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L'ultima estate di Pompei, quando il Vesuvio seppellì una città (e un mondo) in crisi

  • Postato il 3 giugno 2026
  • Cultura
  • Di Agi.it
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L'ultima estate di Pompei, quando il Vesuvio seppellì una città (e un mondo) in crisi
L'ultima estate di Pompei, quando il Vesuvio seppellì una città (e un mondo) in crisi

AGI – Pompei è da sempre un luogo in cui la narrazione rischia di prevalere sulla storia, schiacciando l'esperienza umana sotto il peso della tragedia finale. Ogni libro su Pompei deve fare i conti con questo trabocchetto: la tentazione di trasformare una città viva in un conto alla rovescia verso la distruzione. Una ‘trappola’ in cui non cade Gabriel Zuchtriegel, che dal 2021 dirige il Parco Archeologico di Pompei, che pubblica per FeltrinelliQuando gli dèi lasciarono il mondo. L'ultima estate di Pompei’ (collana Scintille, pagg. 251 – Prezzo: 24 euro). 

Zuchtriegel, nato nel 1981 a Weingarten, nella Germania del Sud, ha studiato archeologia classica, preistoria e filologia greca a Berlino e a Roma, ha conseguito il dottorato all'Università di Bonn nel 2010. Dal 2015 al 2021 ha diretto il Parco Archeologico di Paestum. Non è uno storico che scrive di Pompei dall'esterno: è l'uomo che ogni mattina entra negli scavi, che supervisiona le campagne di ricerca, che conosce ogni affresco e ogni graffito come si conosce il cortile di casa. Questo cambia il libro, e si sente. L'autore propone una lettura densa e fortemente interpretativa, in cui l'eruzione del 79 d.C. non rappresenta tanto un evento isolato quanto il punto terminale di una crisi più profonda e già in atto.

La crisi religiosa e culturale

Le statue, gli spazi sacri e i templi mostrano un paesaggio dove gli antichi culti greci stanno sparendo, lasciando spazio a nuove credenze più fragili. Le divinità, un tempo al centro della vita pubblica e religiosa, diventano quasi elementi decorativi nelle case. È questa la tesi centrale del libro: il Vesuvio non è la causa della fine: è la conclusione drammatica di un processo già in corso. Zuchtriegel usa Lucrezio come chiave di lettura: nel ‘De rerum natura’ gli dèi esistono, ma non governano il mondo — bisogna studiare la natura per comprenderlo. L'impero si espandeva, ma aveva bisogno di sempre più manodopera, di schiavi. In questo contesto di crisi spirituale latente, gli dèi appaiono sempre più irraggiungibili, il potere imperiale si insinua nei riti quotidiani, e una nuova strana setta — i cristiani — inizia a mettere radici.

Dioniso e Cristo a confronto

Il passaggio più audace e più controverso del libro è l'accostamento tra Dioniso e Cristo. Descrivendo le megalografie della Villa dei Misteri e della Casa del Tiaso, di recentissima scoperta, Zuchtriegel osserva che in entrambe sono rappresentati i misteri dionisiaci. Quando l'eruzione distrusse ogni forma di vita, le popolazioni romane dovettero pensare a un abbandono del mondo da parte degli dèi: fu solo Dioniso a resistere e a opporsi al Cristianesimo che si diffondeva. Come Cristo, Dioniso era figlio di un dio padre — Zeus — e di una donna. Entrambi incarnavano un potere superiore. Entrambi morivano e rinascevano.

Sesso, morale e interpretazioni

Zuchtriegel stesso sa bene che la sua tesi è ardita: “Immagino che questo libro non sarà accolto favorevolmente dai colleghi”, ha detto presentandolo a Castellammare di Stabia. C'è poi il capitolo sul sesso e sulla morale. Il sesso, negli affreschi e nei graffiti, ha una parte preponderante. I lupanari erano ambienti frequentati. Nel 1885 un archeologo tedesco pubblicò un'iscrizione trovata in via dell'Abbondanza: due sole parole, “Sodoma e Gomorra”, le città bibliche distrutte da Dio con zolfo e fuoco.

Letture moraliste e approccio empatico

Tertulliano nel II secolo scriveva che Pompei era stata distrutta perché non ospitava cristiani. Zuchtriegel non si sottrae a questi materiali: li usa per mostrare quanto la lettura moralista di Pompei sia antica quanto Pompei stessa. Uno degli elementi più interessanti del volume è l'approccio empatico all'archeologia. I reperti smettono di essere semplici oggetti per diventare frammenti di vite: graffiti, utensili e spazi domestici si trasformano in testimonianze di esperienze individuali. Zuchtriegel riesce così a costruire una narrazione vivida e immersiva, sostenuta da un ampio repertorio culturale che spazia dalle fonti classiche alla filosofia europea, conferendo al testo una forte capacità evocativa.

Pompei siamo noi

L'ultimo capitolo si intitola ‘Pompei siamo noi’. Zuchtriegel ha detto di aver scritto il libro senza l'intenzione di parlare del presente, ma di averlo riletto alla fine e di aver capito che in realtà è esattamente questo: la ricerca delle condizioni materiali, sociali, ambientali, artistiche e culturali sotto le quali gli esseri umani hanno provato a immaginare e a incontrare il divino. Plinio il Giovane nelle ‘Lettere’ racconta che durante l'eruzione “molti alzavano le mani implorando gli dèi, ma i più credevano che gli dèi avessero lasciato il mondo su cui incombeva una nuova eterna notte”. Un mondo che perde i propri dèi e non sa ancora con quali sostituirli.

 

 

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Autore
Agi.it

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