Lavitola: le anomalie della difesa. I socialisti lucani prendono le distanze
- Postato il 16 agosto 2026
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Lavitola: le anomalie della difesa. I socialisti lucani prendono le distanze
Lavitola: le anomalie della difesa. I socialisti lucani prendono le distanze. Gli interrogativi sulla difesa dell’editore finito in manette.
L’onda d’urto del terremoto giudiziario romano che ha portato in carcere Valter Lavitola si abbatte sulla Basilicata, riaprendo vecchie ferite editoriali e scatenando l’immediata reazione dei vertici politici regionali. L’obiettivo delle istituzioni lucane è blindare la trasparenza del territorio rispetto a un’indagine che unisce criminalità, media e politica. A catalizzare l’attenzione degli osservatori, oltre ai dettagli del reato, è la singolare convergenza sulla figura del difensore di fiducia di Lavitola, l’avvocato napoletano Sergio Cola, come rilevato da Carlo Tarallo per Dagospia.
Il legale vanta un passato da storico militante del Movimento Sociale Italiano e tre legislature alla Camera dei Deputati con Alleanza Nazionale, oltre a collegamenti poco velati con il partito della premier; finanche a rilevare che la moglie dell’avvocato Cola è la sorella del prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato dal Governo Meloni presidente di Anas a marzo 2025. Dunque, suscita non poche perplessità l’associazione tra un difensore di dichiarata estrazione della destra sociale e un assistito da sempre ambiguamente accostato ai simboli della sinistra. Un incrocio che evidenzia la trasversalità delle relazioni costruite negli anni dal faccendiere, distanti dalle reali dinamiche ideologiche del Paese.
LE PRECISAZIONI DEL PSI E I DETTAGLI DELL’ORDINANZA DEL GIP
Dal capoluogo lucano, il segretario regionale del Psi Livio Valvano ha voluto fare immediata chiarezza per stoppare le approssimazioni della stampa nazionale. “Walter Lavitola non e’ mai stato direttore del quotidiano socialista Avanti! E non ha mai avuto ruoli direttivi negli organi politici nazionali del PSI”, ha tuonato Valvano, definendo l’operazione editoriale compiuta nel 1996 da Lavitola con la registrazione del marchio “L’Avanti!” come un mero espediente commerciale. “Qualcuno dice che si trattò di un’impresa. Io dico che si trattò di un trucco”, ha rincarato il segretario lucano, chiedendo formalmente ai media di rispettare i padri storici del socialismo italiano, da Pertini a Nenni, e di non accostare i trucchi dell’indagato alla tradizione politica dei socialisti della Basilicata.
L’ordinanza del Gip di Roma descrive un quadro fosco attorno alla bomba piazzata sotto l’abitazione di Sigfrido Ranucci. Le accuse contestate sono pesanti: danneggiamento, minaccia e detenzione di materiale esplodente, con l’aggravante del metodo mafioso. Nonostante l’esplosivo utilizzato fosse obsoleto e deteriorato, i periti ne hanno evidenziato la pericolosità intrinseca per la parziale detonazione dagli effetti imprevedibili, sebbene l’azione avesse una finalità esclusivamente intimidatoria. Nel disperato tentativo di allontanare i sospetti, le tesi difensive hanno provato a evocare una fantomatica “pista israeliana”, stroncata dal presidente dell’Osservatorio Israele Nicolae Eitan Galea come un’operazione di distrazione speculativa e infondata.
DALLA DIFESA DI LAVITOLA ALLE REAZIONI INDUSTRIALI, LE POLEMICHE IN RAI E I SONDAGGI POLITICI
Sul fronte industriale, l’inchiesta ha sfiorato le attività di rilancio del Cantiere Navale Vittoria. Il proprietario Roberto Cavazzana ha diffuso una nota ufficiale per blindare l’azienda: “Ribadiamo la nostra assoluta estraneità alla vicenda Ranucci-Lavitola. Tanto meno abbiamo a che fare con mitragliatrici, bombe o camorra”. Cavazzana ha confermato che i dati della Procura escludono qualsiasi iscrizione a suo carico nel registro degli indagati. Il dibattito si sposta ora inevitabilmente sui risvolti interni alla Rai.
Matteo Salvini ha invocato la sospensione cautelativa delle collaborazioni con il servizio pubblico per tutelare i contribuenti italiani, mentre Federica Frangi, membro del consiglio di amministrazione, ha chiarito che il valore di Report non può tramutarsi in uno scudo contro le verifiche aziendali relative alla fuga di notizie riservate. Critico il senatore Maurizio Gasparri, membro della Vigilanza Rai, che parla di “violazione del codice etico permanente”, attaccando le frequentazioni del giornalista conduttore con Lavitola e sottolineando il duro documento critico stilato dalla stessa redazione del programma d’inchiesta.
A completare un quadro dai tratti quasi surreali si aggiungono le rivelazioni di Stefano Cappellini, direttore di Repubblica. Il giornalista ha raccontato i suoi contatti con Lavitola nella primavera del 2026, volti alla definizione di un bizzarro sondaggio elettorale finalizzato a testare le potenzialità dello stesso Ranucci come possibile candidato premier del centrosinistra. Un progetto che Cappellini liquidò subito come “una follia” priva di serietà, ma che oggi svela la fitta rete di relazioni e di messaggi scambiati col faccendiere fino a poche ore prima della sua perquisizione. La Basilicata osserva e reclama con forza la propria totale estraneità a questa trama di veleni.
GLI SVILUPPI SULLA BANDA DI ESECUTORI E LE RICHIESTE DEL TERRITORIO
Sull’altro fronte giudiziario, che riguarda la banda accusata di aver eseguito materialmente l’attentato dinamitardo, emerge che verrà depositata con tutta probabilità a inizio settimana la richiesta di interrogatorio davanti al pm da parte dei difensori dei quattro arrestati lo scorso 30 giugno. Finora i tre uomini, detenuti in carcere, e la donna, ai domiciliari, sia nell’interrogatorio di garanzia che in quello davanti al pubblico ministero titolare dell’inchiesta si erano avvalsi della facoltà di non rispondere rendendo solo dichiarazione spontanee. Questo scenario investigativo, che si arricchisce ogni giorno di nuovi tasselli tra Roma e il Mezzogiorno, proietta un’ombra densa sui delicati equilibri tra l’informazione, il potere economico e partiti.
La Basilicata, terra storicamente refrattaria ed ai complotti di palazzo ma esposta alle infiltrazioni di reti lobbistiche esterne, esige risposte trasparenti. I cittadini lucani e le istituzioni locali chiedono che sia fatta piena luce non solo sulle responsabilità penali legate all’atto intimidatorio contro il conduttore di Report, ma anche sulle opache triangolazioni commerciali e comunicative che continuano a lambire il territorio meridionale.
Il Quotidiano del Sud.
Lavitola: le anomalie della difesa. I socialisti lucani prendono le distanze