisti contestano la gestione dei fondi pubblici e ritengono che l'opera rappresenti uno spreco di risorse economiche. La mobilitazione segna una nuova fase della battaglia contro l'infrastruttura, spostando l'attenzione dalla sospensione del cantiere alla dissoluzione dell'ente responsabile della realizzazione.
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Non più soltanto fermare il Ponte. Adesso l’obiettivo dei movimenti che da anni si oppongono alla grande opera è un altro: “Dobbiamo chiudere dal basso – dicono – la Stretto di Messina Spa”, la società concessionaria tornata operativa con il rilancio del progetto voluto dal governo Meloni. È la richiesta scandita a Messina dal corteo No Ponte che ha attraversato il centro della città con 5mila di manifestanti arrivati anche dalla Calabria.
Bandiere, striscioni e slogan contro la grande opera. Ma il messaggio finale è quello che campeggia per tutto il corteo: il Ponte, sostengono gli organizzatori, può essere fermato davvero soltanto chiudendo la società che da oltre quarant’anni ne porta avanti il progetto.
Una mobilitazione che prova così a spostare il bersaglio dall’opera, ritenuta irrealizzabile, all’intero meccanismo che continua a tenere in vita il progetto e la società guidata da Pietro Ciucci. Tra i manifestanti c’è Peppe Marra, del movimento “No Ponte Calabria” e del sindacato Usb, che punta il dito contro i costi della concessionaria: “Il ponte è qualcosa che non serve per dare risposte ai problemi dello Stretto. Serve più, secondo noi, a dare risposte economiche a qualcuno. Penso ai lauti stipendi degli amministratori della Stretto di Messina Spa. Noi siamo qua per dire no al ponte, ma soprattutto per chiedere la chiusura della società che è un continuo sversamento di denaro pubblico”.
È lo stesso tema sollevato da Rossella Bulsei, dell’associazione “Titengostretto” di Villa San Giovanni, secondo cui la società di Ciucci “sono anni che sta fagocitando soldi pubblici”. E questo, sostiene Bulsei, dovrebbe portare alla valutazione “necessaria di un danno all’erario”.
Ma è soprattutto Gino Sturniolo, dell’Assemblea No Ponte di Messina, a spiegare il cambio di prospettiva del movimento. Secondo l’attivista, attorno all’iter del Ponte si sarebbe consolidato negli anni un sistema di interessi composto da società, imprese, consulenti e progettisti che continuano a beneficiare del progetto indipendentemente dalla costruzione effettiva dell’infrastruttura. Per questo, dice Sturniolo, oggi il punto non è più soltanto dire “no” al Ponte ma “chiudiamo la Stretto di Messina Spa che è una società che dilapida risorse pubbliche e che ha abbattuto tutti i plafond per i dirigenti. Non hanno più tetti di guadagno.”
“Ciucci – ribadisce Sturniolo – ogni anno convoca due o tre conferenze stampa e annuncia date di inizio lavori che non vengono mai rispettate. Giustamente, con il guadagno che si fa chi non lo farebbe una cosa di questo tipo. È una vera finzione perché è una società che non produce nulla, ma soltanto danno perché tiene bloccati 13 miliardi e mezzo di euro che, invece, andrebbero utilizzati per i bisogni inevasi dei nostri territori. Vogliono comunque andare avanti perché ci sono degli interessi economici molto grossi e anche degli interessi di carattere politico e di cattura del consenso. Dobbiamo uscire da questo loop”.
Una richiesta trasformata dagli organizzatori anche in una provocazione politica. Dal corteo è partito, infatti, quello che Sturniolo definisce un “decreto popolare di chiusura” della concessionaria e “ci aspettiamo – conclude – che le istituzioni poi lo traducano in un atto formale”.
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