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Nella sua mostra a Venezia, Hanna Rochereau vuole archiviare l’archivio

Nella sua mostra a Venezia, Hanna Rochereau vuole archiviare l’archivio

Sbirciando nelle vetrine della galleria Mare Karina a Venezia prima dell’apertura della mostra di Hanna Rochereau (Parigi, 1995), pensavo che l’intento fosse non spoilerare nulla: da fuori, si scorgevano solo pareti neutre. Ora che la mostra è aperta e visitabile, quelle pareti ci sono ancora e si rivelano – più che la protezione da occhi indiscreti – lo scrigno di una pratica che fa della sinergia tra scultura e pittura uno strumento narrativo e concettuale. 

Hanna Rochereau
Hanna Rochereau

Ordine e disordine. Hanna Rochereau da Mare Karina

Data Divas è la prima mostra personale di Rochereau in Italia, nonché la sua prima volta a Venezia. All’interno di questa stanza-nella-stanza, l’artista propone una riflessione sui sistemi di archiviazione: i dipinti raffigurano, a partire da fotografie preesistenti o appositamente realizzate, schedari o scaffali sulle cui mensole figurano scatole impenetrabili e di varia dimensione, ordinatamente distribuite. E particolarmente sul terreno dell’ordine si gioca il contrasto tra pittura (un medium recente per Rochereau, come lei stessa ci spiega) e installazione scultorea: oltre alle tele, lo spazio è abitato da manichini da sarta che poggiano su fogli sparpagliati, cassettiere aperte, documenti rigorosamente vuoti.
C’è, per la verità, una mediazione tra l’ordine pittorico e il disordine scultoreo: a far da sfondo ai manichini, il dipinto Them mostra cassetti chiusi, ad eccezione di uno. Anche qui, però, conoscere il contenuto non è concesso. Un contrasto conciliato, che sembra voler isolare un’archiviazione in corso: non tutto è ancora incasellato, ma ciò che rimane fuori dai cassetti della pittura non è ancora incasellabile, poiché spazio vuoto, foglio bianco.

Hanna Rochereau, Data Divas, installation view, Mare Karina, Venezia, 2026. Photo Tiziano Ercoli
Hanna Rochereau, Data Divas, installation view, Mare Karina, Venezia, 2026. Photo Tiziano Ercoli

Hanna Rochereau e i riferimenti all’arte del passato

Ma se la forma esaspera differenze, il colore orchestra eco, intreccia fili: la mostra si svolge quasi interamente sui toni del bianco e del legno, con tutte le sfumature che li separano. La scelta cromatica, così come la pseudo-umanità dei manichini, situano la pratica di Rochereau in dialogo con le atmosfere primonovecentesche del cubismo sintetico, e soprattutto della metafisica morandiana. Allo stesso modo, l’oggetto quotidiano depauperato di qualsiasi identità contingente si configura nel suo valore di prototipo universale. I manichini sono svestiti, i documenti tersi, le cartelle non sono denominate, così come le scatole sugli scaffali.

Hanna Rochereau, Data Divas, installation view, Mare Karina, Venezia, 2026. Photo Tiziano Ercoli
Hanna Rochereau, Data Divas, installation view, Mare Karina, Venezia, 2026. Photo Tiziano Ercoli

L’archivio come contenuto nella mostra di Hanna Rochereau a Venezia

Emerge così una lettura epistemologica dell’archivio e dei suoi limiti. Quello allestito da Rochereau non è certo un archivio funzionante, quanto piuttosto potenziale perché ancora intonso, ancora vuoto. Ma non è neppure un archivio funzionale, in assenza di qualcosa da archiviare. Nello sceglierlo come soggetto – e non come dispositivo – l’artista trasforma un contenitore senza contenuto in un contenuto a sua volta, invertendo quell’impulso ad archiviare tanto caro a larga parte delle pratiche visive contemporanee. 

Alberto Villa

Venezia // fino al 18 luglio
Hanna Rochereau. Data Divas
MARE KARINA
Campo de le Gate, Castello 3200
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L’articolo "Nella sua mostra a Venezia, Hanna Rochereau vuole archiviare l’archivio" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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