Movida e notti insonni: le leggi ci sono, ma non vengono applicate. E a rimetterci sono i cittadini
- Postato il 8 giugno 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Movida e notti insonni. Puntualmente se ne riparla all’inizio di ogni estate. E puntualmente, salvo casi isolati, tutto continua come prima. Eppure gli strumenti per difenderci ci sono, anche in sede penale, e se ne è occupata più volte addirittura la Suprema Corte. Da ultimo, con una sentenza appena pubblicata (Sez. III n. 16966 del 12 maggio 2026) esaminando il caso di una discoteca romana da cui, secondo le denunce degli abitanti, nell’estate del 2025 provenivano rumori assordanti cui si sommava il chiasso provocato dagli avventori fuori del locale, creando una situazione tale da portare al sequestro ed alla chiusura della discoteca stessa.
Vale la pena, allora, di ricordare ancora una volta (ma già ne ho scritto) l’articolo 659 del codice penale il quale, al primo comma, punisce con l’arresto fino a 3 mesi o l’ammenda fino a 309 euro ”chiunque, mediante schiamazzi o rumori …., disturba le occupazioni o il riposo delle persone”, mentre si applica l’ammenda da 103 a 516 euro “a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni di legge o le prescrizioni dell’autorità”. Occorre, quindi, fare riferimento ai limiti massimi di rumorosità stabiliti dalla legge nelle varie situazioni anche se – è bene ricordarlo – sempre secondo precedenti sentenze della Cassazione, per verificarli non c’è bisogno di fonometri o prove complicate, bastano anche solo le testimonianze dei presenti o delle forze dell’ordine; insomma, “il giudice non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete” (Cass. 10938/2019); e cioè che vengano prodotti rumori che abbiano una “attitudine a propagarsi ed a disturbare la quiete e le occupazioni di un numero indeterminato di persone”.
E questo vale anche per il chiasso dei clienti che sostano all’esterno del locale, in quanto il gestore ha l’obbligo di intervenire per controllare che la frequentazione del locale da parte degli utenti non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica. Anzi, in questi casi, secondo il Consiglio di Stato (Sez. V, n. 240/2025), il sindaco può ordinarne la chiusura anticipata.
Resta da capire cosa deve fare in concreto il gestore per evitare di essere ritenuto corresponsabile: la sentenza in esame non si sofferma su questo punto, limitandosi a scrivere che si può fare “ricorso all’Autorità o allo “ius excludendi”. Conferma così, in sostanza, altre sentenze precedenti che, sin dal 2021, hanno specificato che il gestore deve, ad esempio, evitare musica all’aperto e la somministrazione di bevande all’esterno; così come ha l’obbligo di cacciare dal locale i più facinorosi, predisponendo un servizio di vigilanza esterno e chiamando, se necessario, le autorità cui compete intervenire; e di certo non basta, in questi casi, l’apposizione all’interno di un cartello che invita a non provocare schiamazzi all’uscita (“misura del tutto inadeguata” per la Suprema Corte).
Tuttavia l’esperienza almeno di una città come Roma insegna che, se di notte, di sabato o di domenica, si chiede l’intervento delle forze dell’ordine per rumori molesti, la risposta è immancabilmente che sono impegnate in altre operazioni; e, quanto ai vigilanti pagati dal gestore, ci si chiede come e con quale autorità possano fermare i fracassoni (spesso ubriachi) fuori del locale.
Insomma, come dicevamo, le leggi ci sono ma non vengono applicate con possibili gravi danni alla salute dei cittadini. Secondo l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’inquinamento acustico è ritenuto, dopo l’inquinamento atmosferico, la seconda maggiore concausa ambientale di morbilità, con almeno 48.000 nuovi casi di malattie cardiache e 12.000 decessi prematuri ogni anno in Europa, soprattutto nelle aree urbane; e, se pure i maggiori killer sono i rumori stradali, ferroviari ed aerei, è altrettanto certo che, se ad essi aggiungiamo anche quelli provocati dalla movida, i danni alla salute non possono che peggiorare.
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