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Migranti, l’Ue cerca Paesi terzi per creare i centri per i rimpatri: tra le ipotesi Ruanda e Uzbekistan. E Bruxelles accoglie i Talebani

  • Postato il 25 giugno 2026
  • Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Migranti, l’Ue cerca Paesi terzi per creare i centri per i rimpatri: tra le ipotesi Ruanda e Uzbekistan. E Bruxelles accoglie i Talebani

A pochi giorni dall’approvazione da parte del Parlamento europeo del regolamento rimpatri, alcuni Paesi dell’Ue stanno iniziando a muovere i primi passi su questo terreno così scivoloso. Come riportato per primo da Politico, diverse capitali starebbero valutando la creazione di centri in Paesi terzi dove trasferire migranti che hanno ricevuto un ordine di espulsione. In prima fila da questo punto di vista ci sarebbero la Germania, l’Austria, la Danimarca, la Grecia e i Paesi Bassi. D’altronde, appena prima del via libera comunitario alla nuova normativa il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis aveva dichiarato l’obiettivo di Atene di concludere i primi accordi in tal senso entro la fine del 2026.

Il progetto preso a modello sarebbe quello dell’Italia, anche se il centro che Roma ha realizzato a Gjader, in Albania, è stato tutt’altro che un successo. Delle migliaia di migranti che il governo immaginava di trasportare in territorio albanese in vista del rimpatrio, solo poche decine sono state effettivamente espulse, dovendo oltretutto ripassare proprio dall’Italia. La nuova normativa europea in realtà cambia questo scenario, consentendo di siglare accordi bilaterali con Paesi terzi dove trasferire chi va rimpatriato: a quel punto saranno gli Stati individuati come hub a gestire la detenzione, i contatti con i luoghi di provenienza e l’eventuale rientro.

I nomi più citati come possibili sedi di questi fantomatici centri sono il Ruanda, l’Uzbekistan e in alcune discussioni anche l’Uganda e il Kazakistan. Tutta da verificare la disponibilità dei governi dei due paesi africani e dei due centroasiatici a sobbarcarsi delle iniziative così controverse dal punto di vista umanitario e politico. Da parte uzbeca e kazaca sono arrivate smentite non ufficiali, anche perché non sono mancate proteste interne per la ventilata possibilità. Pare che tra i criteri considerati vi siano anche la distanza dal territorio europeo, per evitare che si venga a creare un vero e proprio traffico di esseri umani.

La prima capitale a muoversi in tal senso era stata Londra, che, dopo una durissima polemica politica e un altrettanto serrata battaglia legale, lo scorso anno ha definitivamente accantonato la possibilità di realizzare una struttura in Ruanda. Se alcuni paesi hanno mostrato grande interesse per i nuovi scenari di rimpatrio che potrebbero aprirsi, altri non hanno mancato di far trapelare i loro dubbi: su tutti la Francia, con il presidente Emmanuel Macron che ha criticato sia la dimensione operativa sia quella valoriale dell’iniziativa, e la Spagna del premier socialista Pedro Sánchez.

La frenesia sul fronte della sicurezza migratoria sta portando le autorità europee a compiere anche passi alquanto discutibili. A inizio settimana, infatti, si è recata a Bruxelles una delegazione composta da cinque rappresentanti dei Talebani afgani: i funzionari del Paese asiatico hanno ricevuto un visto temporaneo valido per sole 24 ore e l’incontro con le controparti dell’Ue è avvenuto in un luogo sconosciuto. La discussione tecnica si è focalizzata sulle procedure del rimpatrio dei migranti afgani illegalmente sul territorio europeo o che si sono resi responsabili di crimini. Ovviamente i signori di Kabul hanno cercato di sfruttare al massimo l’essersi seduti di fronte all’Unione Europea, indicandolo come un passo epocale di legittimazione e chiedendo la definizione di un piano consolare che consenta ai cittadini afgani di viaggiare nel continente più facilmente e in maniera legale.

Le polemiche in merito a questa mossa sono ovviamente piovute come un temporale estivo sulla testa dei funzionari comunitari e anche la Premio Nobel per la Pace afgana Malala Yousafzai si è dichiarata “sconvolta e profondamente turbata” per l’invito. L’Unione europea si trova sempre più stretta tra due necessità: quella di rispondere a un’opinione pubblica che, seppur con tutte le differenze locali e sulla base di una maggiore o minore propaganda da parte di forze politiche populiste, chiede sicurezza e un controllo serrato dell’immigrazione irregolare; quella di rimanere fedele ai valori comunitari e di rispetto dei diritti umani che rappresentano il fondamento dell’Ue.

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Il Fatto Quotidiano

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