La polemica su ‘i Promessi sposi’ al liceo ha il merito di rimettere al centro il ruolo dell’insegnante
- Postato il 10 maggio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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All’inizio dei Promessi sposi Manzoni si rivolge al suo pubblico immaginando ironicamente una sparuta platea di «venticinque lettori»: oggi siamo tutti lettori del suo romanzo, se non altro perché i Promessi sposi rientrano tra le letture obbligatorie del primo biennio delle scuole superiori di secondo grado; e lo siamo fin dagli anni Ottanta dell’Ottocento, quando Carducci volle inserirli nel programma dell’ultimo anno del liceo come «classico contemporaneo», da leggere anche e soprattutto per educare gli studenti alla lingua comune delle neonata Italia unita.
Che oggi i Promessi sposi siano tutto fuorché contemporanei non c’è dubbio (ma questo è vero di tutta la letteratura del passato): ed è proprio a partire da questa constatazione che le nuove Indicazioni nazionali sul programma di letteratura italiana per i licei propongono la possibilità di spostare la lettura del romanzo, che deve rimanere obbligatoria, dal secondo al quarto anno, a discrezione del singolo insegnante. La proposta risponde in primo luogo all’obiettivo di «fare in modo che gli studenti prendano gusto alla lettura» di un classico che pure sentono ormai lontanissimo dalla propria esperienza di vita (certamente più lontano di altri romanzi la cui lettura viene suggerita per il primo biennio, da Fenoglio a Pavese a Calvino, che se non altro sono ambientati in un tempo più vicino al nostro), rimandandone lo studio a un momento più maturo della loro formazione scolastica e umana. Il che risponde a sua volta a un altro obiettivo, non meno importante: quello di garantire che i Promessi sposi vengano letti per intero, come si richiede appunto a un romanzo – a maggior ragione a un romanzo dall’intreccio così complesso (e avvincente!).
Questa proposta si inserisce infatti nel quadro di una complessiva ridefinizione delle modalità d’insegnamento della letteratura italiana nei licei – e dunque, specularmente, dell’esperienza di apprendimento e di lettura dei classici da parte degli studenti: in buona sostanza, sostituire allo studio di “vita e opere” degli autori la lettura di prima mano delle loro opere; leggere magari un minor numero di testi, ma leggerli meglio – e cioè leggerli per intero (non per brani), affrontandone l’interpretazione complessiva, e con una speciale attenzione alla lingua.
A mio parere è questo – e non la proposta di spostare in avanti la lettura dei Promessi sposi, se l’insegnante lo riterrà opportuno per soddisfare i due obiettivi di cui sopra – il punto cruciale delle nuove Indicazioni, quello su cui meriterebbe di riflettere un po’ di più. Mi sembra infatti che questa nuova idea di insegnamento, che passa dalla lettura “passiva” dell’antologia (qualcosa che in teoria ogni studente potrebbe fare anche da solo) a un “corpo a corpo” integrale con i testi della nostra letteratura (qualcosa che invece da soli non si può fare), abbia il pregio di rimettere al centro il ruolo e la figura dell’insegnante, la sua preparazione scientifica e le sue specifiche competenze professionali; in un periodo storico in cui ormai da (troppo) tempo si assiste invece a una pericolosa precarizzazione della classe insegnante e a una progressiva burocratizzazione del suo lavoro, in assenza di adeguate tutele e soprattutto di un adeguato riconoscimento salariale.
Alla luce di questo, viene da chiedersi (almeno a me) perché allora non lasciare la lettura integrale dei Promessi sposi al secondo anno del liceo: per alcuni, oggigiorno forse anche per la maggior parte degli studenti, si tratterà di uno scoglio – non c’è dubbio infatti che si tratti di un romanzo difficile per ambientazione, ideologia, lingua –, ma la scuola è proprio il posto in cui ci si allena alla complessità, e lo si fa per l’appunto sotto la guida di insegnanti preparati e capaci, di cui si torna finalmente ad affermare la responsabilità professionale di trasmettere nel modo giusto perfino un classico ottocentesco a una classe di quindicenni del terzo millennio.
Insomma, mi verrebbe da ribaltare la prospettiva delle Indicazioni: non allenarsi su altri romanzi più “accessibili” per poter affrontare lo “scoglio” dei Promessi sposi al quarto anno, ma allenarsi fin dal secondo anno sui Promessi sposi (anche) per acquisire gli strumenti linguistici e interpretativi che serviranno ad affrontare l’intero percorso della letteratura italiana nel triennio successivo, riportando al centro la professionalità degli insegnanti.
A prescindere da come si risolverà la “questione Manzoni”, mi augurerei che il dibattito che si è acceso su questo punto possa finalmente accendere i riflettori sullo stato di salute della classe insegnante e della scuola pubblica in generale. Si sta parlando forse un po’ troppo di Manzoni nei licei e invece sicuramente troppo poco della riforma degli istituti tecnici, in cui le ore dedicate alle materie STEM sono state dimezzate, puntando a stringere il rapporto tra la scuole e le attività produttive dei territori piuttosto che a trasmettere agli studenti conoscenze e capacità trasversali. Una riforma che va nella direzione opposta a quella dell’allenamento alla complessità, che deve essere il compito e l’obiettivo della scuola pubblica di un paese democratico, in cui a tutti siano garantite le stesse opportunità.
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