Lovercraft maestro della paura e dell'ignoto
- Postato il 8 maggio 2026
- Cultura
- Di Libero Quotidiano
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Lovercraft maestro della paura e dell'ignoto
Il sentimento più forte e più antico dell’uomo è la paura, e il tipo di paura più forte e più antico è la paura dell’ignoto», firmato H. P. Lovecraft. Prima del ciclo di Ctulhu e del Necronomicon, prima che il suo nome evocasse tentacoli, culti segreti e indicibili abissi cosmici, Howard Phillips Lovecraft fu anche un critico dell’orrore, prendendosi la briga di spiegare perché il perturbante non fosse un genere in sordina della letteratura, bensì uno dei più antichi caposaldi, pescando a mani basse nelle pieghe del nostro inconscio. È questo il cuore di L’orrore soprannaturale in letteratura «I che torna in libreria in nuova edizione per Cluster-A (a cura di Malcolm Skey, tradotto da Stefania Censi). Il bello di questo testo è che non ha nulla di accademico e polveroso. Lovecraft lo compose tra il novembre del 1925 e il maggio del 1927, tuttavia, venne pubblicato per la prima volta solo nel 1945, otto anni dopo la morte del suo autore.
Fra le sue pagine c’è un vero tesoro per bibliofili, spaziando da fine Settecento a inizio Novecento, da Ann Radcliffe a Maturin, da Hawthorne, Henry James e Mary Shelley sino a Daniel Defoe (in tal senso, preziosissimo, l’indice dei nomi - assente nell'edizione originale- e una bibliografia aggiornata delle fonti citate). Ma, complessivamente, due figure si impongono su tutte: Horace Walpole ed Edgar Allan Poe, gli artefici della trasformazione dell’horror in chiave moderna. Walpole è l’autore de Il castello di Otranto, appena tornato in libreria, introdotto da Matteo Strukul, nella pregevole collana Bur Weird; ma Lovecraft ha delle riserve. Gli appare ancora artificioso, meccanico, lontano da quel terrore “cosmico” che annichilisce. Ma con saggezza, Lovecraft scavalca i propri canoni e sottolinea che Walpole è il padre del romanzo gotico. Inseguimenti, spettri e passaggi segreti, allo scrittore e antiquario inglese del Settecento, Horace Walpole dobbiamo l’ambientazione del castello, i corridoi umidi, le celle segrete, i manoscritti nascosti e tutto quell’armamentario scenico che renderà il genere immediatamente riconoscibile. Poi entra in scena Edgar Allan Poe. Se Walpole mette in piedi il castello, Poe spegne le candele e ci chiude dentro il lettore. Con Poe e i suoi celebri racconti del terrore – fra cui segnaliamo Ligeia, Il cuore rivelatore, Morella e Lo scarabeo d'oro presenti nella raccolta Alle porte dell’incubo (Bur Weird) - la paura non popola più le cripte e i sotterranei ma si insinua nella mente e ci inchioda alla pagina. Lovecraft lo capisce benissimo e lo scrive con ammirazione quasi filiale: Poe è il primo grande autore a operare con piena consapevolezza dei principi psicologici della fascinazione dell’orrore, l’inventore del racconto moderno come forma.
Poe comprende che non bastano il fantasma e il colpo di scena, per far breccia servono l’atmosfera e il ritmo giusto; così facendo, il lettore non saprà più se sta guardando il mostro o se è il mostro che sta guardando noi. Il volume è preceduto da A proposito di una nullità, prezioso testo autobiografico del 1933 in cui Lovecraft ripercorre la propria infanzia a Providence, la precoce passione per la scienza, i sogni popolati dai night-gaunts- quei mostri alati scarni che torneranno nel ciclo di Cthulhu - e la traiettoria di uno scrittore che si considerava marginale anche nella letteratura di genere. Ecco il bambino malaticcio di Providence che legge i fratelli Grimm, si innamora dei paesaggi antichi e dei tramonti, capendo ben presto che la fantasia non nasce dalla fuga dal reale ma dal suo incrinarsi.
La prosa labirintica e le visioni annichilenti di Lovecraft traggono sostanza da questa estetica, da un’esperienza nervosa e concreta del perturbante, radicata in certi paesaggi del New England e nelle architetture coloniali di Providence che tornavano anche nei suoi sogni. L’orrore soprannaturale in letteratura ci ricorda, con sorprendente precisione, che il brivido non coincide con gli effetti speciali o con la mitologia da franchise. L’horror fa breccia nel momento in cui la realtà vacilla e tutte le regole del vivere civile barcollano sotto il peso di una minaccia che richiama il lato selvaggio: combatti o scappa. Lotta o muori. Così come ci accade leggendo Stephen King, sappiamo che il perturbante non nasce affatto per farci divertire. E certi libri, hanno la capacità di lasciare socchiusa una porta, verso l’oscurità della nostra mente.
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