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11 settembre 2001, la testimonianza di una hostess in volo quel giorno per New York

  • Postato il 11 settembre 2026
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11 settembre 2001, la testimonianza di una hostess in volo quel giorno per New York

Il Quotidiano del Sud
11 settembre 2001, la testimonianza di una hostess in volo quel giorno per New York

Guendalina Stella, hostess di Alitalia, in vacanza a Vibo Valentia, racconta l’11 settembre quando era in volo per New York e il suo aereo fu “dirottato” in Canada per via dell’attacco alle Torri Gemelle


VIBO VALENTIA – «Dai su, alzati! Hanno buttato giù le Torri gemelle!». Fu un brusco risveglio quello di Guendalina Stella durante il volo Milano-New York in quella tragica giornata di 25 anni fa. Romana, con una lunga carriera alle spalle come hostess per l’ex compagnia di bandiera italiana, Guendalina è in questi giorni in vacanza a Vibo Valentia e, davanti a un the ghiacciato, ricorda come fossero ieri i momenti più significativi di quel tragico 11 settembre 2001. «In quel periodo mia sorella lavorava a Manhattan e i miei parenti vivevano nel New Jersey. Io andavo spesso per lavoro a New York e, appena un anno prima, ero stata in visita alle Torri gemelle con mio figlio Tommaso», racconta tutto d’un fiato la protagonista.

IL VIAGGIO VERSO NEW YORK QUELL’11 SETTEMBRE DI 25 ANNI FA

Dopo il 2008 e la crisi che mise in ginocchio la compagnia aerea nazionale, Guendalina lasciò a malincuore l’Alitalia, ma quel giorno di settembre rimase impresso in maniera indelebile tra i suoi ricordi più intimi. Completo impeccabile, capelli in ordine e un ultimo ritocco davanti allo specchio: quella mattina di fine estate la hostess partì all’alba dallo scalo di Fiumicino per poi prendere servizio sul volo Malpensa-New York JFK. «Ad attendermi a Milano vi era il resto dell’equipaggio, con il comandante Luciano Buja».

LA NOTIZIA DELL’ATTACCO ALLE TORRI GEMELLE

Il pilota in questione è stato, in quel frangente, l’uomo che, con lucidità e freddezza, portò a terra i 400 passeggeri presenti sul velivolo 747 di cui era ai comandi. «Il viaggio – continua l’ex hostess Alitalia – era iniziato nel migliore dei modi e, fino a metà tragitto, il volo procedette in maniera tranquilla. Tutto, però, cambiò da un momento all’altro, allorché, mentre stavo riposando, un mio collega mi svegliò di soprassalto, informandomi dell’attacco avvenuto contro le Torri gemelle a New York».

La notizia fu così scioccante da sembrare quasi surreale, ma gli ordini impartiti nell’immediato furono chiari: tenere il massimo riserbo sull’accaduto con i passeggeri per evitare il panico a bordo. «Con i miei colleghi – continua Guendalina – mantenemmo un’apparente calma per far sì che l’ambiente a bordo continuasse a essere tranquillo. Tutto, purtroppo, cambiò quando, informati del cambio di destinazione, i passeggeri intuirono che stavano per sbarcare in uno sperduto aeroporto del Canada».

IL CAMBIO DI DESTINAZIONE E L’ATTERRAGGIO IN CANADA E LA PAURA DEI PASSEGGERI

Intanto lo spazio aereo americano era stato completamente chiuso al traffico e, in principio, il velivolo italiano venne dirottato verso un piccolo scalo canadese, ma il comandante Buja e i suoi copiloti decisero di optare per un altro scalo più grande e attrezzato, quello di Halifax: «Una volta atterrati, molti passeggeri furono colti da un’isteria collettiva che diede vita a scene assurde. Un esempio? Gente che rovistava tra la spazzatura dei carrelli portavivande in cerca di cibo. Temevano di restare lì chissà per quanto tempo».

Invece, anche se dopo dieci ore, le autorità di Halifax riuscirono a organizzarsi e iniziarono a fare sbarcare, uno per volta, le decine di aerei presenti nello scalo canadese: «Mentre scendevo le scalette dell’aereo – ricorda Guendalina – percepii dentro di me una sensazione di vuoto, cosa che certo accomunava ognuno di noi. Alla vista, un’immensa distesa di aeroplani copriva per intero l’aeroporto di Halifax».

LE TERRIBILI IMMAGINI DEL CROLLO DELLE TORRI GEMELLE

A questo punto la commozione prende il sopravvento e le lacrime solcano il viso di Guendalina, lasciando spazio alle emozioni rivissute. «Durante il briefing – prosegue il racconto –, tenutosi nell’aeroporto con gli altri membri degli equipaggi, tutti ci abbracciammo e piangevamo a vedere sugli schermi le immagini, fino ad allora sconosciute, del crollo delle Torri gemelle. Intanto le linee telefoniche erano assenti, ma mia madre, seppur in vacanza, riuscì a informarsi che stavo bene chiamando la sede Alitalia di Roma».

CHI PROSEGUì PER NY E CHI INVECE TORNò IN ITALIA

Guendalina sottolinea come i cittadini di Halifax furono molto ospitali e accoglienti con le migliaia di viaggiatori che invasero la cittadina in quelle difficili circostanze. Tra i tanti ricordi ne rammenta qualcuno in particolare: «Dei nostri passeggeri, alcuni vollero rimanere ad Halifax e proseguire il viaggio fino a New York, mentre la maggior parte di loro risalì a bordo per tornare in Italia. Tra questi, una coppia di sposi in luna di miele, che volle però rientrare a casa in Italia. Infine, voglio ricordare come in quei giorni il comandante Buja sia stato sempre molto professionale e preparato in tutti i momenti, e anche noi dell’equipaggio, una volta rientrati, ricevemmo un encomio da parte dell’Alitalia».

Quel tragico 11 settembre di 25 anni fa morirono o rimasero gravemente feriti migliaia di civili innocenti. Da allora il mondo non fu più lo stesso per nessuno, ma storie come quella di Guendalina Stella raccontano, in modo particolare, eventi che rimarranno impressi sui libri di storia come monito per le future generazioni.

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