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Mari e oceani mai così caldi, record a giugno 2026. Copernicus: “Rischio di precipitazioni estreme, ripercussioni di ampia portata”

  • Postato il 1 luglio 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Mari e oceani mai così caldi, record a giugno 2026. Copernicus: “Rischio di precipitazioni estreme, ripercussioni di ampia portata”

Mari e oceani mai così caldi. Lo rivelano il servizio relativo ai cambiamenti climatici e il servizio marino di Copernicus. Secondo i dati del programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea, a giugno 2026 le temperature superficiali del mare globali hanno superato i livelli record del 2023 e del 2024 nello stesso periodo dell’anno. Un record, dicono i servizi di Copernicus, che avrà “conseguenze sia sugli andamenti meteorologici che sul clima globale e sugli ecosistemi marini”. Allo stesso tempo anche ISPRA e le Agenzie per l’ambiente di Regioni e Province autonome (Arpa/Appa), hanno analizzato la situazione italiana, relativa però al 2025, decretandolo il secondo più caldo per temperatura media annuale dei mari a partire dal 1982.

IL RECORD DEL 2026 – Per Copernicus Climate change service, il 21 giugno, con una temperatura di 20,86 gradi centigradi rispetto ai 20,83 del 2023 e del 2024, i livelli del 2024 dei dati sulle temperature superficiali del mare sono stati superati. “Anche i dati giornalieri del Servizio marino di Copernicus indicano temperature record il 21 giugno, essendo stati raggiunti i 21,0 gradi e superati di 0,1 gradi i precedenti record del 2023 e del 2024”, aggiunge il servizio. Un record previsto, visto l’insorgere di El Niño, largamente annunciato dall’Organizzazione meteorologica mondiale il 2 giugno scorso, e viste “le temperature superficiali del mare insolitamente elevate osservate in diverse regioni oceaniche negli ultimi mesi”.

Secondo gli esperti un riscaldamento record è sintomo sia dei cambiamenti climatici sia di El Niño, la cui intensità “secondo l’insieme dei modelli di previsione stagionale del C3S dovrebbe raggiungere livelli che non si registrano da decenni”.

Avere degli oceani sempre più caldi ha, avverte Copernicus, delle “ripercussioni di ampia portata”. In primis l’atmosfera che resta, con il surriscaldamento oceanico, calda più a lungo”. Inoltre le alte temperature oceaniche forniscono “energia supplementare alle tempeste e aumentano l’evaporazione, accrescendo così il rischio di precipitazioni estreme e inondazioni”. Ma non solo: con il riscaldamento degli oceani si innalza il livello del mare e si contribuisce allo scioglimento dei ghiacciai, “mettendo a dura prova gli ecosistemi marini”. Tutto l’intero ecosistema della pesca, comprese le economie costiere, viene poi toccato dal riscaldamento: le temperature superficiali del mare più elevate sono associate infatti a “ondate di calore marine più frequenti e intense”.

Infine, avvertono ancora, “un evento El Niño costituisce una fonte di calore per l’atmosfera, aumentando la temperatura globale e modificando i modelli meteorologici in tutto il mondo”. Si tratta, con ogni probabilità, dell’inizio di una “nuova fase” che, avverte Carlo Buontempo, direttore del Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus, condurrà “ancora una volta in un territorio inesplorato”. “Con le temperature oceaniche a questi livelli e El Niño all’orizzonte, è probabile che nei prossimi mesi assisteremo al superamento di ulteriori record di temperatura”, ha chiarito.

IL REPORT 2025 – Se il 2026 è già partito al massimo, come rivelano i dati di Copernicus, il 2025, almeno in Italia non è stato da meno. Lo rivela il rapporto “Il clima in Italia nel 2025” del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), composto da ISPRA e dalle Agenzie per l’ambiente di Regioni e Province autonome (Arpa/Appa). La temperatura media annuale dei mari è infatti stata di 20 gradi centigradi con punte di oltre 26 gradi a luglio (26,64) e agosto (26,48). Valori che, rivela il rapporto, sono superiori al periodo di riferimento, 1991-2000 e che fanno del 2025 il secondo anno più caldo dal 1982, con una media di 1,18 gradi in più rispetto al periodo di riferimento.

Per quanto riguarda le precipitazioni: le piogge più frequenti al Nord migliorano il quadro idrico dell’area con un aumento del 7% delle precipitazioni rispetto alla media, mentre il Centro resta in linea e il Sud registra un calo del 5%.

Lo stesso calore si rispecchia poi nelle temperature atmosferiche: dal 2000, infatti, in Italia si sono registrate temperature più alte della media e il 2025 non è da meno con una temperatura media più alta di 1,03 gradi rispetto al periodo 1991-2020. In media, rivela ancora il rapporto, tranne ottobre e novembre, tutti i mesi sono risultati più caldi del normale, con un picco di giugno di 3,23 gradi sopra la media, il secondo della serie dopo il record del 2003. Guardando alle stagioni, tutte hanno chiuso con valori superiori alla media: l’estate, in particolare, con 1,46 gradi centigradi in più, è stata la quarta più calda dal 1961.

In questo contesto si inserisce il commento di Maria Alessandra Gallone, presidente di Ispra e SNPA, che lancia un avvertimento: “Il cambiamento climatico non è più una sfida del futuro, ma una realtà con cui siamo già chiamati a confrontarci”. “Gli scenari elaborati da Ispra dimostrano che il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni è possibile – aggiunge – a condizione di accelerare il percorso con scelte fondate sulla conoscenza scientifica, sulla qualità dei dati e sulla capacità di prevenire e adattarsi ai cambiamenti. La transizione ecologica ed energetica si costruisce con la collaborazione di istituzioni, imprese e cittadini perché trasformando la conoscenza in azione potremo rendere il nostro Paese più sicuro, resiliente e competitivo.”

Non è rincuorante neanche la situazione delle precipitazioni che aumentano del 7% al Nord, restano stabili al Centro mentre diminuiscono del 5% al sud e nelle isole. I mesi più “asciutti” sono stati giugno, ottobre e novembre, mentre marzo e agosto quelli più piovosi. Solo l’autunno, su base stagionale, è risultato più asciutto del normale. La siccità, che pure non è mancata, ha colpito soprattutto il centro sud anche se in modo meno gravoso rispetto agli anni precedenti, mentre al nord le precipitazioni abbondanti hanno mantenuto le risorse idriche sopra le medie annue di riferimento.

Il 2025, rileva infine il rapporto, è segnato anche da diversi eventi estremi. Ispra sottolinea i due ambiti di intervento fondamentali per combattere il mutamento del clima: la mitigazione e l’adattamento. Da un lato, è essenziale limitare le emissioni di gas serra, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica, attraverso la transizione verso fonti energetiche rinnovabili, l’efficienza energetica e modelli produttivi più sostenibili. Dall’altro, è altrettanto necessario promuovere misure di adattamento, per rendere territori, infrastrutture e comunità più resilienti agli impatti della crisi climatica.

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