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L’ex compagna conferma: «Dopo la bomba Ranucci si vedeva con Lavitola»

  • Postato il 14 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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L’ex compagna conferma: «Dopo la bomba Ranucci si vedeva con Lavitola»

Il Quotidiano del Sud
L’ex compagna conferma: «Dopo la bomba Ranucci si vedeva con Lavitola»

L’ex compagna conferma: «Dopo la bomba Ranucci si vedeva con Lavitola». Ranucci contro Natalia Potenza: «Mai avuto interessi nei suoi affari. Pronto ad agire in giudizio rispetto alla Rai»


“Dopo la bomba, Valter e Sigfrido spesso si vedevano tenendo i telefoni lontani, forse per non essere intercettati”. È il senso di una frase affidata ai pm da Natalia Potenza, ormai ex compagna del lucano Valter Lavitola, nella sua deposizione di sabato, durata circa 10 ore. Una circostanza che è stata poi confermata dallo stesso Ranucci. Rispetto alla Rai “agirò in giudizio in tutte le sedi, paghi chi ha la responsabilità dei gesti”, “ho in mente tre uffici, i responsabili di questi uffici”, “dovevano creare una narrazione che giustificasse la mia rimozione” ha spiegato il giornalista ed ex conduttore di Report alla Festa del Fatto a Marina di Pietrasanta (Lucca).

“E’ stato usato un documento coperto da segreto”, su un anno di rimborsi, “perché – ha aggiunto – si doveva dimostrare che Report era fuori controllo” ma “il risultato è stato dimostrare che i compensi per trasferte e rimborsi di un anno di Report corrisponde allo stipendio di Vespa”.

DOPO LE DICHIARAZIONI DELL’EX DEL FACENDIERE LUCANO, LE DICHIARAZIONI DI RANUCCI SUI RAPPORTI CON LAVITOLA E GLI ATTACCHI RICEVUTI

“Assolutamente non ho mai avuto interessi” negli affari di Lavitola, “mai un euro”, “ho fatto tutto esclusivamente in un rapporto di amicizia, in cui ho creduto”, ha detto inoltre Ranucci in merito ai suoi rapporti con l’imprenditore. “Ho la sensazione, anzi la certezza, che non abbiano aspettato altro, creando una campagna di informazione che non ha precedenti. C’è una perversione dell’informazione in questi mesi e rimbalzano articoli falsi. Me li sto segnando tutti e dovrò fare centinaia di querele e richieste di risarcimento danni”, ha detto ancora Ranucci. C’è l’obiettivo, ha spiegato, di “minare la credibilità” di Ranucci “per giustificarne la rimozione”.

“Assolutamente no, basta che andate a vedere che ero in tournée per sette giorni, quindi”, ha affermato il giornalista, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se fosse avvenuto un incontro ‘riservato’ vis a vis, a telefonini spenti, tra lui e Valter Lavitola dopo l’attentato dinamitardo al giornalista, secondo quanto avrebbe riferito Natalia Potenza ai pm. Ieri sera, a margine del suo spettacolo ‘Diario di un trapezista’ a Prato, Ranucci aveva detto di aver letto che i magistrati lo riascolteranno, “penso di sì e credo che sia giusto che mi riascoltino”.

IL RICORSO CONTRO LA RAI E LE CONSIDERAZIONI SUL GOVERNO

“Ho la sensazione, anzi la certezza, che non abbiano aspettato altro, creando una campagna di informazione che non ha precedenti. C’è una perversione dell’informazione in questi mesi e rimbalzano articoli falsi. Me li sto segnando tutti e dovrò fare centinaia di querele e richieste di risarcimento danni”, ha sottolineato il giornalista sottolineando che l’obiettivo degli attacchi contro di lui era quello di “minare” la sua credibilità “per giustificare la rimozione”. A questo proposito, ha chiarito, “secondo voi io mollo? Stanno cercando di fare di tutto per portarmi in politica perché da giornalista continuo a essere scomodo. Per questo continuerò a fare Report. Presenteremo probabilmente un ricorso di urgenza” per il reintegro, “se giudice il riterrà l’urgenza rientrerò e farò una battaglia da dentro.

Se non ci sarà urgenza continuerò la battaglia sul merito”. “Sono molto deluso dalla mia azienda”, ha proseguito spiegando che “cercherò di far passare il concetto che la Rai non è un condominio a uso provato ma è pubblico. La politica vuole comandare ma io penso che debba donare. Report in questi anni ha donato molto”. Sulla possibilità che Report faccia un’inchiesta su di lui ha commentato: “Non lo so, però se la fanno son contento, ho combattuto per 30 anni per la libertà di stampa, figurati se impedisco ai miei di fare un’inchiesta su di me”.

RANUCCI SULLA PREMIER MELONI

E su meloni ha detto: “L’ho incontrata una sola volta, prima che fosse premier, e fu un incontro sincero e schietto ed è stata anche di parola in un momento delicato. La reputo anche un’ottima leader perché capace di portarsi sulle spalle” le decisioni “poi penso abbia perso la capacità di controllare, lasciando che altri decidessero per lei. Meloni voleva essere la premier del merito ma in questi anni, se guardiamo la Rai, è stata premiata l’ideologia e l’amichettismo, in cui il merito non conta”.

LE RIVELAZIONI DELL’EX COMPAGNA NATALIA POTENZA SULLE ATTIVITÀ DI LAVITOLA AMICO DI RANUCCI

Dai soldi in Montenegro agli affari in Brasile, grazie a prestanome. Natalia Potenza ha portato in procura 1.200 pagine di documenti per svelare le attività dell’ex compagno. “Non sapevo nulla della bomba a Ranucci”, avrebbe sostanzialmente detto la testimone in merito all’azione dinamitarda, Potenza ha messo a disposizione di chi indaga anche una corposa memoria oltre ad atti e documenti anche di natura fiscale che potrebbero risultare utili ai magistrati per ricostruire le attività imprenditoriali di Lavitola che comprendono anche il business del carbon credit in Africa oltre che iniziative in Sudamerica. Gli inquirenti puntano a chiarire anche i rapporti tra Lavitola e l’ex conduttore di Report. La donna potrebbe infatti fornire elementi utili a ricostruire frequentazioni, contatti e circostanze legate alla vicenda.

A fianco di Lavitola, Potenza è rimasta per oltre quindici anni. Era lì nei suoi periodi più complessi, come quelli dei guai giudiziari per una tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Sempre lì nei mesi della latitanza in Argentina nel 2011 e negli anni di carcere. Ancora lì nel periodo del riscatto, quando lui decide di aprire un ristorante di pesce a Roma nel quartiere Montevederde. Poi, il 10 agosto Lavitola viene arrestato come mandante per la bomba davanti alla casa dell’amico giornalista Sigfrido Ranucci e sotto il faro degli inquirenti finiscono i suoi business in Italia e all’estero, le sue disinvolte ambizioni politiche, i suoi legami pure con altre donne.

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