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La revoca della scorta al cronista Rubio è inspiegabile

  • Postato il 22 aprile 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
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La revoca della scorta al cronista Rubio è inspiegabile

Non si comprende l’improvvisa revoca della scorta al giornalista Mimmo Rubio, da anni impegnato in prima linea nel documentare le malefatte dei clan ad Arzano, comune a Nord di Napoli, sciolto tre volte per infiltrazioni mafiose. Proprio le coraggiose inchieste giornalistiche di Rubio hanno contribuito nello scoperchiare il pentolone del malaffare e mostrato gli intrecci tra camorra, malapolitica e economia. Un cronista che figura come parte lesa – grazie alla sue denunce – in due processi con alla sbarra esecutori e mandanti da parte dei clan accusati di avergli rivolto minacce di morte e orchestrato numerosi tentativi di aggressioni. In assoluto è la prima volta che si toglie la tutela dello Stato a un giornalista mentre sono in corso i processi che lo riguardano e per giunta con una pesante situazione ambientale caratterizzata da una ripresa di omicidi da parte dei clan che controllano quel territorio. È inquietante la spessa nebbia di omissioni, distrazioni, inciuci e omertà che avvolgono il comune di Arzano.

Attorno a Mimmo Rubio è calato un clima di isolamento. Lo stesso Rubio in un post su Facebook denuncia come “Un politico (che ha avuto rapporti con la camorra!) andava dicendo in giro e si ‘vantava’ che mi avrebbero tolto la scorta. Sarà vero?”. La preoccupazione cresce al punto che Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi), il sindacato dei giornalisti della Campania (Sugc) ribadiscono come: “La camorra è ancora egemone su quel territorio, chi ha preso questa decisione mette a rischio la sicurezza di Rubio e il diritto della cittadinanza ad essere correttamente informata”. A loro si sono uniti l’associazione Articolo 21, Ossigeno per l’Informazione e la trasmissione Presadiretta con Riccardo Iacona che dedicò il servizio ‘Libertà sotto scorta’ al caso Rubio e altri cronisti campani finiti sotto tutela.

Vicenda che è rimbalzata a Palazzo Madama con un intervento di fine seduta del senatore Walter Verini del Pd che nel parlarne ha riportato le parole del cronista: “Basta, io non collaborerò più con la giustizia, non collaborerò più con la Direzione investigativa antimafia. Rinuncio perché lo Stato non mi tutela“. E poi si è appellato al presidente del Senato “di far sentire tutta la preoccupazione credo non solo mia personale, ma di tutti coloro che hanno a cuore la libertà di informazione e la legalità, di far sentire la voce anche di quest’Assemblea, perché ritengo che non si possa lasciare solo in questo momento un giornalista come Mimmo Rubio”.

Mentre l’aula applaudiva, è intervenuto il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro, presidente della Commissione bicamerale per gli Affari regionali e già consigliere comunale e presidente del Consiglio comunale di Arzano sciolto nel 2015 per la seconda volta per infiltrazioni mafiose. Un intervento piccato il suo: “Voglio ricordare che il giornalista Mimmo Rubio non scrive per nessun giornale, non ha mai fatturato per nessun giornale e gode di questo privilegio da diversi anni”. E poi aggiunge: “Mi dispiace per il senatore del Partito Democratico che forse non è a conoscenza di tutta questa situazione, ma ben venga; magari il collega può andarsi a leggere l’interrogazione che abbiamo presentato al riguardo”. L’esponente politico è lo stesso che ha intentato una causa contro il cronista per diffamazione con una richiesta risarcitoria pari a 50mila euro per articoli pubblicati sulla pagina Facebook ‘Arzano News’. I giudici, pochi mesi fa, hanno dato torto al senatore e sentenziato che non vi fu alcuna diffamazione ma solo il legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica.

Rimane l’anomalia di una scelta inspiegabile, l’aver revocato la scorta a un cronista a rischio mentre sono in corso dei processi che lo riguardano come parte lesa. L’auspicio è che venga con urgenza rivista la decisione e ripristinata la tutela a Mimmo Rubio così da garantirgli tranquillità e le condizioni minime di agibilità professionale. Al contrario occorre capire chi si assumerà la responsabilità anche politica se accade qualcosa all’incolumità del giornalista.

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Il Fatto Quotidiano

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