Le botte del militante di Vannacci e il caos nel Pd regionale: due forme di delirio nelle Marche
- Postato il 14 luglio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Nelle Marche emergono due episodi emblematici della crisi politica italiana: violenze da parte di militanti legati a esponenti della destra e disordini interni al Partito Democratico regionale. Questi eventi riflettono un deterioramento più ampio del dibattito pubblico nazionale, caratterizzato da polarizzazione crescente e conflittualità ai margini della legalità democratica. L'articolo analizza come il caos territoriale rappresenti un sintomo del fallimento delle istituzioni politiche nel garantire stabilità e civile confronto.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Due forme di delirio hanno colpito, lo scorso fine settimana, la regione in cui vivo e lavoro: le Marche. Sarebbe troppo comodo, ma purtroppo sbagliato, attribuirle alla canicola di questi giorni. Mi riferisco a due eventi che restituiscono in maniera formidabile il disastro politico-culturale che in realtà riguarda l’intero paese.
Da una parte abbiamo un imprenditore, ex lottatore agonista e iscritto al partito di Vannacci (Futuro nazionale), che aggredisce e picchia selvaggiamente un cittadino iracheno senza fissa dimora. Quest’ultimo, già noto alle forze dell’ordine, stava bloccando il traffico e dando in escandescenza, apparentemente dopo lo smantellamento del proprio accampamento di fortuna. Così l’imprenditore/lottatore ha ben visto di fare “giustizia” letteralmente con le proprie mani, in mezzo a una folla acclamante.
Dall’altra parte abbiamo osservato le elezioni provinciali di Pesaro e Urbino, dove il campo largo del centrosinistra è letteralmente esploso e, con un’operazione di potere dall’alto, ha visto i dirigenti del Pd indicare come proprio candidato il sindaco di Urbino, eletto nelle file del centro-destra. No, non ho sbagliato a scrivere, né sono stato a mia volta vittima del caldo: dopo decenni di governo della provincia, il Pd ha perso rovinosamente le elezioni con un proprio candidato alla presidenza della provincia (Maurizio Gambini) afferente al centro-destra, mentre il vero centro-destra ne ha fatto eleggere un altro (Alberto Alessandri, Sindaco di Cagli). Operazione dall’alto, dicevo, che ha visto l’opposizione e il tirarsi fuori da parte di tanti circoli, militanti e simpatizzanti dello stesso Pd.
Un’operazione miserabile, sciagurata e vergognosa, che viene dopo la rovinosa sconfitta del centrosinistra alle elezioni regionali di un anno fa, in cui fu rieletto con ampio margine l’attuale presidente Acquaroli, a spese dello sconfitto Matteo Ricci (peraltro indagato, prima ancora di andare al voto, per reati non trascurabili). Aggiungo pure, per dovere di cronaca, che dopo la sconfitta alle regionali, lo stesso Pd si è distinto per nomine a dir poco scriteriate, come quella dell’ex presidente della regione Ceriscioli a presidente di Marche Multiservizi. Un uomo già conosciuto dai cittadini marchigiani per aver, fra le altre cose, smantellato e depauperato la sanità locale.
Cosa c’entrano i due eventi, mi si potrebbe obiettare, quale la loro correlazione? La loro correlazione è, appunto, il delirio che le accomuna. Un delirio che nel microcosmo delle Marche riproduce perfettamente quello nazionale.
Quello del campo largo di centrosinistra, diviso su tutto in politica estera e unito sul nulla in politica interna. Ridotto a operazioni di potere dall’altro nonché a una strategia di corto respiro fondata sui numeri: per esempio sul numero di voti che – ritengono lor signori a sinistra – prenderà Vannacci, togliendoli al centrodestra e facendo vincere per osmosi l’armata Brancaleone del campo largo.
Ora, sorvoliamo pure sul fatto che con i giochetti numerici, ammesso che si possano vincere le elezioni, di sicuro non si governa nulla per il bene comune. Ma si arriva al vero e proprio delirio di legittimare, seppure per via indiretta, una forza politica nuova (quella di Vannacci), i cui riferimenti politico-culturali sono molto vicini alla xenofobia, al razzismo e alla discriminazione delle persone sessualmente considerate fuori dalla norma (cioè anormali, secondo lorsignori). Questa logica perversa e delirante consente a una certa sinistra – composta dai dirigenti altolocati e privilegiati dei partiti – di non concentrare adeguatamente la propria politica sul disagio che i cittadini provano verso stranieri spesso violenti, molesti e impuniti. Esasperando ed esacerbando gli animi al punto da portare moltissime persone a solidarizzare con l’imprenditore vannacciano che ha fatto “giustizia” con le proprie mani in quel di San Benedetto del Tronto.
Insomma, siamo di fronte al cortocircuito perfetto: da una parte (centrosinistra) ci si divide su tutto e unisce sul nulla, si procede per logiche personalistiche imposte dal partito, ignorando sciaguratamente i problemi reali e quotidiani delle persone. Dall’altra, aumenta il consenso verso figure che radicalizzano in senso violento le idee del centrodestra (da Meloni a Vannacci, passando per Salvini), favorendo un contesto socio-culturale che vedrà prevalere comunque le forze di Destra (più o meno estrema e violenta).
Un delirio ulteriore accomuna le due parti politiche: quello per cui si ignorano le politiche a favore della ridistribuzione della ricchezza, della giustizia sociale, dei servizi ai cittadini e della tutela ai lavoratori, sempre più esposti ad angherie, contratti capestro e retribuzioni da fame (non soltanto quelli stagionali). Ma, ovviamente, si tratta di un delirio destinato a fare male alle forze di centrosinistra, perché è da loro che i cittadini si aspettano la difesa delle categorie umane e sociali più deboli.
Pesaro è l’unica città delle Marche in cui la Sinistra governa da decenni. L’ultimo bastione che il centrodestra ha esplicitamente dichiarato di voler espugnare alle prossime elezioni comunali. Inutile dire che ci riuscirà, se rimangono immutate queste condizioni, perché i deliri aristocratici e incuranti del bene comune, messi in campo dagli organi dirigenti del Pd (non tutti, per la verità), hanno stufato parecchia gente (compresi molti militanti ed elettori della Sinistra).
Se da una parte non ho sentito Vannacci prendere le distanze da quanto accaduto per mano di un suo iscritto, non mi risultano al momento neppure azioni finalmente radicali da parte della segreteria del Pd nazionale, che non sono venuti neppure dopo l’esito disastroso delle elezioni regionali, un anno fa. Deliri su deliri. Nel bel mezzo di un’estate ardente in cui, oltre alla salute, ci stiamo giocando la democrazia.
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