Mari e coste sotto assedio, Calabria quarta con 1929 reati: il report di Legambiente
- Postato il 2 settembre 2026
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Mari e coste sotto assedio, Calabria quarta con 1929 reati: il report di Legambiente
Il report di Legambiente Mare Nostrum evidenzia 1929 reati complessivi lungo i mari e le coste della Calabria che risulta terza per quelli legati a inquinamento e pesca di frodo quarta per abusivismo e ciclo illegale del cemento
La Calabria resta nelle prime posizioni della classifica nazionale dell’illegalità lungo i mari e le coste. Con 1.929 reati accertati nel 2025, la regione si colloca al quarto posto in Italia, alle spalle di Campania, Puglia e Sicilia. A pesare sono soprattutto l’inquinamento provocato dalla gestione illegale dei rifiuti e dalla mala-depurazione, l’abusivismo edilizio, il ciclo illegale del cemento e la pesca di frodo.
È il quadro restituito dalla ventottesima edizione di “Mare Monstrum”, il report di Legambiente elaborato sui dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto nelle 15 regioni e nelle 61 province costiere italiane. Un’analisi che conferma quanto la pressione criminale continui a minacciare gli ecosistemi marini e costieri, con ricadute che non riguardano soltanto l’ambiente, ma anche la salute, l’economia turistica, la qualità della vita e la libera fruizione del territorio.
Nel dettaglio, la Calabria è terza in Italia nella classifica del mare inquinato, con 731 reati, preceduta soltanto da Campania e Puglia. Occupa il quarto posto per il ciclo illegale del cemento, con 588 reati, e sale nuovamente sul terzo gradino del podio per la pesca illegale, con 528 episodi accertati. È invece nona per le violazioni del Codice della navigazione e delle norme sulla nautica da diporto, comprese quelle commesse all’interno delle aree protette.
PARRETTA: “LA TUTELA DELL’AMBIENTE DIVENTI PRIORITA’ ASSOLUTA”
Numeri che mantengono la regione in una fascia critica e mostrano quanto siano ancora radicate alcune emergenze storiche, a partire dalle carenze della depurazione e dalla pressione esercitata sulle coste da costruzioni abusive, occupazioni illegali del demanio, smaltimento irregolare dei rifiuti e attività di pesca non consentite.
«Il report Mare Monstrum restituisce il quadro di una Calabria che sta cercando di affrontare problematiche annose nell’ottica del ripristino della legalità a tutela del mare e delle coste», afferma la presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta.
«La nostra regione – prosegue – rimane purtroppo nelle prime posizioni per quanto riguarda il ciclo del cemento, l’inquinamento e la pesca illegale, dimostrando anche il ruolo nefasto che la criminalità organizzata continua a esercitare. Allo stesso tempo è importante sottolineare che diminuisce, come nel trend nazionale, il numero complessivo dei reati: un risultato collegato alla diminuzione dei controlli, ma anche, in positivo, a una maggiore efficacia preventiva nel sistema di contrasto dei delitti ambientali, di cui sono indice, ad esempio, le inchieste giudiziarie calabresi sul sistema di depurazione. La strada da percorrere è ancora lunga, ma dobbiamo avere la consapevolezza che la tutela dell’ambiente è una priorità assoluta».
LA CALABRIA IN UN QUADRO PIU’ AMPIO
Il quadro regionale si inserisce in un fenomeno che continua a interessare pesantemente l’intero Paese. Nel 2025 sono stati accertati in Italia 20.490 reati, con una flessione del 20,4% rispetto all’anno precedente, e 36.322 illeciti amministrativi, diminuiti del 10,3%. Le violazioni complessive sono state quindi 56.812: circa 156 al giorno e più di sei ogni ora.
La riduzione, tuttavia, non può essere letta automaticamente come il segnale di un arretramento dell’illegalità. Nello stesso periodo, infatti, i controlli sul territorio sono diminuiti del 19,8%, fermandosi a 750.828. Secondo Legambiente, sul dato hanno inciso sia la contrazione delle verifiche sia l’effetto deterrente determinato dall’inasprimento delle pene per i reati ambientali.
Nel 2025 l’inquinamento è diventato il principale pericolo per gli ecosistemi marini, superando il ciclo illegale del cemento. I reati legati alla gestione illecita dei rifiuti e alla mala depurazione sono stati 7.317, pari al 35,7% del totale nazionale. Seguono il cemento illegale, con 6.189 reati e un’incidenza del 30,2%, la pesca illegale, con 4.338 reati, e le violazioni del Codice della navigazione e delle disposizioni sulla nautica da diporto, che raggiungono quota 2.646 e registrano un aumento del 17,4%.
L’INCIDENZA DELLE MAFIE
Particolarmente consistente è il peso delle regioni a tradizionale presenza mafiosa. Campania, Puglia, Sicilia e Calabria concentrano insieme il 53,6% di tutti i reati accertati lungo le coste italiane. La Campania guida la classifica con 4.002 reati, seguita dalla Puglia con 2.599, dalla Sicilia con 2.448 e dalla Calabria con 1.929. Al quinto posto si colloca la Liguria, che registra 1.581 reati e un aumento del 9% rispetto al 2024.
Controlli e denunce
Il fenomeno non è occasionale. Negli ultimi 26 anni, dal 1999 a oggi, sono stati accertati 483.195 reati contro il mare e le coste. Di questi, 260.399, pari al 53,9%, si concentrano proprio nelle quattro regioni maggiormente condizionate dalla presenza delle organizzazioni mafiose.
Sul fronte dell’inquinamento, nel 2025 sono stati denunciati 8.397 soggetti, adottate 86 misure cautelari ed eseguiti 2.452 sequestri penali. Gli illeciti amministrativi sono stati 4.624, mentre le sanzioni hanno raggiunto quota 4.548. Il valore economico complessivo dei sequestri penali e amministrativi sfiora i 146 milioni di euro. La Calabria, con i suoi 731 reati, si colloca dopo Campania e Puglia e prima di Lazio e Sardegna.
Resta elevata anche l’incidenza del cemento illegale. A livello nazionale sono state denunciate 6.485 persone e arrestate sette, mentre i sequestri penali sono stati 653. Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si concentra quasi il 57% dei reati e delle persone denunciate. Un fenomeno che si traduce in costruzioni abusive, trasformazioni incontrollate del territorio e occupazioni del demanio capaci di sottrarre porzioni di costa alla fruizione pubblica.
Sul versante della pesca illegale, le persone denunciate in Italia sono state 4.194 e i sequestri penali 146. Le attività di controllo hanno permesso di fermare più di 11mila attrezzi da pesca e di sequestrare oltre 721mila chilogrammi di prodotto ittico, quasi due tonnellate al giorno. Sommando reati e illeciti amministrativi, le violazioni raggiungono quota 10.257. La Sicilia è prima con 816 reati, seguita dalla Liguria con 539 e dalla Calabria con 528.
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Mari e coste sotto assedio, Calabria quarta con 1929 reati: il report di Legambiente