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Missili americani made in Germany. Ecco il nuovo piano della Nato

  • Postato il 9 luglio 2026
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  • Di Formiche
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Missili americani made in Germany. Ecco il nuovo piano della Nato

La produzione dei principali sistemi missilistici statunitensi potrebbe presto non essere più un’esclusiva degli stabilimenti americani. Oltre all’annuncio del presidente statunitense Donald Trump ad Ankara sulla concessione a Kyiv della licenza per produrre i sistemi Patriot, c’è infatti un altro segnale relativo a questa tendenza. Lockheed Martin e Rheinmetall hanno infatti firmato un memorandum d’intesa per avviare la produzione del missile balistico tattico Army Tactical Missile System (Atacms) nello stabilimento di Unterlüß, in Germania.

L’accordo, a sua volta annunciato ad Ankara in occasione del Forum dell’industria della difesa a margine del vertice Nato, rappresenta un ulteriore tassello nella strategia occidentale volta ad aumentare la capacità produttiva dell’industria della difesa, distribuendo la manifattura di sistemi d’arma avanzati tra i Paesi alleati. L’intesa, sostenuta dai governi statunitense e tedesco, punta alla creazione di un centro europeo per la produzione, l’integrazione e la distribuzione degli Atacms destinati ai membri della Nato e ad altri partner.

La scelta risponde a esigenze sempre più pressanti. Negli Stati Uniti Lockheed Martin sta infatti progressivamente riducendo la produzione degli Atacms nello stabilimento di Camden, in Arkansas, per concentrare le risorse sul più moderno Precision Strike Missile, destinato nel tempo a sostituire il vecchio sistema nell’arsenale dell’esercito americano. Parallelamente, però, la domanda europea e ucraina per gli Atacms continua a crescere, rendendo necessaria l’apertura di nuove linee produttive.

Lo stabilimento Rheinmetall di Unterlüß, già interessato da un massiccio programma di espansione, dovrebbe iniziare la produzione di componenti missilistici e motori a razzo già nel 2027, per arrivare successivamente alla produzione completa dei missili. Secondo le stime del gruppo tedesco, il fabbisogno annuale europeo e ucraino potrebbe attestarsi tra i 600 e gli 800 missili.

Se confermata dai prossimi sviluppi, la produzione degli Atacms in Germania e quella dei Patriot in Ucraina potrebbero delineare un nuovo paradigma nella politica industriale della difesa statunitense. Piuttosto che concentrare la manifattura sul territorio nazionale, Washington sembra sempre più orientata a condividere capacità produttive con gli alleati più esposti, rafforzando al tempo stesso la resilienza della base industriale occidentale.

Questa strategia risponde a una duplice esigenza. Da un lato, aumentare rapidamente i volumi produttivi per sostenere l’Ucraina e ricostituire le scorte occidentali, messe sotto pressione da oltre quattro anni di guerra ad alta intensità. Dall’altro, costruire una rete industriale distribuita, meno vulnerabile a colli di bottiglia produttivi e più adatta a sostenere un contesto internazionale caratterizzato da competizione strategica e crescente instabilità.

Un trend, questo, che non implica una rinuncia al controllo americano sulle tecnologie più avanzate, ma rappresenta piuttosto un’evoluzione del modello con cui Washington intende rafforzare la propria rete di alleanze, trasformando la cooperazione industriale in uno strumento sempre più centrale della deterrenza occidentale. Che arriva in un momento in cui la Nato sembra cimentarsi in una più generale revisione delle sue logiche di funzionamento.

Autore
Formiche

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