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La cultura sostenibile è sempre sostenibile? La domanda di Stefano Monti

  • Postato il 19 settembre 2026
  • Cultura
  • Di Formiche
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In sintesi

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La cultura sostenibile è sempre sostenibile? La domanda di Stefano Monti

Negli ultimi anni si è sempre più diffusa una visione di cultura immediatamente sostenibile, anche in contrapposizione a decenni di interventi economici in cultura molto più vicini ad un capitolo di spesa che ad un investimento sul futuro del territorio.

Ciò ha, per fortuna, condotto ad una maggiore attenzione al risultato delle attività culturali, e ad un incremento dell’importanza delle dimensioni economiche e di management, che, malgrado si tratti di un processo ancora in corso, non ha mancato di generare, sinora, qualche distorsione.

Pur non volendo assolutamente entrare in vicende di cronaca, sono diversi gli episodi da cui si può piuttosto facilmente desumere che sta divenendo sempre più labile il confine tra il concetto di valorizzazione e quello di monetizzazione della cultura.

Una differenza che può apparire senza dubbio sottile, ma che implica un’impostazione completamente differente sia in termini di politiche, che in termini di risultati che attraverso tali politiche è lecito attendersi.

Al centro della riflessione, quindi, non è dunque la generica contrapposizione che molti operatori culturali hanno avanzato negli anni nei riguardi di un approccio “economico” alla cultura.

La dimensione economica, per la cultura come per qualsiasi altra dimensione della “res pubblica”, è centrale.

La riflessione si concentra piuttosto su quali siano le modalità attraverso le quali il patrimonio culturale è chiamato a concorrere, non solo alla sua stessa sostenibilità, ma anche allo sviluppo del Paese a beneficio della cittadinanza. Una condizione che, di conseguenza, coinvolge necessariamente anche l’orizzonte temporale di riferimento.

La grande attenzione alla remunerazione di ogni fattore economico collegato al patrimonio culturale è dunque una necessità che sarebbe del tutto anacronistico e irrazionale mettere in discussione. E’ tuttavia centrale evitare che tale attenzione alla sostenibilità degradi in una visione del patrimonio culturale come “investimento” a breve termine.

Anche astraendo da qualsivoglia riflessione di stampo culturale, e concentrandoci quindi esclusivamente sul rapporto tra patrimonio culturale e economia di un territorio, sarebbe inesatto attribuire al patrimonio culturale una funzione che non sia quella di concorrere alla creazione di uno sviluppo territoriale di medio periodo, che interviene più nella capacità di creare nuovo valore territoriale che nella possibilità di autofinanziamento.

Ci sono, e sono importantissimi, siti e strutture in grado di perseguire una tale politica, ma tali condizioni non possono estendersi al patrimonio culturale nella sua interezza.

La domanda che dunque è opportuno porsi, di fronte a ciascun elemento culturale, è dunque se tale elemento può intervenire direttamente e indirettamente negli esercizi correnti, o se invece tale elemento culturale può generare valore soltanto come parte del più generale patrimonio culturale, e quindi come elemento di sviluppo diffuso della cittadinanza.

Capire, quindi, se un’area archeologica può essere realmente oggetto di fruizione turistica massiva, o se invece le caratteristiche dell’area la rendono più adatta ad una differente tipologia di valorizzazione.

Ciò non toglie che sia in un caso che nell’altro il perseguimento di una sostenibilità di fondo sia doveroso, ma anche al fine di non rimettere in discussione l’importanza della visione e della sensibilità economica all’interno dello sviluppo culturale, è importante evitare che il dibattito si polarizzi su posizioni antiche, con la creazione di una fazione a favore di un ritorno economico a breve termine per ogni attività culturale, e un’altra che inneggi invece al primato della “cultura” sui conti pubblici.

Un discorso, questo, che non si limita soltanto al patrimonio attualmente disponibile, ma che si estende, inevitabilmente, anche alle dimensioni di patrimonio non ancora accessibili, come aree di scavo non ancora avviate o il crescente interesse nei riguardi dell’archeologia subacquea.

Bisogna ricordare, sempre, che la dimensione economica, per quanto essenziale, resta pur sempre strumentale ad obiettivi più ampi: sviluppo individuale, della collettività, e dei sistemi mediante i quali una data collettività si regola e si autodetermina.

E questo vale non solo per la cultura.

Autore
Formiche

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