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“Nel mondo, corpo crivellato di proiettili e idiozia, l’Angelo rompe in un pianto a dirotto”

  • Postato il 28 aprile 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

Un'analisi profonda sulla speranza e la resistenza spirituale in tempi di conflitti globali. L'articolo esplora il ruolo dell'Angelo come figura simbolica di consapevolezza critica, capace di destabilizzare le certezze illusorie e risvegliare la coscienza collettiva. Attraverso una riflessione drammaturgica, l'autore invita a mantenere viva l'indignazione etica e l'amore autentico, nonostante la violenza sistemica alimentata da poteri senza umanità.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

“Nel mondo, corpo crivellato di proiettili e idiozia, l’Angelo rompe in un pianto a dirotto”

Nonostante questo tempo di orribile violenza, alimentata da cosiddetti “potenti” senza vergogna né umanità, vale la pena continuare ad amare. Mi è stata chiesta una drammaturgia dedicata all’ineffabile figura dell’Angelo: ho immaginato un sabotatore necessario (un daimon) capace di scuoterci dalle finte certezze per restituirci alla nostra nuda autenticità e al vigore dell’indignazione.

A giugno, a Venezia, questa visione prende corpo grazie a un gruppo di interpreti danzatrici, culmine di un percorso laboratoriale tra teatro e danza che ho condiviso con la coreografa Manuela Carretta. Eccone uno stralcio.

***

(…) L’Angelo ogni giorno prende la navetta alla fermata del tramonto (…) dove si radunano le delusioni umane, sempre intrecciate alle gioie bambine. L’Angelo, appostato nei paesi martoriati dove nascono i cuori in fiamme. In ogni barlume di realtà (…) scopre la verità nei tombini. La sua casa è nel cuore delle macerie. L’Angelo bussa alla vita segreta, partecipa agli antichi rituali del controsenso. L’Angelo, il profano delle nostre ragioni, il sacro dell’irragionevole cuore (…) abbraccia la ritrosia del timido.

(…) L’Angelo muore nell’istante e all’istante successivo rinasce. All’eternità daremo ciò che merita: tutto. L’Angelo non beve ai pozzi avvelenati della serenità fasulla. Abbraccia in un unico sguardo ciò che ci sovrasta: l’amore come l’odio. L’Angelo della dismisura sussurra dove esala il Dio, l’effimero che dilegua dal nostro illusorio buon senso (…) dove lo sciocco confina il mondo. Sempre riscritta, sempre fraintesa, sempre uccisa al capezzale della “solida realtà”. Alchimisti al servizio della mediocrità, che interessa a voi dell’Angelo?

(…) Nella faglia in cui precipita l’intelligenza e sprofonda nell’anima delle cose, puoi finalmente riconoscerti sulla nave che all’orizzonte naviga verso il tuo Oriente. Ma ancora qui, lontano dall’origine e dalla rivelazione (…) l’Angelo furtivo fa l’occhiolino. A suo modo orienta, ma c’è chi per paura di perdersi si smarrisce, e chi nel perdersi si ritrova. Esistere in un ordine e disordine (…) una trama di fili sottili.

Sei tu, lo sai, ma è solo un ricordo improvviso (…) il gioco abbandonato di corsa a metà perché arriva la guerra. Nell’anima dimora l’Angelo: di nebbia riposa, di vento si sposta, di silenzio è parola. Il suo Regno è un borgo abbandonato verso sera. Se la ragione corre e sta dritta, l’Angelo aspetta di sbieco: la dismisura, l’etereo. È l’inciampo e l’imprevisto, la differenza che fa il sentiero (…) fuori dal tempo, dimenticato dalle mappe. Inerpicarsi e perdersi, scendere e ritrovarsi scorticati e vivi.

(…) Ciò che si muove nell’ombra vive di splendore e non insegue i fantasmi del futuro. Solo visioni di ora allietano il triste viaggio: il sacrilegio di chi crede al solo visibile. Guarire la guerra: l’Angelo della storia sa dell’impossibile. L’assassinio e la distruzione aleggiano dentro l’uomo (…) lo sfondo scurissimo senza gli Dei sembra annichilire tutto. È il momento esatto in cui il crepuscolo è perduto. L’Angelo scompare tra gli insulti.

Nel mondo, corpo crivellato di proiettili e idiozia, l’Angelo (…) rompe in un pianto a dirotto. Sgorgano dagli occhi di chi sa vedere lacrime di desideri assassinati. In fuga, con le frecce conficcate nell’innocenza, l’Angelo è creduto disperso. (…) In una oscena e feconda nudità, tracce del cammino si dischiudono sul finire dell’inverno. Ora nessuna spiegazione è plausibile (…) l’Angelo, ancora lui, spariglia le tue carte, scuote il risultato errato del calcolo. Svela il tentativo di sgozzare ciò che sei per ciò che dovresti essere.

(…) Smuove fuori della stanza ordinata, trascina a forza nel deserto; travolto dalla tempesta di sabbia l’occhio intravede un’ennesima epifania. Ancora sull’orlo della soglia (…) uscendo dalla calca dei pensieri, strisciando lungo il muro. Sempre vissuto qui, nell’avventura più potente. Perdersi, diventare stranieri, ritrovarsi. (…) Sentire, morire, rinascere, mai definitivamente. Il mondo si fa incerto e prezioso, il dolore ci riguarda (…) fiorisce l’imperfezione e tu ci sei in mezzo.

(…) Nel cuore delle cose è uno scintillio in pieno inverno di cui non si può parlare. Ancora qui, tra suoni e respiri (…) l’eternità è ignara dell’affanno che travolge e spazza via. Si torna indietro, dove non c’è nome, dove tutto è sospeso e sta per accadere. L’Angelo sconosciuto, in quel magico istante, sussurra all’orecchio una formula segreta che comprendi ma non puoi decifrare. Tutto riparte, l’istante è finito.

Ancora avanti, tra disastri e macerie (…) l’Angelo nuota ora al largo con i naufraghi dell’oggi; ora danza beffardo tra la cattiveria dell’uomo e splendido tra la fioritura di chi ama senza saperlo. E poi, come un bagliore dentro ciascuno, in un declivio dell’anima riappare e, sconfitto, di nuovo scompare.

L'articolo “Nel mondo, corpo crivellato di proiettili e idiozia, l’Angelo rompe in un pianto a dirotto” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

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